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L’Italia perde terreno nell’indice di innovazione rispetto ai partner europei

  • – di c. a. f.

Il 2018 si è aperto con un trimestre di incertezza per la dinamica dell’innovazione: l’Italia cresce a ritmi rallentati che allargano il divario dalle altre economie europee. Peggio fa solo la Grecia.

A dirlo è la nuova edizione dell’Assirm Innovation Index (Aii), l’indicatore Made in Italy ideato da Assirm, l’Associazione delle aziende di ricerche di mercato, sondaggi di opinione e ricerca sociale, che misura la capacità di un paese di promuovere e generare innovazione.

L’Aii mette in relazione 11 paesi europei (oltre all’Italia, Austria, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito) e l’Italia non recupera le posizioni perse nel 2014 a vantaggio della Spagna e lo scorso anno del Portogallo. L’anno scorso l’Italia è passata da un punteggio 3,6 del primo trimestre 2017, a 4,2 nel secondo, 5,6 nel terzo e 6,4 nel quarto trimestre 2017.

Nei primi tre mesi del 2018 l’Assirm Innovation Index registra un incremento appena di mezzo punto sul trimestre precedente e si attesta così a 6,9. Distanti gli altri partner europei presi in esame: Portogallo (7,8), Spagna (9,6) e Francia (11,7). La vetta è occupata da Svezia (21,4), Regno Unito (18,0) e Germania (17,7), ma i ritmi più veloci di crescita si registrano per Repubblica Ceca e Paesi Bassi.

Per Maurizio Pessato, vice presidente vicario di Assirm, «il rallentamento dell’Indice appare risentire di alcuni fattori, non solo economici, ancora in evoluzione. L’economia italiana registra una leggera decelerazione, in linea con l’andamento ciclico dell’area euro ma con alcune particolarità, in primo luogo il calo della domanda estera netta e degli investimenti, che hanno contribuito negativamente dopo gli impulsi positivi registrati nei due trimestri precedenti. Gli altri parametri macroeconomici, invece, mantengono un livello positivo».

L’andamento dell’Italia risente anche del calo della fiducia dei consumatori e delle imprese, e della guerra dei dazi innescata dagli Usa sui mercati internazionali, oltre alla fase pre- e post-elettorale che ha messo in stand-by l’attenzione sulle tematiche del digitale da parte del mondo politico italiano.

«Un altro elemento di rischio potenziale ha pesato sul risultato del primo trimestre – continua Pessato – la prospettiva, delineatasi già all’inizio dell’anno, dell’innesco di una serie di restrizioni commerciali internazionali, paventate dagli Usa, a seguito dell’introduzione di dazi sui prodotti. Il primo trimestre è risultato molto critico per l’incertezza che ha accompagnato il quadro politico generale e l’influenza cha ha avuto sull’atteggiamento dei consumatori e delle imprese».

L’Assirm Innovation Index è un indicatore sintetico articolato in tre sotto-indicatori: investimento in ricerca e sviluppo (Creation of ideas), condizioni macro-economiche (Enabling conditions), quadro psico-sociale (Economic trust). «L’indicatore parte dall’assunto che l’innovazione-paese sia funzione dell’investimento di quel paese in ricerca e sviluppo – chiariscono gli analisti – e non solo delle sue condizioni macro-economiche e psico-sociali.

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