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Dossier Un monumento all'ombra del ghiacciaio

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Dossier | N. 84 articoliIn bici sulle dighe

Un monumento all'ombra del ghiacciaio

Un lago e due dighe. Il bacino del Fedaia è compreso tra due sbarramenti di Enel Green Power - quello più noto è la diga Fedaia, l’altro la diga di Maria al Lago - e occupa buona parte del pianoro ai piedi del ghiacciaio della Marmolada, per una lunghezza complessiva di 1,4 km. Entrambe sono state costruite tra gli anni 1952 e 1956 e oggi il livello del lago si attesta solitamente a 2.053 metri per una capacità di invaso di circa 16 milioni di metri cubi d’acqua.

La diga del Fedaia si affaccia verso il bacino trentino dell’Avisio, ed è edificata in calcestruzzo a speroni ben visibili da valle: la lunghezza complessiva del coronamento è di 622 metri (per un altezza massima di 54,5 metri) con una forma studiata per adattarsi al meglio alla morfologia esistente e per opporre alla spinta dell’acqua nella parte centrale i 19 imponenti contrafforti, che trasmettono questa spinta alla roccia di base. Questo impianto si vede davanti a sé salendo al Passo Fedaia dal versante trentino, cioè da Canazei; chi arriva invece dal Veneto, cioè da Caprile e Malga Ciapela, per apprezzarlo deve scollinare e percorrere un chilometro abbondante di falsopiano.

L’acqua del Lago Fedaia è utilizzata, in cascata, da più impianti di Enel Green Power in successione, unitamente all’acqua derivata da altre strutture lungo gli alvei più bassi: dapprima dalla centrale di Malga Ciapela (decorata dai mosaici dell’artista De Luigi e raggiunta con una galleria di 4 km e una condotta forzata con un dislivello di circa 500 metri) e quindi da quella di Saviner e, dopo il lago di Alleghe, anche dalla centrale di Cencenighe. Il tutto per oltre 30 MW di capacità installata.  
La produzione di energia rinnovabile fornita da questo impianto, raggiunge i 14 milioni di kWh, equivalente ai fabbisogni medi di oltre 4mila famiglie e che consentono di evitare l’emissione in atmosfera di circa 6mila tonnellate di CO2.

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