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Dossier Quando riemerge la vecchia frontiera

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Dossier | N. 84 articoliIn bici sulle dighe

Quando riemerge la vecchia frontiera

Un tempo la Valvestino apparteneva all’Impero Austriaco. E lì dove oggi c’è il lago che alimenta la centrale di Gargnano passava la frontiera, prima con la Repubblica di Venezia e poi con l’Italia. Il confine era collocato proprio nella parte settentrionale dell’attuale bacino, in località Lignago (talmente piccola che non si trova sulle cartine) e rappresentava uno snodo cruciale per il passaggio di uomini, merci e carbone vegetale di cui le zone circostanti erano produttrici, con tanto di contrabbandieri che agivano nelle valli circostanti. I contenziosi ovviamente non mancavano e già nel 1753 si decise così di posizionare un buon numero di cippi di confine, di grosse dimension: non tanto per controllare il passaggio delle merci ma per indicare una volta per tutte le proprietà di Venezia e quelle dell’Impero Austriaco. “Te pasaré da Lignàc” (cioè: prima o poi dovrai passare da Lignago) recita un vecchio adagio del Garda, che sottolinea così quanto la strada attraverso quell’angusta frontiera tra Garda e Valvestino fosse temuta e obbligata. Poi, negli anni ‘60, è arrivata la costruzione della diga con il lago artificiale che ha ricoperto tutto. Solo per qualche decennio, però. Nel 2014, causa il temporaneo e forte abbassamento delle acque del lago della Val Vestino, è infatti riemerso qualcosa di straordinario: i muri del vecchio edificio della dogana di Lignago, una sorta di “scheletro” perfettamente visibile a chi passa dalla strada statale, che è testimonianza di un passato tanto lontano quanto suggestivo.

Per la cronaca, la Valvestino venne annessa all’Italia, e compresa nella Provincia di Trento, nel 1916 mentre il passaggio al territorio bresciano risale invece al 1934.

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