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Le sfide di Firenze: nodo infrastrutture e turismo da regolare

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Le sfide di Firenze: nodo infrastrutture e turismo da regolare

Per le migliaia di turisti che affollano piazza del Duomo, piazza della Signoria e Ponte Vecchio, Firenze resta una città bellissima, pulita, accogliente, un concentrato di cultura, buon cibo, artigianato, da scoprire spostandosi a piedi e senza affanno. Per i residenti del centro storico, che quotidianamente subiscono l’assalto dei visitatori, Firenze è diventata chiassosa e scomposta, lontana dal ruolo antico di regina del Rinascimento. Per le imprese che qui fanno affari o hanno sedi di rappresentanza, il capoluogo toscano ha bisogno – non più rinviabile – di infrastrutture moderne per lo sviluppo.

I tre punti di vista sono solo in apparenza lontani. Firenze in realtà sta giocando una partita che, ripete il sindaco Dario Nardella, «è in grado di decidere il destino dei prossimi 50 anni» configurando «la più grande trasformazione del Dopoguerra». È una partita legata alla mobilità e al recupero-trasformazione dei grandi edifici cittadini dismessi, una partita che può (finalmente) contare sull’alleanza tra gli attori pubblici e le categorie economiche, e che vede in ballo 1,5 miliardi di finanziamenti pubblici e altrettanti investimenti privati. Ma la partita non è vinta.

I traguardi da raggiungere si chiamano nuova pista dell’aeroporto, stazione dell’Alta velocità, restyling del centro fieristico della Fortezza da Basso, termovalorizzatore e terze corsie autostradali. «La svolta della città è a portata di mano – spiega il sindaco – ma per realizzarla ora dobbiamo vincere la sfida della burocrazia e della giustizia». Tutti i progetti strategici sono avviati, ma restano imbrigliati da iter tortuosi, tempi lunghi, aziende di costruzioni andate in crisi, ricorsi giudiziari. L’unico traguardo davvero vicino è quello delle linee 2 e 3 della tramvia – costo 340 milioni finanziato per due terzi da risorse pubblici, di cui una parte provenienti dal Fesr, il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, e per un terzo dai privati in project financing –, che entro l’estate collegheranno la stazione di Santa Maria Novella con l’aeroporto e con l’ospedale di Careggi. Il resto aspetta la spinta decisiva per uscire dal pantano.

Come fare? «Il modello dev’essere quanto fatto da Milano con l’Expo – sostiene Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di commercio e di Firenze Fiera – lì ha contato la forza di rigenerarsi della città nel suo complesso, e la cosa ha funzionato. Nel nostro caso l’Expo devono essere le nuove infrastrutture: dobbiamo spingere per cambiare mentalità e considerarci un asset strategico per il Paese».

L’economia di Firenze ha agganciato la ripresa grazie alla manifattura diversificata e al turismo. Nel 2017 la produzione industriale è cresciuta di circa il 4%, l’export è salito del 7,6% (a 11,7 miliardi), trainato dalla pelletteria (+14,9% a 2,5 miliardi) e dalla farmaceutica (+82% a 1,3 miliardi). Il turismo, nei soli confini comunali, ha superato i 10 milioni di pernottamenti ufficiali (15 milioni nella provincia), con una crescita del 7,8% trainata dal mercato americano (+7%). La disoccupazione provinciale è al 7,6% e la città sta vivendo una stagione d’oro per l’attrazione degli investimenti immobiliari, perlopiù a fini ricettivi, dalla Manifattura Tabacchi ai due grandi Student Hotel fino dall’ex Scuola di Sanità militare.

«Ma per fare il salto di qualità in ambito internazionale – dice il presidente di Confindustria Firenze, Luigi Salvadori – serve la nuova pista dell’aeroporto, che è in grado di portare più business e più turismo di qualità. È un’opera strategica che avrà effetti benefici su Firenze e gran parte della Toscana». La nuova pista – un investimento da oltre 330 milioni che a dicembre ha ottenuto la valutazione d’impatto ambientale del Governo – ora è però oggetto di quattro ricorsi al Tar da parte dei Comuni alle porte di Firenze.

«Il problema della città – aggiunge Salvadori – è che la politica non sta al passo con l’economia e rimette sempre in discussione le decisioni». È successo in passato, rischia di succedere adesso, con un governo nazionale meno “amico” dell’amministrazione comunale renziana. «Tutto ciò che potevamo chiedere al governo nazionale lo abbiamo chiesto e ottenuto – dice Nardella – col prossimo esecutivo avvieremo un corretto rapporto istituzionale ma non mi faccio impressionare da un diverso colore politico».

Quello che impressiona, invece, è l’assalto turistico. «Uno dei problemi fondamentali di Firenze, sia culturale che economico – spiega Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi – è il rischio di desertificazione: i negozi tradizionali chiudono, gli appartamenti del centro vengono affittati ai turisti solo per alcune settimane all’anno e i residenti se ne vanno. Bisogna che la crescita turistica sia gestita con intelligenza». Una crescita che ha due facce. «Il turismo è l’oro di Firenze – afferma Jacopo Cellai, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale – basta pensare che quest’anno l’amministrazione incasserà dalla tassa di soggiorno 40 milioni di euro. Ma la città sta perdendo la sua identità e vivere in centro, senza parcheggi e senza servizi, è diventato davvero complicato».

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