Economia

Divieti e mancati permessi. Carichi eccezionali a rischio nei trasporti

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Divieti e mancati permessi. Carichi eccezionali a rischio nei trasporti

La burocrazia e l’incuria politica stanno paralizzando l’industria della caldareria (mega impianti per la produzione di energia per l’industria chimica e petrolifera), che è obbligata a utilizzare i trasporti eccezionali per la mole dei suoi manufatti. A oltre un anno dai disastrosi crolli di ponti e cavalcavia (nell’ordine: Annone Brianza, autostrada A14 all’altezza di Ancona Sud, Fossano) che hanno portato a una stretta sulle autorizzazioni nulla è stato fatto - denunciano le imprese - per migliorare la situazione. Che, anzi, con il passare dei mesi si è aggravata.

Esemplare, al riguardo, il caso del ponte Molino a cavallo tra Lombardia e Veneto, il cui divieto di transito ai carichi eccezionali impedisce al Nord-Ovest di raggiungere lo sbocco marittimo di Porto Marghera (si veda Il Sole 24 Ore del 15 aprile 2017).

Settore al collasso

Il passaggio delle competenze sulle strade dalle Province all’Anas ha rallentato ancora di più l’iter delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali oltre il limite delle 100 tonnellate, vietando a questi mezzi la percorrenza di gran parte della rete stradale della Penisola, lì dove sono presenti ponti e cavalcavia. «Questo - spiega Luca Tosto, presidente di Aipe, l’assocazione italiana pressure equipment (rappresenta le aziende del settore meccanico della caldareria e il relativo indotto, con oltre 6mila dipendenti e un fatturato di 1,6 miliardi di euro) - sta mettendo in ginocchio tutte le imprese che si servono del trasporto speciale per le loro merci».

È particolarmente colpita l’industria della caldareria, che esporta oltre il 90% della sua produzione. «Assistiamo - dice Tosto - a una sorta di immobilismo di funzionari e dirigenti pubblici, che non si vogliono assumere la responsabilità di concedere le autorizzazioni temendo poi di doverne rispondere al verificarsi di problemi durante i trasporti».

I maggiori costi, gli aumentati controlli e soprattutto il mancato rilascio di autorizzazioni al trasporto penalizzano le aziende del settore, perché dopo i crolli sono stati creati una serie di vincoli che, di fatto, hanno complicato il problema. Le imprese si trovano in seria difficoltà a evadere gli ordini ricevuti e ad assorbire i nuovi costi di gestione, per cui il settore sta rischiando la paralisi. «Per i carichi superiori alle 100 tonnellate - continua Tosto - le imprese devono effettuare verifiche sulla stabilità e sulle condizioni dei ponti a proprie spese. Una volta comunicato il percorso ed effettuate le verifiche, queste vengono sottoposte alle Province, che impiegano ulteriore tempo per effettuare i dovuti controlli (oltre 15 giorni). Alla fine di questo lungo iter, che è simile a una roulette russa, non è affatto detto che l’autorizzazione venga rilasciata».

La disattenzione al problema ha creato blocchi ovunque. Si parte dalla difficoltà di collegare Lombardia ed Emilia-Romagna al Veneto, fino ad arrivare a problematiche legate alle province: da Ferrara a Pesaro, da Ancona a Genova, la situazione trasporti eccezionali non fa sconti a nessuno, mettendo in ginocchio tutte le categorie interessate e bloccando, di fatto, il made in Italy.

L’Aipe aveva consegnato al ministero dei Trasporti una soluzione provvisoria, che punta sulle autostrade fluviali. In particolare, l’associazione richiama l’attenzione alla via fluviale che collega Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna al mare e che richiederebbe correttivi minimi, quali il rifacimento del pennello di foce Oglio sul Po e la ristrutturazione della conca di accesso al porto di Cremona.

Industriali in campo
Confindustria, con la partecipazione di Aiscat (concessionarie autostradali) e Anas, ha promosso un tavolo di lavoro per trovare una soluzione all’emergenza dei trasporti eccezionali da sottoporre al prossimo governo. Al tavolo partecipa anche l’Ucc, l’associazione italiana delle imprese della caldareria federata ad Anima Confindustria.

«La collaborazione in questo momento è quanto mai necessaria» osserva Bruno Fierro, presidente di Ucc. «Le imprese della caldareria - continua Fierro - sono state messe a dura prova negli ultimi mesi a causa dei divieti e dei ritardi autorizzativi dei trasporti eccezionali oltre il limite delle 100 tonnellate su importanti direttrici della rete stradale italiana. Auspichiamo che, almeno nel breve periodo, il tavolo possa contribuire a individuare percorsi sicuri e abilitati al trasporto eccezionale».

L’obiettivo del tavolo è anche quello di sottoporre al nuovo governo alcune proposte per definire una rete nazionale di direttrici di traffico abilitata al trasporto eccezionale; tra queste, i partecipanti al tavolo hanno segnalato in particolare le direttrici: Padana (Piemonte-Lombardia-Veneto/Porto Marghera); Emilia-Romagna (fino al porto di Ravenna); Tirreno-Adriatica, Tirrenica (Piemonte-Liguria-Toscana); Nord-Sud.

Particolarmente urgente è stata definita la realizzazione di un catasto stradale digitalizzato, in grado di mettere in dialogo tutte gli enti proprietari/gestori interessati dai transiti eccezionali.

«Sarà necessario - conclude Fierro - abbattere tutti i vincoli e le difficoltà di dialogo tra il sistema di catasto online di un ente con quello di un altro. L’obiettivo è accelerare le procedure e minimizzare l’onere economico. Da qui, la proposta di costituire uno sportello unico nazionale per la gestione delle pratiche di autorizzazione al trasporto eccezionale».

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