Economia

Ambiente, speso un miliardo. Ma le bonifiche vanno a rilento

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l’osservatorio della filctem cgil

Ambiente, speso un miliardo. Ma le bonifiche vanno a rilento

Porto Marghera
Porto Marghera

Da problema ambientale a opportunità. Sia per un rilancio industriale sia per quella che viene definita conversione per uso civile o sociale. Il nuovo corso dei siti industriali da risanare passa per le bonifiche.

Da Porto Torres e Sulcis a Porto Marghera, da Priolo (in Sicilia) a Trieste continuando con Sesto San Giovanni, Bagnoli e Piombino. Quaranta siti che vanno a costituire il Sin, ossia l’elenco dei siti di interesse nazionale con perimetrazione di terreni da risanare per 42.339 ettari e perimetrazione di bonifica di falda da effettuare per 44.216 ettari.

Ai quaranta si devono aggiungere poi i 17 che dopo la declassificazione sono passati da Sin a Sir, i siti di interesse regionale. Dati ufficiali, indicati dal ministero dell’Ambiente nel report sullo stato di attuazione delle bonifiche, da cui la Filctem Cgil nazionale ha deciso di muoversi con l’istituzione di una Commissione permanente per le bonifiche ambientali. Un organismo che parte dall’analisi dei dati per poi lanciare proposte e sollecitare interventi.

Messo in campo un miliardo di euro
«Partiamo dai dati ufficiali per portare avanti un ragionamento che non si fermi allo stato attuale delle cose ma diventi punto di partenza per una nuova crescita e un nuovo modello di industria – dice Lanfranco Polverino, responsabile Ambiente Filctem nazionale e coordinatore dell’Osservatorio –. Sino a oggi per avviare interventi di risanamento e messa in sicurezza è stato speso circa un miliardo di euro». Lo scenario caratterizzato dai 40 siti va dal settore del petrolchimico a quello minerario, continuando con quello chimico e della manifattura. A leggere i dati del ministero dell’Ambiente e su cui l’osservatorio della Filctem ha avviato gli interventi, la maggiore estensione di aree da risanare, sia per quanto riguarda i terreni, sia per quanto riguarda le bonifiche di falda è il Sulcis Iglesiente Guspinese, con oltre 10 mila ettari, in cui le attività chimiche si intrecciano con quelle minerarie, cui seguono poi Priolo, Brindisi, Brescia, Porto Marghera e Val Basento.

L’evoluzione dei Sin negli anni

«Il totale delle aree perimetrate come siti di interesse nazionale (Sin) è arrivato negli anni a circa 180mila ettari di superficie, scesi oggi a circa 100mila ettari, solo grazie alla derubricazione di natura classificatoria di diciassette siti da nazionali a regionali (i Sin sono quindi passati da 57 a 40) – argomenta Polverino -. Allo stato, sempre dal rapporto ministeriale, dei quaranta Sin trentanove risultano perimetrati e uno in via di perimetrazione. Dei trentanove Sin per diciassette di loro è stato presentato il piano di caratterizzazione al 100% rispetto alla superficie del Sin (questo è il primo step del processo di risanamento che definisce il tipo e la diffusione dell’inquinamento presente e che permette la successiva progettazione degli interventi). Inoltre, sei sono i Sin i cui progetti di messa in sicurezza/bonifiche sono presentati al 100% rispetto alla superficie del Sin».

Pochi i progetti approvati
Non solo: «I progetti approvati con decreto di messa in sicurezza/bonifica, sempre rispetto al 100% della superficie del Sin, riguardano solo quattro siti – continua il sindacalista –. Nel complesso, dalle informazioni fornite dal ministero, emerge che rispetto a migliaia di elaborati progettuali presentati per la bonifica e messa in sicurezza dei 40 Sin, al momento solo circa 250 progetti hanno ricevuto il decreto di approvazione».

L’ostacolo burocrazia
Ai dati ufficiali si sommano poi le proposte. «Ascoltando e vedendo le diverse esperienze dei diversi centri d’Italia – prosegue il responsabile Ambiente Filctem nazionale e coordinatore dell’Osservatorio – emerge un fatto: tutti gli scenari devono fare i conti con le lungaggini burocratiche. La gestione degli appalti rappresenta un punto di crisi e i continui ricorsi che avvengono rispetto ai progetti provocano un allungamento dei tempi di esecuzione. Non solo, succede anche che le opere o non comincino o rimangano incomplete».

Una opportunità per lavoro e ambiente
Non solo veleni per le aree da risanare ma anche opportunità. «Le bonifiche sono una nuova chance, sia per quanto riguarda l’immediato con gli interventi di risanamento sia la prospettiva. Ossia la riconversione e il riutilizzo degli spazi risanati. Ci sono i progetti e sono state fatte le caratterizzazioni ma, esclusi alcuni casi, mancano le risorse». Valore degli interventi? «Sino a oggi è stato speso più di un miliardo di euro – conclude Polverino – ma per il futuro il costo degli interventi va calibrato al progetto e a ciò che si deve fare. Naturalmente il valore dei piani varia: se un’area industriale deve ospitare una nuova industria necessiterà di un particolare intervento, se invece deve diventare, giusto per fare un esempio, un asilo o un ospedale deve seguire un altro progetto e con costi notevolmente differenti».

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