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Fondi europei per i prestiti d’onore a 10mila matricole

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Università

Fondi europei per i prestiti d’onore a 10mila matricole

(Adobe Stock)
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L’Italia si scopre affine all’Ungheria anche in materia di università. Tra i dossier che Marco Bussetti ha ereditato dalla ministra dell’Istruzione uscente Valeria Fedeli c’è infatti l’idea di utilizzare i fondi (in gran parte comunitari) del Pon Ricerca e competitività 2014-2020 per finanziare i prestiti d’onore agevolati a oltre 10mila matricole del Sud. Sul modello della società pubblica ungherese Diákhitel, della britannica Slc (Studente loans company) e della tedesca Kfw- Studienkredit. Ma è bastato che il sottosegretario al Miur, Salvatore Giuliano, confermasse l’ipotesi di lavoro per mettere sul “chi va là” le associazioni studentesche. Terrorizzate come sono dalle storie provenienti da oltreoceano sulle bolle finanziarie dei rimborsi si sono subito ribellate al grido di “al debito al debito”.

Al momento il dossier è ancora al livello tecnico. Ma è a buon punto. Quando sarà terminato toccherà all’autorità politica (Bussetti, appunto) decidere. I riscontri giunti finora sembrano positivi. In base ai risultati di un questionario online, a cui hanno risposto oltre 10mila studenti universitari, la domanda per uno strumento che aiuti a sostenere le spese di frequenza e iscrizione all’università a condizioni agevolate e senza garanzie patrimoniali, potrebbe interessare in forme e misure diverse al 70% del campione.

Che una domanda potenziale esista lo dimostrano anche i numeri raccolti dall’Autorità di gestione del Pon  e condivisi finora con la Direzione generale Ricerca del Miur e con la Conferenza dei rettori. Dei 169 milioni di prestiti privati erogati a diverso titolo nel 2017 per motivi di studio ammontano a circa 20 milioni - tra prodotti ad hoc in convenzione con gli atenei e credito al consumo tout court - quelli utilizzati dalle famiglie residenti nelle regioni cosiddette «target». E cioè: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. A fronte di una domanda inespressa di credito che va da un minimo di 45 milioni annui a un massimo di 122. Cifre che, proiettate nell’arco di un quinquennio, portano il mercato potenziale da una stima conservativa di 225 milioni a una espansiva di 610.

La misura allo studio - che potrebbe contare su un centinaio di milioni del fondo Pon spalmati nell’arco di 5 anni e sul sostegno della Banca europea degli investimenti (Bei) - sarebbe riservata per il 75% delle risorse a quelle stesse regioni. Il restante 25% andrebbe invece al Centro-Nord. In totale si immagina di poter finanziare le spese universitarie di 2.000-2.500 studenti all’anno. Per un importo di 7-8mila euro annui per cinque anni. Con il limite che potranno essersi utilizzarli per iscriversi a un corso magistrale o a ciclo unico e non per una triennale. Il prestito verrebbe restituito a partire da un paio d’anni dopo la laurea, quando si presume che il giovane laureato abbia ormai trovato un’occupazione, lungo un arco temporale di una decina d’anni. Senza dover prestare garanzie e con un tasso agevolato. Non si sa ancora se a zero perché la trattativa con gli intermediari finanziari interessati inizierà solo in un secondo momento.

A ogni modo la decisione andrà presa a breve. Lo impongono i tempi di spesa per i fondi europei. Per ragioni di contabilità i primi 25 milioni che servirebbero a fare partire i “prestiti d’onore 2.0” andrebbero appostati entro dicembre.

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