Economia

Le medie imprese del Mezzogiorno campioni anti crisi

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competitività

Le medie imprese del Mezzogiorno campioni anti crisi

Nel decennio 2006-2016 le medie imprese del Mezzogiorno hanno registrato un incremento di fatturato straordinario (+34%), un balzo in avanti delle esportazioni (+67,2%) e una crescita superiore al dato nazionale per l’occupazione (+12,4%). Performance particolarmente significativa nel panorama delle medie imprese italiane che pure hanno messo a segno un incremento delle vendite (+25,3%), delle esportazioni (+49%), del valore aggiunto (+31,1%) e dell'occupazione (+10,6%).

Questa la fotografia scattata dalla ricerca «I processi di crescita dimensionale delle aziende del Mezzogiorno», presentata da Francesco Izzo, ordinario di Strategie e managment dell’innovazione dell’Università degli Studi della Campania “Vanvitelli”, a Roma presso la Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro in occasione dei Forum di Civiltà del Lavoro. Un incontro a cui hanno partecipato tra gli altri Pietro di Leo, amministratore unico di “Di Leo Pietro” e Marzo Zigon, presidente di Getra.

Potenzialità e svantaggi. Le medie aziende del Sud sono imprese senza il glamour dei grandi marchi – si legge nello studio – quasi sempre con governance familiare, rapide nelle decisioni, talvolta leader in segmenti di nicchia del mercato globale. Sono per lo più costrette a operare in contesti parcellizzati e poveri, senza poter beneficiare dei vantaggi di sistema di un contesto di industrializzazione diffuso tipico delle aree distrettuali del Nord. Eppure, nonostante la fragilità del tessuto territoriale, le pressioni del sistema bancario e le resistenze tipiche di governance quasi sempre familiari, il 41% delle “3M” (imprese Medie e Manifatturiere del Mezzogiorno) ha incrementato profittabilità e fatturato (l'autore della ricerca le definisce imprese “lepri”), mentre anche laddove si sono registrate delle perdite in profittabilità, molte imprese del campione (35%) sono riuscite a incrementare la propria solidità patrimoniale (le imprese “formiche”).
Insomma, si tratta di un segmento fondamentale dell’economia reale del Mezzogiorno: è a queste imprese che si lega in modo indissolubile una buona porzione del destino industriale del Sud. «Il divario competitivo dell’industria meridionale – sottolinea Francesco Izzo – è inevitabilmente collegato al deficit di dimensione. Imprese troppo piccole spesso non sono in grado di investire in innovazione. Per questo abbiamo indagato un’area dell’economia industriale del Mezzogiorno ancora non esplorata a fondo: le medie imprese manifatturiere».
Il rapporto – i cui primi risultati sono stati pubblicati nel 2017 nel volume Il Mestiere di crescere curato da Francesco Izzo – è stato realizzato insieme a Nicola Moscariello e Pietro Fera dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, e costituisce un aggiornamento al febbraio 2018 elaborato per la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro del progetto di ricerca 3M finanziato da Arfaem, Associazione per la ricerca e l’alta formazione nel Mezzogiorno.

Distribuzione territoriale del campione

In occasione del Forum organizzato dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, la ricerca è stata aggiornata con un'analisi estesa dal 2007 fino al 2016 su campione di 734 medie imprese industriali del Mezzogiorno, selezionate dal database Aida Bureau van Dijk fra le società di capitali con sede legale in una delle otto regioni meridionali che almeno una volta fra il 2007 e il 2016 avessero registrato un fatturato compreso fra i 10 e i 100 milioni.
Getra e Di Leo aziende in crescita. «Il mercato della trasformazione di energia – dice Marco Zigon, presidente di Getra, azienda leader nel settore con 100 milioni di fatturato – è per sua natura globale e i nostri competitor sono tutte grandi multinazionali. Abbiamo bisogno di crescere e per questo il vero tema è creare condizioni che lo consentano. Il mondo delle imprese sta dimostrando quel che si può fare, ma la burocrazia e la pubblica amministrazione ci ammazzano». «La forza del nostro tessuto produttivo – continua Pietro Di Leo, undicesima generazione di fornai e oggi a capo dell’omonima azienda con 48 dipendenti per un fatturato di 48 milioni di euro – sta nella manifattura. Anche in un settore apparentemente molto tradizionale come il nostro, le nuove tecnologie sono fondamentali. Così come lo è il radicamento al territorio».

Composizione settoriale
Dettaglio per Regione in base a % fatturato

Alimentare e meccanica i settori trainanti. Fatta eccezion per l’economia abruzzese e lucana in cui primeggia il comparto meccanico, il contributo offerto dalle aziende del settore alimentare risulta sempre significativo, con un picco del 70% del fatturato complessivamente prodotto nella regione Calabria, un valore del 46% in Sicilia e una quota superiore a 30 punti percentuali in tutte le altre regioni (Campania, Molise, Puglia, e Sardegna). Hanno rilievo poi il settore meccanico e da quello dei beni per la persona e per casa. Anche chimico e farmaceutico superano i 15 punti percentuali in Abruzzo, Campania, Molise, e Sicilia.

TREND DEL FATTURATO
In milioni di euro

Aziende ancora troppo piccole
L'esame delle dimensioni medie delle aziende del campione e uno studio delle loro variazioni assunte nel tempo ha permesso di evidenziare come circa il 50% di esse rientri entro il limite di 15 milioni annui e più del 70%
entro i 25 milioni di euro annui. Le medie aziende manifatturiere del Meridione, dunque, dovrebbero essere più correttamente classificate come imprese di “medie-piccole” dimensioni, con fatturato medio (mediano) annuo pari a 22,863 milioni di euro (15,501 milioni di euro).
Pur in presenza di una generale situazione di crisi finanziaria, che si è protratta per diversi anni dopo il 2009, il fatturato delle aziende è aumentato, in media, di circa 6 milioni di euro, rispetto ai dati pre-crisi. Un’osservazione analitica per settori permette di evidenziare come la crescita dimensionale (misurata determinando il valore medio delle variazioni registrate in ogni annualità compresa tra il 2007 ed il 2016) abbia riguardato principalmente le aziende del settore meccanico, per cui si rileva una crescita media di poco superiore al 40%, seguito poi dal comparto alimentare.

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