Economia

Tra i façonisti del tessile con lo stipendio dimezzato

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Tra i façonisti del tessile con lo stipendio dimezzato

Superati i convenevoli di rito, la prima domanda è l’intervistato stesso, Carmine Traversa, consulente del lavoro di Salerno, nonché presidente della Laif (la Libera associazione di imprese façoniste) a farla. «Perché questa contrattazione, questi contratti pirata, mi vuole chiedere vero?». In effetti è così. Cercando negli oltre 800 accordi sul sito del Cnel, in mezzo alle decine del tessile, ci siamo imbattuti in quello dei façonisti, francesismo (viene da façon, foggia) che in origine rappresentava i contoterzisti alle prese con l’arte della sartoria che raggiunge punte di rara eccellenza in certe aree di Napoli, Salerno, del Salento, fino ad arrivare a Enna e Caltanissetta.

È in questi territori che si concentrano i façonisti, contoterzisti che oggi rappresentano diversi comparti e che, secondo Traversa, occuperebbero oltre 500mila addetti in Italia. «Siamo nati come tessili, ma oggi abbiamo associati in varie categorie, dall’autotrasporto all’oreficeria», spiega. In tutto un centinaio di microimprese, con 20-25 addetti in media. Il contratto, però, si applica a molti più lavoratori. «Quando un’impresa si rivolge a un consulente del lavoro, per ragioni etiche, - dice Traversa - il consulente deve rappresentare tutti i contratti che potrebbe utilizzare, non può dire quella è roba pericolosa, meglio non toccarla».

La roba pericolosa è un contratto di oltre 80 pagine che i façonisti hanno rinnovato lo scorso mese con Cisal e Cisal terziario, oltre che con l’Anpit. Già che si deve semplificare, i façonisti hanno scelto di fare un contratto unico per tutti i settori, dall’autotrasporto al tessile, con una tabella che indica i minimi retributivi uguali per tutti. Quindi la paga base nazionale mensile, da riconoscere per 13 mensilità, dal 1° febbraio 2018, per esempio all’8° livello, è 745 euro per tutti. Da gennaio 2019 è 769, dal 2020 793, dal 2021 816. Prendiamo il contratto siglato da Smi e da Filctem, Femca e Uiltec. Nella tabella che raffigura l’elemento retributivo nazionale, dal 1° aprile del 2017, al livello più basso parliamo di 1.208 euro. A questa cifra vanno aggiunti gli aumenti definiti dal contratto. Malcontato è un 40% in più.

Sorvolando su temi come la sanità e la previdenza integrative, l’impianto normativo che disciplina orario, distribuzione, ferie, malattie e permessi, per esempio, esiste. Poi però chi vigila sul suo rispetto? Vincenzo Caratelli, segretario nazionale di Cisal terziario, non nega che «in certi laboratori non ci fanno neppure entrare. Però non parliamo di contratti pirata, per piacere, i nostri sono contratti reali, realistici perché il façonista il grande contratto non può permetterselo. L’Italia in passato era piena di façonisti che a poco a poco se ne sono andati all’estero». Un motivo ci dovrà essere, ma Caratelli dice che la sfida della Cisal è stata quella di cercare di mantenere in Italia i façonisti, fare emergere dal nero lavoratori che spesso operavano in scantinati, con orari che andavano ben oltre le 50 ore settimanali perché i façonisti ricevono stoffa, filo, cerniera e bottoni dal committente e di loro mettono la manodopera. «Con il nostro contratto abbiamo cercato di dare una tutela minima al lavoratore e con l’ultimo rinnovo siamo addirittura arrivati a introdurre l’ente bilaterale. Il contratto è migliorato ma qualcuno ci deve aiutare», dice Caratelli. Detto questo, i minimi rimangono sempre il 40% più bassi. «Non dimentichiamoci che c’è un problema legato alle commesse - rincara Caratelli - e che il confronto si deve fare sulla realtà e sul territorio e che stiamo facendo scappare dall’Italia sempre più imprese. Sul mio tavolo arrivano 3 procedure di licenziamento collettivo al giorno».

In realtà molto piccole c’è però un rapporto personale tra lavoratore e datore di lavoro e potrebbe darsi che non vi sia un rispetto millimetrico delle norme, così come nessuno che lo rivendichi, visto che spesso il sindacato nei laboratori non può entrare. Ma potrebbe anche essere vero il suo contrario. Qualche verbale, che lo stesso Traversa non nasconde, arrivato alle orecchie dei sindacati confederali, certamente gli ispettori dell’Inps lo hanno steso. E a raffrontare condizioni di lavoro e buste paga si scoprono situazioni molto diverse. «La diffusione dei contratti pirata, purtroppo, si presenta oggi come offerta di un prodotto a basso costo, che mercifica il valore della contrattazione e delle relazioni industriali, indispensabili alla coesione sociale e allo sviluppo dei sistemi industriali partecipativi», avverte il segretario generale della Femca Cisl, Nora Garofalo.

Al di là del confronto dei minimi tabellari che parlano chiaro, la Femca ha fatto la prova del nove prendendo anche due buste paga: una del contratto Smi-Femca Filctem e Uiltec e l’altra del contratto dei façonisti. Considerando come inquadramento un’addetta alla stiratura finale del capo a gennaio 2017 la retribuzione mensile di fatto era 1.611,29 euro (basata su una retribuzione oraria di 9,13 euro) per il primo contratto e 810 euro (basata su una retribuzione oraria di 4,68 euro) per il secondo . Tra l’altro se andiamo a prendere i massimali di cassa integrazione dell’Inps in gennaio del 2017 per una retribuzione inferiore o uguale a 2.102,24 euro, ha un importo lordo di 971 euro e netto di 914. «I contratti pirata oltre a essere più bassi del 50% dei contratti nazionali, prevedono una retribuzione del 16% più bassa della cassa integrazione - osserva Garofalo -. Non a caso alcune Inps territoriali, nei casi in cui le imprese hanno fatto richiesta di cassa integrazione, richiedono loro di versare la differenza contributiva tra i minimi applicati e quelli del contratto». Per la Femca è fondamentale, a questo punto, «il riconoscimento degli importi salariali previsti dai contratti firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali che abbiano una rappresentanza vera e diffusa sul territorio». Intorno ai contratti pirata si intrecciano ragioni molto diverse e tra queste Traversa chiede di non dimenticare le commesse al massimo ribasso - «anche 20 euro per una giacca che chiede una lavorazione minima di 80 minuti», ricorda - che arrivano ai contoterzisti. Va comunque osservato che se la libertà di associazione è sancita dall’articolo 18 della nostra costituzione, la rappresentanza e la rappresentatività sono un’altra cosa. E fare sistema pure. Raddoppiare i minimi dei cosiddetti contratti pirata significherebbe tirà giò la clèr in molti casi, e veder sparire la filiera a monte che ancora opera in Italia, ma certamente è inevitabile un percorso condiviso che riequilibri la giungla degli oltre 800 contratti e misuri il tema della vera rappresentanza. Come Confindustria e i sindacati hanno indicato nell’intesa sul patto della fabbrica.

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