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In Veneto le multinazionali spingono l’occupazione

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capitali esteri

In Veneto le multinazionali spingono l’occupazione

A Breganze, provincia di Vicenza, la ex Laverda - oggi AGCO Corporation, multinazionale americana con sede a Duluth (Georgia) che nel 2011 ha acquisito la storica azienda di macchine agricole, ma anche di motociclette - l’occupazione attuale, 760 persone, raddoppierà in un quadriennio. Il sito veneto, nei piani del colosso americano, è stato scelto come sede per il lancio globale di una nuova generazione di mietitrebbia assiali ad alto contenuto tecnologico, frutto del più grande investimento nella storia del Gruppo: oltre 200 milioni di dollari.

Non un caso isolato: nel Trevigiano Steelco, azienda di Riese Pio X leader mondiale nel settore apparecchiature medicali per il lavaggio e la sterilizzazione di ferri chirurgici, dopo l’integrazione nel gruppo tedesco Mièle la scorsa estate ha chiuso il 2017 con un fatturato a +21,7% su base annua, toccando i 90 milioni di ricavi a soli 16 anni dalla costituzione dell’azienda. «Il target per il 2020 – dichiara il fondatore e ceo Ottorino Casonato – è raggiungere i 160 milioni» . Con un immediato riscontro occupazionale: le 100 assunzioni previste in tre anni si sono concretizzate già nel solo 2017, tra lo stabilimento di Riese e quello pordenonese di Zoppola. «Il Gruppo , nel quale ci siamo integrati – rivela Casonato – sta trasferendo in Italia parte della produzione del nostro settore, precedentemente realizzata in Germania e Austria. Come Steelco continueremo a crescere anche nel 2018, sia negli spazi produttivi e nella forza lavoro. L’integrazione con Mièle ci consente di espanderci nel mondo - esportiamo più del 90% - e di ottimizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo, fondamentali per il nostro mercato».

Aziende italiane a trazione straniera che crescono e creano lavoro: si potrebbero citare anche i casi Fiamm o la stessa Bottega Veneta, oggi proprietà della francese Kering. Casi che contraddicono un cliché: quello secondo il quale a ogni passaggio di mano di una impresa locale in mani straniere corrisponderebbe una perdita (di know how e competitività). A smentire questa chiave di lettura è anche un rapporto del Cer - Centro Europa Ricerche, società di ricerca che elabora studi nel campo dell’economia applicata - che vede fra gli autori l’economista Giancarlo Corò, docente a Ca’ Foscari. L’analisi riguarda i dati sugli investimenti esteri di fonte Ice e Reprint assieme a quelli sui forniti dall’agenzia Veneto Lavoro. «Le imprese che investono in terra straniera - si legge - soffrono un gap di conoscenze: questo le porta a selezionare profili più qualificati, a cominciare da laureati e manager, attivando dunque processi favorevoli al territorio». I risultati mostrano infatti i benefici sull’occupazione legati all’apertura internazionale delle economie locali. Stando ai dati, la dinamica dell’occupazione nelle imprese manifatturiere a controllo estero nel periodo 2007-2014 è negativo (-9,2%) in forma di gran lunga migliore rispetto al crollo avvenuto nello stesso periodo nell’industria manifatturiera italiana (-20,6%).

Questi numeri – secondo il report Cer – «evidenziano come siano infondate le tesi di chi paventa l’esistenza di un “supermercato Italia”, in cui le multinazionali estere si starebbero impadronendo dei principali asset industriali del Paese. Non solo: valore aggiunto per addetto, investimenti per addetto e incidenza del margine operativo lordo sul valore aggiunto sono sostanzialmente doppi nelle imprese a controllo estero, mentre la spesa in attività di ricerca e sviluppo è quasi quattro volte più alta». E sul fronte occupazione, «la necessità delle multinazionali di superare le asimmetrie informative rispetto ai competitor locali incentiva ad assumere lavoratori più qualificati, con maggiore esperienza e con conoscenze specifiche del contesto». Per verificare questa ipotesi è stato esaminato uno dei più accurati archivi sull’occupazione esistenti in Italia, quello dell’Agenzia Veneto Lavoro (Silv) che, dal 2007, rileva tutti i flussi lavorativi interni consentendo di ricavare informazioni dettagliate sugli occupati di ogni impresa, quali età e qualifica professionale, titolo di studio, nazionalità.

L’archivio è poi stato incrociato con altri ed è stato selezionato un gruppo di imprese simili per settore e dimensione, venete e a controllo estero: «Dall’analisi emerge che le imprese a controllo estero tendono a valorizzare il capitale umano anche attraverso remunerazioni più elevate. In definitiva, la presenza multinazionale costituisce un importante fattore di modernizzazione e sviluppo delle economie locali dove la presenza multinazionale si associa anche a una maggiore intensità innovativa e a una maggiore qualità istituzionale», conclude Corò.

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