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Ilva, polemica sul tavolo al Mise. Di Maio: «Ascoltiamo…

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riunione con 62 interlocutori

Ilva, polemica sul tavolo al Mise. Di Maio: «Ascoltiamo tutti. Io non faccio accordi in segreto»

Al nuovo tavolo sull’Ilva convocato dal Mise dal ministro Luigi Di Maio ci sarà un assente di rilievo: il Comune di Taranto. L’ente rappresentativo della città dove la partita Ilva si gioca, sia per l’impatto della bonifica ambientale, che per le conseguenze sui posti di lavoro. Per il sindaco Rinaldo Melucci il ministro Di Maio ha invitato troppi interlocutori e tra questi anche alcune associazioni che avevano pesantemente attaccato il primo cittadino. Dopo il botta e risposta di domanica, questa mattina Luigi Di Maio è tornato polemicamente sulla questione.

«Se qualcuno si offende perché ho invitato anche la società civile e non solo la politica si ricordi che quello di escludere è il metodo con cui ci hanno portato al 50% a Taranto» ha detto a La7 Di Maio, per il quale «sono più rappresentativi alcuni comitati e associazioni di molti partiti a Taranto. Io non faccio come il mio predecessore che firmava i contratti in segreto». «Non si decide oggi - ha proseguito il ministro – ma si dovrà continuare a discutere insieme. Non capisco tutto questo baccano quando ho semplicemente risposto di si' ad ArcelorMittal che ha chiesto di presentare il piano a tutti i portatori di interesse».

Domenica, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci aveva deciso di non andare al Mise dopo aver riscontrato che nell’ulteriore convocazione fatta dal ministero sono stati inseriti i rappresentanti di associazioni ambientaliste di Taranto che a metà maggio, al termine di un vertice in Prefettura su un incidente mortale sul lavoro nel siderurgico, attesero all’uscita lo stesso sindaco, lo inseguirono per un tratto di strada e lo aggredirono verbalmente.

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Per il sindaco di Taranto, si tratta di «sigle spesso inclini al dileggio delle istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni». Per Melucci, «il ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori contro ogni nostro ulteriore possibilismo. Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i commissari - sottolinea ancora Melucci - sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica Italiana prevederà il suo coinvolgimento. L’Amministrazione del civico ente non si presterà a questo dilettantismo spaccone - conclude il sindaco di Taranto - che il ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio». E arriva a stretto giro la replica del ministro. «Il tavolo è aperto a tutti - dichiara -, non un club privato. È finita un’epoca, ora trasparenza e partecipazione per tutti».

Il gesto di Melucci costituisce una rottura con Di Maio. C’è da dire che già venerdì pomeriggio, quando apprese dell’enorme numero di soggetti convocati (oltre una sessantina, ndr) per domani, Melucci espresse già critiche, parlando di vertice inconcludente, di incontro “passerella” e di tavolo ridotto ad una messa in scena. «Esigo di conoscere le nuove proposte in tema ambientale di Mittal, non accetterò una carrellata di fredde slide stavolta. Il Comune di Taranto non può vestire la parte del semplice auditore al pari di chiunque» aveva detto in quell’occasione il sindaco. E nelle ore successive fortissime perplessità sulle modalità dell’incontro avevano espresso sia i sindacati metalmeccanici di Taranto, che Confindustria Taranto.

Nella mattinata di sabato, Melucci, dopo un incontro con i sindaci dei Comuni che costituiscono l’area di crisi ambientale di Taranto, pur confermando tutte le critiche, aveva comunque deciso di partecipare domani al Mise. Oggi, poi, l’annuncio che non siederà a quel tavolo. Che è convocato dal ministro per spiegare quali sono gli impegni ulteriori che Arcelor Mittal, la società che si è aggiudicata l’Ilva dopo una gara, ha assunto soprattutto in campo ambientale. Di Maio, infatti, giudicando il piano di Mittal inadeguato verso le aspettative del Governo, ha invitato l’investitore a fare di più per occupazione e ambiente. Questo nonostante lo stesso Di Maio abbia aperto un procedimento amministrativo per verificare, in 30 giorni, se le criticità nella gara riscontrate dall’Anac debbano portare o meno all’annullamento della gara stessa. Mittal ha accolto l’invito del ministro e si è messa al lavoro. L’ultima versione del piano è stata giudicata da Di Maio un passo avanti per l’ambiente ma non ancora adeguata per l’occupazione. E domani Mittal spiegherà cosa si è impegnato a fare in piú.

Sessantadue sono le sigle e gli enti invitati domani ad un vertice di due ore: il conto l’ha fatto Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl. Ci sono i sindaci di Taranto, Genova e degli altri Comuni dove insistono complessi Ilva o vicini ad essi, i governatori delle Regioni Puglia, Lombardia, Liguria e Piemonte, tutti i sindacati - non solo quelli che stanno trattando con Mittal -, eppoi tutte le associazioni di Taranto, tra cui quelle che rivendicano la chiusura dell’Ilva. «Mi sembra più un atto dovuto per dire che la riunione c’è stata che un confronto vero - commenta Bentivogli -. Il confronto è una cosa seria, non un riempitivo. Non vogliamo sedere accanto a chi ha sputato sulle istituzioni. Il ministro deve farsi garante del fatto che lo squadrismo sia lontano dalle sedi istituzionali».

Perplessa pure Arcelor Mittal circa l’«ampio numero di soggetti privati al tavolo istituzionale». «La nostra società - afferma Mittal - non era stata messa preventivamente al corrente di tale decisione, che quindi anche per noi è del tutto inattesa. Siamo aperti al dialogo con tutti i portatori di interesse» ma «nel rispetto delle istituzioni in un percorso condiviso, consono e costruttivo».

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