Economia

La signora dell’alluminio

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La signora dell’alluminio

Laura Francone con Patrick Gruau
Laura Francone con Patrick Gruau

La Onnicar è l'Italia delle imprese che non ti aspetti. Leader di mercato per progettazione e produzione di allestimenti in alluminio per veicoli commerciali, con il marchio “I tutto in lega” e il logo arcobaleno, sforna oltre 2.700 allestimenti l'anno, per un fatturato di 13 milioni, con un quarantina di dipendenti. Un trend positivo e in crescita. Dal marzo 2017 è parte del gruppo francese Gruau, da cui è controllata al 100%, leader europeo nel settore della carrozzeria industriale per la trasformazione dei Veicoli utilitari. Da una trentina d'anni Onnicar è guidata da una donna, che come un figlio l'ha fatta crescere, diventare grande. Fino a quando è arrivato il momento di staccarsi e di farla andare. Laura Francone per tutti è la signora dell'alluminio, ci accoglie così quando ci presentiamo a questo appuntamento concordato per l'intervista, con il sorriso e una frase che fa capire subito tempra e carattere: «Al lunedì mattina a rompere le scatole alla gente»… Piccola grande donna imprenditore: «I miei competitor li chiamavano i camion della Barbie. E non si è mai capito se fossero dei complimenti, o una frase per dare poco valore a qualcosa, visto che questa azienda era guidata da una donna».
Che effetto fa lavorare in un settore, quello dell'autotrasporto, dove lo stereotipo della donna è relegato ai calendari con le pin up da esporre in officina…
Io non ho mai avuto problemi. Sono stata molto fortunata. Ho sempre incontrato persone corrette.
Il destino di lei, figlia del fondatore, alla guida della Onnicar era già scritto dalla sua nascita?
Non saprei, io sono cresciuta a pane e furgoni. A tre anni mi portavano nei Saloni dei camion.
Suo papa Guido ha fondato quest'azienda negli anni Sessanta, con una grande intuizione che da subito ha messo le ali al business legata all'uso della lega di alluminio per realizzare cassoni e ribaltabili...
Mio padre Guido era il creativo, il sognatore. Ma dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna. Mia madre Bruna è stata fondamentale per il suo successo e quello dell'azienda. Lo faceva tornare sulla terra, alla realtà. Alla concretezza che ci vuole per mandare avanti un'azienda, quando oltre al tuo lavoro hai affidato anche quello di tutti i tuoi dipendenti, destini che corrispondono ad altrettante famiglie.
Onnicar nasce alla fine degli anni Sessanta.
L'inizio è nel 1969. Ma già prima mio padre e mia madre lavoravano nel settore, come commerciale di altri produttori. Era strano che quando qualcuno veniva a comprare un camion si trovavano davanti mia madre: “Ma non c'è un uomo?”, rimase famosa questa frase pronunciata da un cliente ai tempi. Mia madre quando ancora non esisteva, almeno da noi, il leasing, aveva fatto dei prestiti dell'Artigiancassa il suo cavallo di battaglia per aiutare i professionisti del trasporto all'acquisto del mezzo con una forma di finanziamento ante litteram. Ma soprattutto aveva la grande capacità di saper ascoltare.
Ma fu suo padre ad avere l'intuizione di produrre cassoni e ribaltabili in alluminio per primo In Italia.
Fu il primo in Italia e tra i primissimi in Europa negli anni Sessanta. L'idea gli venne dopo un viaggio negli Stati Uniti dove aveva visto i primi cassoni in alluminio. Il ferro è più pesante, si arrugginisce. L'alluminio è leggero ed eterno, sempre riciclabile. Con loro due l'azienda è nata e ha mosso i primi passi importanti.
E con lei negli anni Ottanta e Novanta l’azienda ha fatto il balzo industriale…
Basta reinventarsi, cercare sempre di dare il massimo e non accontentarsi di dove si è arrivati. Mai. Io, come detto, sono nata in una famiglia dove si parlava sempre di camion. È stata una scelta quasi scontata a un certo punto decidere di passare il volante a quella ragazza bionda.
...La Barbie dei camion.
Guardi ero talmente immersa nel mondo del trasporto che quando all'Università all'esame di Diritto commerciale mi chiesero i cinque codici, invece di quello della Navigazione parlai del Codice della Strada. Era nel mio Dna. In un mondo maschile come quello dei camionisti mi sono sempre trovata bene. Ho la patente D, posso guidare anche i bus. Ho fatto una tappa di Overland guidando da sola un Truck nel Deserto del Sale, in Tunisia.
Qual è la sua formazione, oltre alla fabbrica e alle officine?
Io sono laureata in Economia e ho fatto un educational negli Stati Uniti, a Tucson in Arizona. Nel 1980-81 sono tornata in Italia e ho cominciato ad affiancare il babbo.
Prima dell'era dei computer.
Non è stato facile. Il mondo della produzione era completamente diverso. Oltre all'alluminio ci siamo dovuti inventare tutta la componentistica. Ma la nostra scommessa pionieristica sull'alluminio si è rivelata vincente. Ci sono state alcune intuizioni di allora che ancora ci portiamo dietro. Il software per produrre i veicoli e ingegnerizzarli “su misura” come un abito sartoriale lo ha studiato mio padre. Certo oggi lo abbiamo attualizzato. Ma il concetto è sempre lo stesso.
Onnicar con lei alla guida è diventata la società leader per la produzione di furgoni, cassoni e ribaltabili in alluminio. Nel marzo 2017 la società è stata acquisita al 100% dal gruppo francese Gruau.
Sono entrata in questa multinazionale che però ha la concretezza di una famiglia. I primi contatti ci sono stati nel 2015. Ci eravamo scontrati su alcuni mercati…
La signora bionda dell'alluminio.
Guardi, ci siamo conquistati rispetto nel settore dalla qualità assoluta dei nostri prodotti. Tutti provano a copiarci. Ma non ci riescono. Vede queste guarnizioni in gomma? Sono rosse. Ci abbiamo lavorato per anni per arrivare a questo risultato. La differenza con le copie cinesi o di altri competitor è che le nostre restano di questo colore nel tempo e non si danneggiano. Le altre dopo un po' le devi buttare. Gruau ha compreso la nostra qualità. Siamo un po' il marchio premium dei ribaltabili in alluminio. E allora da competitor ha deciso di provare a fare il passo.
Non è stata una sconfitta per Onnicar.
Tutt'altro, al contrario. Siamo entrati a far parte di una multinazionale, come marchio premium. Ci si aprono nuovi mercati, in Europa, in Francia dove non eravamo presenti, ma anche nei Continenti. Ci sono nostri prodotti, nati qui a Corneliano d'Alba, nel cuore delle Langhe, persino nella Nuova Caledonia.
Quali sono i principali mercati di Onnicar?
L'Italia è ancora il primo mercato, seguita dai mercati in Europa. Importante è la Germania, dove i nostri allestimenti sono entrati a catalogo con i furgoni Sprinter della Mercedes dal 2006.
L'azienda andava e va bene. Perché ha deciso di vendere?
Il mio primo obiettivo era dare continuità alla Onnicar. Io non ho figli. Dopo di me il futuro ora è delineato. E poi con il gruppo francese c'era la possibilità di far crescere ulteriormente la nostra società. Noi stavamo galoppando quando si è presentata questa occasione. Ho pensato al dopo e a crescere ulteriormente. Visto che il mercato ma anche i competitor ci riconoscono la qualità a 360 gradi. Ho una grande passione per il mio lavoro che ho preso dai miei genitori e spero di averla trasmessa ai miei collaboratori.
Sono una quarantina i dipendenti della Onnicar
I miei collaboratori sono molto giovani. Io vivo di emozioni, di istinto. Quando devo assumere qualcuno il fil-rouge che mi fa decidere è il sorriso, la positività, preferisco circondarmi di persone solari. Anche se sono molto severa in azienda. Chiedo molto a me stessa e agli altri. Mi chiamano “Miranda”, il personaggio del Diavolo veste Prada. Sono molto esigente. Ma lo faccio per il bene dell'azienda.
Quest'anno siamo in forte crescita perché dopo essere entrati nel gruppo Gruau ci si sono aperti tanti nuovi mercati, e noi di Onnicar siamo diventati il top di gamma del gruppo Gruau che vende furgoni e ribaltabili di diverse fasce di prezzo. Noi ci siamo posizionati su un target alto di qualità e il prezzo è un po' più alto. Ma la qualità è percepita dai nostri clienti. L'alluminio è un materiale perenne ed estremamente flessibile. Rispetto ai veicoli tradizionali in ferro o acciaio l'alluminio ha minor peso specifico, una tara minore che permette di caricare di più, e dei consumi inferiori perché il veicolo pesa meno. Il prodotto deve essere perfetto. Non può avere problemi quando esce dal nostro stabilimento. I difetti semplicemente non possono esserci.
Ci sono stati momenti difficili in questi anni in prima linea?
Il momento più difficile è stato con l'onda lunga della crisi economica internazionale successiva alla crisi innescata dai mutui subprime negli Usa. Gli anni 2013-2014. Ho dovuto decidere di non licenziare nessuno e cercare di convincere tutti i dipendenti che potevamo farcela con un prodotto d'eccellenza, anche se avanzavano i concorrenti cinesi a basso costo. Il mercato italiano si era fermato. L'Europa rallentava. Non ho licenziato nessuno. Abbiamo continuato a crederci, lanciando dei progetti di veicoli allestiti chiavi in mano direttamente con le case costruttrici. Abbiamo seminato bene e ora raccogliamo i frutti.
Qual è stato il segreto?
Il segreto è stato quello di crederci, di non mollare e di lavorare duro per arrivare a un risultato. Siamo partiti dal progettare che cosa chiedeva il mercato: i “fuoriserie di serie”, gli “allestimenti sartoriali” anche a listino delle case costruttrici. Insomma siamo passati da un prodotto sartoriale al pret-à-porter. E il mercato alla fine ci ha dato ragione.

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