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Dossier Una bandiera sul Pizzo Bernina

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Dossier | N. 84 articoliIn bici sulle dighe

Una bandiera sul Pizzo Bernina

Nel 1850 il mondo era completamente diverso: l’Italia non era ancora Italia e il Pizzo Bernina, la cima più elevata delle Alpi Retiche occidentali e dell'omonimo massiccio con suoi 4.050 metri di altitudine, non era stato ancora conquistato. A farlo ci pensarono il 28enne escursionista e topografo svizzero Johann Coaz e i suoi compagni di cordata, che il 13 settembre appuntarono: "Alle 6.00 di sera eravamo sulla tanto agognata vetta, su un pezzo di terra mai calpestato da essere umano, sul punto più alto del Cantone”. Oggi raggiungere questa vetta – una via parte anche dal rifugio Marinelli (che si trova sopra la diga di Campomoro) – viene considerata normale amministrazione o quasi, ma 170 anni fa era tutta un’altra storia. Coaz (che morì alla veneranda età di 96 anni) rivelò che due giorni dopo l’impresa si recò presso il proprio circolo di amici e conoscenti a Samedan per raccontare la scalata ma in pochi gli credettero perché tutti consideravano il Bernina inviolabile. Ma il giovane svizzero era stato previdente e aveva piantato una bandiera proprio sulla vetta del Bernina: così, preso un cannocchiale, la mostrò a tutti dando una prova concreta e incontrovertibile di quanto realizzato.

Già 20 anni prima, un gruppo di topografi lombardi aveva “violato” il Pizzo Scalino a quota 3.323m, inconfondibile piramide che domina la porzione orientale della Valmalenco, ma l’impresa di Coaz segnò una svolta e la salita di una cordata inglese con alcune guide locali al Monte Disgrazia il 24 agosto 1862 sancì definitivamente la nascita dell’alpinismo moderno e, di fatto, anche del turismo alpino nell’intera regione.

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