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Dossier Il regno dell'idroelettrico

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Dossier | N. 84 articoliIn bici sulle dighe

Il regno dell'idroelettrico

La Val Formazza all’inizio del 900 aveva un record negativo: il 66% del terreno non era produttivo a causa dell’alta quota. Un limite ma anche un’opportunità: il primo a intuirla fu il giovane Ettore Conti (ingegnere civile, imprenditore e politico) che diventò uno dei maggiori industriali nel campo idroelettrico. Fu lui che diede il via alla cosiddetta “colonizzazione idroelettrica” della zona (Val Formazza e in generale Val d’Ossola), cambiando radicalmente le prospettive e la vita di tutta la popolazione. Nel 1901 nacque così la Società Anonima per Imprese Elettriche Conti, collegata alla Edison e da questa poi assorbita nel 1926.


La diga Enel Green Power di Morasco, posta in provincia di Verbania (in Piemonte), è stata costruita negli anni 1936-1940 proprio dall’Edison, con progetto degli ingegneri Piero Marinoni e Claudio Marcello. Si trova dentro un’antica conca glaciale allo sbocco della valle di Gries, affluente del Toce, ed è a gravità con andamento planimetrico arcuato, che forma un arco del raggio di 556 m. E’ alta 59 metri, lunga 565 metri e con una capacità di invaso di 17,75 milioni di metri cubi.

A monte dello sbarramento di Morasco c’è la diga del Sabbione, anch’essa di Enel Green Power, che a quota 2.460 metri con 26 milioni di metri cubi di invaso rappresenta il più grande bacino idroelettrico del Piemonte e il secondo di tutte le Alpi. A valle, invece, l’acqua attraversa con debole pendenza un vasto avvallamento alluvionale detto “piana di Riale” e quindi, a 3 km dalla diga, precipita di quota con la famosa cascata del Toce, che con il suo salto di 143 metri è tra le più imponenti e spettacolari d’Europa. La cascata viene alimentata dallo scarico di fondo di Morasco, e a fasce orarie prestabilite, solitamente tra giugno e settembre, con portate tra i 6 e gli 8 metri cubi al secondo riprende pienamente la propria conformazione naturale.  

L’acqua di Morasco è utilizzata in cascata, da più impianti in successione, unitamente all’acqua derivata da altre strutture lungo gli alvei più bassi: dapprima è sfruttata dalla Centrale di Ponte e quindi da quelle di Fondovalle, Cadarese, Crego, Crevola Toce, Calice e Villa Toce. Tutte centrali che portano la firma, nel secolo scorso, dell’architetto Piero Portaluppi: edifici unici e caratteristici, che si integrano perfettamente nel paesaggio circostante, un mix affascinante tra dimore private e castelli con uno stile originale Art Decò.

Compresa la centrale idroelettrica di Ponte Morasco, posta vicino all’omonima diga, si parla di una capacità produttiva installata complessiva superiore a 230 MW. La produzione di energia rinnovabile fornita dall’impianto di Ponte Morasco, raggiunge di media gli 81 GWh/annui circa equivalente ai fabbisogni medi di oltre 23mila famiglie e che consentono di evitare l’emissione in atmosfera di circa 35mila tonnellate di CO2.

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