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Bauli: «Investire sulla formazione per avere aziende più forti»

Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona.
Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona.

Le riforme strutturali, prima di tutto, e una politica di incentivi che stimoli la crescita delle imprese. E poi la meritocrazia, per trarre il meglio dai giovani, e la consapevolezza che bisogna fare in fretta perché il mondo corre molto più veloce della nostra capacità di mantenere il passo. Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona, padrone di casa delle assise di domani, lascia trasparire dalle sue parole che da queste parti, in un Veneto ripartito con sprint dopo la crisi, il peso dei mercati globali si sente più che in ogni altra parte d’Italia e che competere, in primis con modelli economici e formativi (vicinissimi) come quelli tedeschi, necessita di politiche industriali urgenti.

Presidente, che significato hanno le assise di Confindustria a Verona?

È certamente un riconoscimento per la nostra città e per tutta la regione, per quanto l’economia di questo territorio sia sana e continui a fare da traino alla crescita nazionale. Ed è un appuntamento importante a livello confindustriale perchè saranno presentate le istanze del mondo delle imprese al mondo della politica.

Quali sono le istanze?

Sono diverse. Partono dalla formazione dei nostri giovani, che deve essere la base per una società che si migliora, e dalla formazione per le nostre aziende, perché il mondo è cambiato così tanto e le tecnologie si sono così evolute, che dobbiamo essere sempre al passo. È, poi, molto importante rimettere l’industria al centro della discussione politica; ci dimentichiamo spesso che l’Italia è la seconda potenza industriale europea e quindi che le industrie sono il cuore del Paese, fonte di lavoro e di benessere per tutti. Con Industria 4.0 le imprese hanno avuto stimoli fiscali importanti e i risultati si sono visti: ammortamenti e superammortamenti hanno portato ad una ripresa degli investimenti in nuove tecnologie. Resta il grande vincolo dato dal debito pubblico, che influenza molto le attività.

La ripresa è in atto, ma c’è ancora molto da fare.

Da un lato abbiamo un ritorno agli investimenti, volàno per far ripartire l’economia, dall’altro la necessità per le imprese di mettersi al passo con un mondo globale nel quale concorrono e competono, che sta correndo molto. Senza una politica industriale e soprattutto senza le riforme, le aziende saranno sempre frenate. Più di tutto, serve ricominciare con le riforme, forse un po’ dimenticate dopo il riferendum del dicembre 2016. In special modo una riforma fiscale che incentivi gli investimenti.

Altrimenti si rischia di rimanere sempre nell’ambito dello “zero virgola”.

Oggi siamo più vicini all’”uno” che allo “zero virgola”. Ma, certo, ci piacerebbe che la crescita arrivasse al “tre per cento” come in Germania. Il tessuto industriale e imprenditoriale italiano è molto capace, riesce a creare lavoro, investimenti e attività, ma è vincolato dall’assenza di riforme che da troppo tempo chiede e dal peso del debito pubblico. La politica oggi tende più a smontare quello che è stato fatto nel passato più che partire da un punto di arrivo e costruire su di esso.

Il Veneto e Verona possono portare messaggi positivi?

Questo territorio sta lavorando molto bene. Verona, l’area che mi compete, registra un Pil in crescita da 18 trimestri consecutivi. Se fa il calcolo degli anni, andiamo a ritroso fino al 2013. Siamo capaci di creare valore aggiunto e lo facciamo grazie ad una grande diversificazione delle attività, grazie alla internazionalizzazione delle aziende, all’apertura degli investimenti nelle nuove tecnologie, che hanno portato per questa provincia a un ammontare investito di 3 miliardi. Il territorio contina a fare da traino. Ma per consolidare questa ripresa sono necessarie, ripeto, le riforme, e politiche industriali che abbiano come obiettivo la crescita degli investimenti. Le due cose vanno prese in grande considerazione per creare un ambiente in cui le imprese e l’economia possano crescere.

Torno al tema della formazione, che resta una chiave fondamentale per lo sviluppo, soprattutto in ambito della fabbrica 4.0.

Bisogna puntare essenzialmente sulla meritocrazia. Bisogna dare ai ragazzi gli stimoli giusti perché diano il massimo e per ottenere da loro il massimo. Noi abbiamo seguito lo sviluppo di diversi Istituti tecnici professionali sul territorio. Rispetto a Paesi come la Germania, qui in Italia gli Its sono meno valorizzati, ma hanno invece un ruolo fondamentale. Dobbiamo dar loro pari dignità nel confronto con le altre scuole superiori. Dobbiamo valutare positivamente il grado di professionalità che un istituto tecnico può fornire. Non vanno sottovalutati perché aprono direttamente le porte all’interno delle aziende.

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