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Profitti in calo e finanza: i dolori del sistema Coop

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Profitti in calo e finanza: i dolori del sistema Coop

Una forza sul fronte dei ricavi, meno sul piano della marginalità. Il conto economico delle Coop ruota attorno a questi due pilastri che, guardando solo al comparto della Gdo, spiccano anche nella ricerca di R&S Mediobanca sul settore: 10,5 miliardi di investimenti finanziari, 10,1 miliardi di raccolta soci, un fatturato di 11,2 miliardi e un margine operativo netto sul giro d’affari negativo dello 0,9%. Se si allarga il raggio d’azione i dati sono ancora meno incoraggianti. La fotografia più recente risale al 2015 e mostra un mondo che già da qualche tempo deve fare i conti con un calo considerevole dei profitti.

Se nel 2006 le 250 più grandi coop del paese generavano 659 milioni di utili le stesse nel 2015 ne hanno prodotti 382 milioni con un calo del 42,1%. In alcuni casi il comparto di riferimento è andato addirittura in rosso. Si tratta del settore costruzioni dal quale è partito, ancora nel 2012 con il concordato di Cmr, il primo scossone al mondo cooperativo. Nel 2014 le Coop legate all’edilizia hanno perso 68 milioni e nel 2015 17 milioni. Eppure la realtà delle cooperative, nel suo insieme, arriva a generare oltre 70 miliardi di ricavi l’anno. La sola Legacoop, che conta più di 5mila cooperative associate, nel 2016 ha registrato 57,7 miliardi di ricavi e profitti per 388 milioni (lo 0,6% del giro d’affari). Numeri positivi ma che mettono in luce le difficoltà sul fronte della marginalità, spesso molto bassa. Tanto che diversi segmenti hanno un Roe negativo.

E chi lo ha positivo a stento arriva a ridosso del 5%. «Se noi fossimo una holding, e non lo siamo perchè siamo il risultato di una somma di autonomie, questa affermazione sarebbe contestata dai dati, e in particolare dai 388 milioni di profitti del 2016», ha commentato Mauro Lusetti, presidente di Legacoop, parlando con Il Sole 24 Ore. Quel dato, ha però continuato il numero uno, incorpora anche i risultati di «cooperative che soffrono, come quelle nell’edilizia e nel sociale, ad alta intensità di lavoro e pochi capitali». Perchè il tema, ha aggiunto Lusetti, «sono le fonti di finanziamento». Questione attorno alla quale Legacoop sta lavorando: «Il problema del finanziamento esiste e lo affrontiamo con molteplicità di strumenti». E la redditività? «C’è una questione di efficienza complessiva che dobbiamo garantire se vogliamo essere competitivi, dopo di che l’utile di impresa non è il fine ultimo, piuttosto lo è l’intergenerazionalità del patrimonio della cooperativa».

Tuttavia, basta guardare la classifica nella grande distribuzione prodotta da R&S Mediobanca per capire meglio di che cosa si sta parlando. Nel loro complesso le coop sono in vetta in termini di ricavi (11,2 miliardi) eppure se si guarda l’ebit margin dei principali operatori di settore nessuna Coop è presente nelle prime dieci posizioni (la prima è Alì Group con il 6,9% e la seconda Esselunga con il 6%)e cinque su sette hanno margini negativi. La migliore è Coop Liguria che ha un ebit margin del 2,7% mentre per Coop Alleanza 3.0 è negativo del 2,3% e per Unicoop Tirreno del 3,7%. Complice probabilmente un altro dato chiave: se Esselunga riesce a produrre 16 mila euro l’anno per metro quadrato Coop ne fa 6,7 mila. In questo scenario, peraltro, si è inserito l’ultimo bilancio di Coop Alleanza 3.0, quello del 2017 chiuso con 4,83 miliardi di fatturato (+3,9%) ma ha chiuso con una perdita di 37,6 milioni. A causa anche degli investimenti «per la mole di azioni condotte nell’ambito della gestione caratteristica» e la necessità di compiere «accantonamenti e svalutazioni prudenziali per 103,4 milioni». Voci solo parzialmente compensate dal risultato della gestione finanziaria (149,9 milioni) e immobiliare. Proprio la performance finanziaria sembra però confermare un trend rilevato anche dalla ricerca di Piazzetta Cuccia dalla quale emerge che tra il 2012 e il 2016 il margine industriale delle maggiori cooperative è stato negativo per 130 milioni mentre i proventi finanziari netti sono stati pari addirittura a 1,4 miliardi (l’opposto di Conad, comunque legata a Legacoop, che ha segnato un margine industriale di 931 milioni). Somma che d’altra parte è lo specchio degli oltre 10 miliardi di raccolta soci riferibile al sistema Coop della grande distribuzione e ai 10,5 miliardi di investimenti finanziari.

La dipendenza, in termini di risultato, dalla gestione finanziaria «è un problema che la coop di consumo sta affrontando», ha garantito Lusetti. E per farlo bisogna lavorare «per avere le dimensioni giuste per superare un limite che in effetti lo è».

I denari raccolti, peraltro, sono spesso impegnati in titoli di stato o obbligazioni. Anche se in passato sono stati veicolati anche sul settore del credito con perdite considerevoli (Unicoop Firenze ha perso 200 milioni su Mps, Coop Centro Italia altri 137 e Coop Liguria ha dovuto fare i conti con Banca Carige). Più di recente è emerso il caso Holmo, azionista diretto di Unipol con un 6.667% che, a valle della scomparsa di Finsoe, si è trovato a dover gestire un debito balzato a ridosso dei 270 milioni. Una cifra rilevante poiché garantita, di fatto, da un unico asset, ossia il pacchetto di solo dalle azioni detenute nella holding assicurativa. Titoli che oggi valgono meno di 200 milioni, sebbene la partecipazione sia iscritta a bilancio per 535 milioni.

Insomma quando le Coop incrociano la finanza non sempre la spuntano. È il caso, per esempio, di Manutencoop. La cooperativa che ha deciso di lasciare Legacoop, ha votato anche la fusione tra Manutencoop Facility Management e la holding Cmf. Integrazione votata per portare i risultati della gestione caratteristica più vicini al debito. Dall’integrazione nascerà una realtà con un’esposizione di 450 milioni di cui 360 milioni legati a un prestito obbligazionario che paga il 9% di interessi. Tanto che su 113 milioni di margine operativo lordo attesi nel 2019 ben 42,8 milioni saranno assorbiti dagli oneri finanziari. Quel prestito è stato contratto per liquidare i soci privati che volevano uscire dal capitale. Manutencoop reclama di non aver avuto alcun supporto dagli altri cooperatori in una fase assai delicata per la compagnia.

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