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Gozzi: «L’acciaio è ripartito e crescerà anche nel…

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l’intervista

Gozzi: «L’acciaio è ripartito e crescerà anche nel 2018»

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

La produzione di acciaio italiana torna a crescere e quest’anno supererà la soglia dei 24 milioni di tonnellate, nonostante il principale produttore nazionale, Ilva, non viaggi ancora a pieno regime. E il 2018 potrebbe essere l’anno del rilancio da parte della cordata Am Investco Italy, che sta rilevando l’attività dall’amministrazione straordinaria. Ma il condizionale è d’obbligo. Lo scontro istituzionale tra ministero dello Sviluppo ed enti locali pugliesi sta rallentando la cessione ed è proprio questo il principale elemento di preoccupazione per un mercato siderurgico che, dopo anni di difficoltà, sta raccogliendo i primi risultati.

«Quest’anno – spiega il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi – gli indicatori sono stati buoni non solo sul fronte dei volumi, ma anche delle marginalità». Tutti stanno guadagnando, in particolare i produttori di acciaio per automotive, oil and gas e movimento terra; meno bene l’acciaio per costruzioni, che resta condizionato dalla crisi del settore interno. In generale anche le indicazioni per il 2018 sono positive, le migliori aziende hanno ordini almeno fino al primo semestre. «In questi settori – spiega Gozzi – la visibilità è fino a primavera inoltrata. Siamo ottimisti per il 2018: l’acciaio è un indicatore di ciclo, e c’è convergenza sulla crescita in tutto il mondo, nonostante le tensioni geopolitiche».

Nella seconda parte dell’anno, poi, i volumi italiani potrebbero iniziare a beneficiare del ritorno alla piena attività dell’Ilva, in via d’acquisizione da parte di Am Investco Italy, cordata guidata da ArcelorMittal. Il perfezionamento dell’operazione è però un percorso a ostacoli. «Non mi aspettavo che le maggiori difficoltà arrivassero dal fronte interno – rivela Gozzi –. L’aspetto positivo è che, forse, la fake news della decarbonizzazione è uscita dal tavolo: siamo riusciti fare capire che gli altoforni vanno con il carbone. Ora lo scontro è sui tempi di attuazione del piano ambientale».

Anche in questo caso, secondo Gozzi, è necessario proseguire con il confronto e «spiegare che i tempi sono difficilmente comprimibili. Se il primo siderurgico al mondo non è in grado di comprimerli non so come possano farlo altri». Dopo il ricorso di Regione Puglia e Comune di Taranto sulla nuova Aia, si resta in attesa del pronunciamento del Tar. «Mittal chiede di inserire clausole sospensive e risolutive – spiega Gozzi –. Nell’incertezza del giudizio è chiaro che tutto rischia di fermarsi, se non si risolve l’ostacolo del ricorso non può che essere stand by. Non mi preoccupa l’antitrust europeo – conclude Gozzi –. Il commissario alla concorrenza Vestager ha dichiarato che il giudizio potrà arrivare prima della scadenza fissata di marzo; i temi sono noti e i rimedi sono stati individuati, Arvedi ha bisogno di verticalizzazione e Marcegaglia probabilmente uscirà dal consorzio. Mi preoccupano il presidente della Regione Puglia e il sindaco di Taranto: anche i sindacati, Fiom, compresa, hanno chiesto di ritirare il ricorso, e questo la dice lunga».

Altri impianti siderurgici italiani attendono di conoscere il loro destino nel 2018. L’ex Lucchini di Piombino è oggi dell’algerina Aferpi, ma il Governo ha deciso di avviare poche settimane fa la procedura di risoluzione del contratto per inadempienza. «L’investitore algerino – taglia corto Gozzi – non è mai stato credibile. La situazione è difficile, ed è determinata dal fatto che non si è voluto prendere atto della realtà per perseguire un’ipotesi industriale comprensibile da un punto di vista romantico, ma inattuabile».

L’azienda guidata da Gozzi, Duferco, aveva anni fa manifestato interesse per rilevare i soli laminatoi, in cordata con Acciaierie Venete e Feralpi, ma oggi nemmeno questa ipotesi è giudicata percorribile: «Chi aveva eccesso di produzione ha ormai già verticalizzato tutto quello che poteva» spiega l’imprenditore. Solo il treno rotaie ha mercato, mentre vergella e barre «sono un settore sovraprodotto. In un momento buono per l’acciaio non vedo la fila per investire a Piombino».

Sul mercato c’è poi anche Acciai speciali Terni che «a differenza della ex Lucchini – spiega Gozzi – è un’azienda con i controfiocchi. Ha un problema di verticalizzazione, ma si può risolvere. Quando un grande operatore come Thyssenkrupp lascia l’Italia, però, c’è sempre da preoccuparsi». Qualcuno si è spinto a ipotizzare una futura proprietà extraeuropea per Ast, viste le posizioni assunte in passato da Bruxelles sulla concentrazione nel mercato europeo dei piani inossidabili. «Abbiamo già polemizzato con l’antitrust anni fa – spiega Gozzi –. Io credo che il tema possa essere rivisitato».

Il 2017 è stato un anno particolarmente impegnativo nell’interlocuzione con Bruxelles. «In Europa – spiega il presidente di Federacciai – si tratta sempre di fare scalate invernali dell’Everest. Sul tema dell’inversione della prova abbiamo fatto una fatica immane, per esempio. Il parlamento europeo, il presidente Antonio Tajani e la delegazione italiana hanno avuto una funzione importante, se si è ottenuto qualcosa è grazie a loro. Ma bisogna sempre vigilare, serve attenzione, professionalità e intelligenza».

Per quanto riguarda le esigenze di un fair trade nei confronti degli operatori extraeuropei, «in un mondo che si regionalizza sempre di più – aggiunge Gozzi –, l’Europa resta l’unica realtà ferma su posizioni ideologiche di difesa del libero scambio. C’è scarsa sensibilità». Stessa situazione sul tema della riforma degli Ets, che ha penalizzato l’Italia, priva di una misura di compensazione interna.

Sul fronte energia, però, va registrata proprio in questi giorni l’approvazione definitiva dell’articolo 39 a favore delle imprese energivore. «L’azione del ministro Calenda, del Governo e del parlamento è stata importante – spiega Gozzi –. Il presupposto era mantenere la competitività dei nostri energivori rispetto ai concorrenti tedeschi e francesi. Ce l’abbiamo fatta: questa è una delle politiche industriali per fattori, insieme al sistema degli incentivi di Industria 4.0, che il Mise e il Governo hanno saputo mettere in campo con successo».

Nel 2018 Antonio Gozzi passerà il testimone. Da fine gennaio i saggi di Federacciai individueranno una rosa di candidati (se non il candidato) alla nuova presidenza. «Il mio successore – spiega – troverà un’associazione con i conti in ordine: abbiamo fatto una ristrutturazione dolorosa, necessaria anche per il venire meno del contributo di un socio come Ilva, che pesava per un milione su un totale di 4 milioni di conributi. Spero che il nuovo presidente possa riavere Ilva come socio a pieno titolo». In questi anni Federacciai «ha garantito servizi agli associati», agendo su linee di indirizzo definite, come «l’attenzione al tema del commercio internazionale – spiega Gozzi –, all’energia, alla sostenibilità ambientale e allo sforzo per daere un futuro sostenibile alle nostre aziende favorendo investimenti e sensibilità importanti. Sono questi i grandi temi e credo che tra gli associati ci siano molti interpreti capaci di proseguire questa azione con autorevolezza e prestigio».

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