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Dal Mise oltre mezzo miliardo di fondi Ue per ricerca e sviluppo industriale

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Dal Mise oltre mezzo miliardo di fondi Ue per ricerca e sviluppo industriale

(Marka)
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Oltre 560 milioni di euro per la ricerca industriale e le attività di sviluppo sperimentale nei settori «fabbrica intelligente», «agri-food» e «scienze della vita», svolte da imprese di qualsiasi dimensione, incluse le artigiane e le imprese agricole, indipendentemente dalla loro localizzazione sul territorio nazionale. Con un’attenzione particolare alle Pmi e alle reti di impresa, alle quali sono riservati 100,2 milioni di euro. È questo il contenuto del decreto del ministero dello Sviluppo economico del 5 marzo 2018, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 137 del 15 giugno.

Le risorse derivano per la maggior parte (440,1 milioni di euro) dal Programma operativo nazionale (Pon) «Imprese e competitività» 2014-2020 Fesr (Asse 1-Azione 1.1.3). Una novità di rilievo è legata al fatto che, facendo seguito all’estensione territoriale del Pon «Imprese e competitività» approvata dalla Commissione europea a dicembre, a questi fondi possono ora accedere anche imprese del Centro e Nord Italia. I restanti 112,6 milioni di euro gravano sul «Fondo per la crescita sostenibile».

Il decreto è destinato a tutte le imprese, in regime di contabilità ordinaria e con almeno due bilanci approvati, che svolgono attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi, incluse le imprese artigiane prevalentemente dedite ad attività industriali, le imprese di trasporto, le imprese agro-industriali e le imprese che erogano servizi a tali imprese. Sono esplicitamente inclusi anche i centri di ricerca, imprese con personalità giuridica autonoma, che svolgono attività di ricerca e sviluppo, diverse dai cosiddetti «organismi di ricerca».

I soggetti indicati possono anche presentare progetti congiunti attraverso lo strumento del contratto di rete o altre forme contrattuali di collaborazione (consorzi, accordi di partenariato): a questi raggruppamenti possono partecipare anche gli organismi di ricerca e, limitatamente ai progetti nel settore «Agrifood», le imprese agricole.

Le Pmi sono i soggetti ai quali sono riservate le più alte percentuali di contributi alla spesa: per le piccole imprese si arriva al 60%, per la ricerca industriale, ed al 35% per le attività di sviluppo sperimentale. E, in caso di loro partecipazione a progetti congiunti, viene riconosciuta, a ciascuno dei soggetti proponenti, una maggiorazione del 10% del contributo alla spesa, se nessun soggetto proponente sostiene da solo più del 70% delle spese ammissibili.

I progetti che possono accedere all’agevolazione devono prevedere, come già ricordato, attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, strettamente connesse tra di loro e finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, servizi o processi o al notevole miglioramento di quelli esistenti, attraverso lo sviluppo di tecnologie abilitanti fondamentali nell’ambito delle cosiddette traettorie tecnologiche specificate nell’allegato 2 al decreto. Le tecnologie abilitanti indicate nel decreto sono: le tecnologie dell’informazione e della comunicazione; le nanotecnologie; i materiali avanzati; le biotecnologie; fabbricazione e trasformazione avanzate; lo spazio. I progetti possono essere agevolati sulla base di due procedure: la procedura a sportello, più semplice, per i progetti di minore dimensione, e la procedura negoziale, più complessa ed articolata, che prevede la definizione di un accordo per l’innovazione.

Il 60% delle risorse gestite tramite procedure a sportello è riservato a progetti proposti da Pmi e da reti di imprese. Una procedura agevolata è prevista per i progetti che, avendo partecipato alla fase 2 del programma di finanziamento Horizon 2020, non sono stati finanziati ma hanno ottenuto il «Seal of excellence» dalla Commissione europea: la valutazione è effettuata esclusivamente in relazione alla solidità economico-finanziaria del soggetto proponente. Una particolare agevolazione è prevista inoltre per i progetti di ricerca conclusi entro il 31 dicembre 2018.

Per i progetti di maggiore dimensione, oggetto della procedura negoziale, con spese ammissibili superiori a 15 milioni di euro (20 milioni di euro se prevalentemente riferiti ad attività di ricerca industriale), è richiesta l’autorizzazione della Commissione europea.

Tra le spese ammissibili ci sono le spese per il personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo (tecnici, ricercatori e personale ausiliario: non sono ammessi i costi del personale amministrativo, contabile e commerciale), i costi di ammortamento per le attrezzature e gli strumenti utilizzati, solo per il periodo di durata del progetto, i servizi di consulenza, inclusi i costi per i brevetti e il know-how, i materiali utilizzati e le spese generali, per un importo forfettario pari al 25% dei costi diretti ammissibili.

Le agevolazioni concesse possono essere revocate in caso di cessazione dell’attività economica o del suo trasferimento al di fuori del territorio nazionale oppure, nel caso di significative riduzioni dei livelli occupazionali e/o della capacità, negli anni immediatamente successivi al completamento del progetto.

I termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione saranno definite con successivo decreto direttoriale, che includerà i termini per la presentazione delle domande e la definizione, tra l’altro, dei relativi modelli, dei criteri per la determinazione dei costi ammissibili e dei criteri di valutazione dei progetti.

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