Economia

Solo un mese per salvare l’Ilva. Lo spartiacque dell’Avvocatura

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Solo un mese per salvare l’Ilva. Lo spartiacque dell’Avvocatura

Ilva si avvicina a grandi passi al punto di non ritorno. Passata la boa di Ferragosto con l’attenzione tutta rivolta al parere dell’Avvocatura di Stato (ancora non pervenuto, ma atteso nelle prossime ore), ora è davvero iniziato il conto alla rovescia per il destino degli impianti industriali del gruppo siderurgico, aggiudicati da oltre un anno alla cordata Am Investco Italy, ma ancora non formalmente ceduti. Sono rimasti solo trenta giorni per trovare un accordo tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori sul piano industriale e occupazionale.

Le risorse di Ilva per pagare l’attività corrente sono ormai praticamente esaurite. I commissari hanno affermato nell’ultima audizione in Parlamento, all’inizio di agosto, che sono rimasti poco più di 24 milioni da qui fino a settembre. Nella stessa occasione la procedura ha spiegato che la proroga di 75 giorni (dal 30 giugno al 15 settembre) per il subentro di ArcelorMittal (controlla Am Investco) nella gestione dell'azienda è stata resa possibile, dal punto dei visto dei costi, dalla tranche di 100 milioni sui 300 milioni totali dell’ultimo finanziamento statale sbloccati solo nel mese di giugno. In questi giorni l’attività prosegue ancora, anche se con alcuni reparti fermi per le necessarie manutenzioni. Ma il 15 settembre sarà veramente il punto di non ritorno: il contratto di acquisto, se non si arriva all’accordo con il sindacato, non sarà più valido.

Nei prossimi trenta giorni, però, andranno valutate anche le conseguenze del “binario parallelo” avviato dal ministro- dello Sviluppo Luigi Di Maio, che sta valutando la possibilità di annullare la gara di aggiudicazione. A questo scopo la settimana scorsa ha inviato all’Avvocatura di Stato una lettera con la quale propone alcuni quesiti giuridici e chiede un parere in relazione ai rilievi sulla correttezza della gara avanzati dall'Anac.

«Per le decisioni saranno i giorni di Ferragosto a essere interessati» aveva detto lo stesso Di Maio. Il verdetto ancora si fa attendere: la sensazione è però che anche questo giudizio possa non essere neessariamente un passaggio-chiave per decidere il futuro di Ilva. Del resto lo stesso Di Maio nei giorni scorsi aveva chiarito lo scopo della sua iniziativa, spiegando che «se l'Avvocatura dirà che la gara è irregolare non è detto che ci siano i presupposti per annullare il contratto con ArcelorMittal, perchè l'azienda potrebbe ricorrere al Tar e ottenere una vittoria. L’annullamento in autotutela della gara - ha aggiunto - vale quando si deve tutelare un interesse collettivo», vale a dire le soglie occupazionali e le tutele ambientali, «e non solo per il ripristino della legalità».

La preoccupazione del Mise è che eventuali illegittimità del bando possano avere danneggiato la collettività, che avrebbe potuto beneficiare di condizioni migliorative sul piano della difesa dell'ambiente e del lavoro. E il Governo, in parallelo al ricorso all’Avvocatura, ha chiesto sforzi aggiuntivi ad ArcelorMittal proprio per raggiungere questo obiettivo. Il gruppo ha migliorato la sua proposta ambientale, recependo in un addendum al contratto di aggiudicazione le richieste su cronoprogramma e garanzie avanzate dai commissari. Ora si tratta di percorrere l’ultimo miglio, insieme ai sindacati, per alzare anche l’asticella del piano occupazionale. In questi giorni i tecnici del Governo e i consulenti di Mittal hanno sviscerato il tema, tenendo fuori dalla discussione qualsiasi numero legato all'occupazione (oggi l’azienda offre di assumere 10mila addetti su un totale di 14mila in carico alla procedura) ma ragionando sulle tecnicalità e sulla praticabilità di alcune ipotesi (come per esempio la creazione di società terze, partecipate da Am), prima della convocazione di un nuovo tavolo con i sindacati, auspicata per la settimana prossima.

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