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Dossier L’ultima fuga del Pirata

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Dossier | N. 84 articoliIn bici sulle dighe

L’ultima fuga del Pirata

L'ultimo scatto del Pirata. Così i suoi tifosi, o forse tutti gli appassionati di ciclismo, amano ricordare la penultima tappa del Giro d'Italia del 2003, con partenza da Canelli (sulle Langhe) e arrivo a Cascata del Toce, sotto la diga di Morasco. Era il 30 maggio: il giorno precedente, Marco Pantani - già provato da quattro anni, vissuti tra eccessi di ogni tipo, dopo lo stop per ematocrito alto a Madonna di Campiglio del 1999 - era caduto sulla discesa del Colle di Sampeyre, sotto la grandine, terminando a 16 minuti dal vincitore Dario Frigo. Arrivò al traguardo distrutto ma non si volle ritirare: voleva almeno una vittoria di tappa, la prova di potere tornare a essere se stesso almeno un’altra volta. Così, sull'ascesa verso la cascata più alta d'Europa, il Pirata scattò con decisione: una, due, tre, quattro volte, con le mani basse sul manubrio, come faceva un tempo. L'effetto tuttavia non fu quello dell'Alpe d'Huez, del Galibier, o de Le Deux Alpes: anzi, a riprenderlo ci pensò la maglia rosa in persona Gilberto Simoni, che aveva il Giro in tasca, aveva già conquistato due tappe prestigiose (Pampeago e Zoncolan) ma ci teneva a marcare il territorio, avvelenato dalle accuse di doping che lo avevano costretto al ritiro l'anno precedente. Fu un gesto elegante? La corsa è corsa, anche se l'impressione è che quel giorno pochi in gruppo volessero dannarsi l'anima per andare a riprendere il fuoriclasse romagnolo.

Sicuramente "Gibo" non fu magnanimo: lo scalatore trentino, dopo avere agguantato Pantani a 5 km dall'arrivo, si involò con Fabio Pellizotti per poi batterlo allo sprint. "Ho vinto per me stesso e basta, - disse all'arrivo - se adesso mi odieranno ancora di più? Non me ne importa nulla". Simoni vinse quel Giro con oltre 7 minuti su Stefano Garzelli e Yaroslav Popovyc, rispettivamente secondo e terzo.

Neppure un anno dopo, il 14 febbraio 2004, il corpo di Marco Pantani veniva trovato senza vita al Residence Le Rose di Rimini: uno degli scalatori più forti di tutti i tempi, forse il più forte, era morto a soli 34 anni. Cascata del Toce era stato il suo ultimo tentativo di ribellarsi, da ciclista, a un terribile destino.

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