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Nell’area Expo i primi segnali della Milano del futuro

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Nell’area Expo i primi segnali della Milano del futuro

La passerella di collegamento tra la metropolitana di Milano e l’ingresso all’area dell’Expo è chiusa e per accedere al sito bisogna percorrere l’intero camminamento sotterraneo che passa sotto la stazione ferroviaria di Rho-Pero. Si sbuca davanti ai tornelli che durante la manifestazione del 2015 regolavano l’accesso di folle in alcuni giorni oceaniche. Anche i tornelli, naturalmente, sono chiusi. Il sito è accessibile solo per i concerti e le manifestazioni che si svolgono nell’area. Il cancello, con una garitta per i controlli di sicurezza, è davanti a quella che è stata una delle maggiori attrazioni di Expo 2015, il Padiglione Zero. Il piazzale è pulito, l’asfalto ben tenuto, senza buche né erbacce, alcune case-container ospitano biglietterie provvisorie.

All’interno, proprio dove c’erano le nove statue realizzate da Dante Ferretti vendute di recente all’asta per 6mila euro a una casa di riposo di Induno Olona, è ferma un’automobilina elettrica. A bordo Marco Carabelli, il direttore generale di Arexpo, la società che gestisce lo sviluppo dell’area, che si presta a fare da Cicerone.

A sinistra oltrepassiamo quello che è stato il media center, l’edificio con i tetti conici che sarà abbattuto e sostituito da un parcheggio multipiano. «A tre anni dalla chiusura dell’Expo - spiega Carabelli - le linee di sviluppo dell’area e i passaggi burocratici per concludere le operazioni sono ben definiti». La macchina procede lenta e silenziosa e Carabelli può fare un punto della situazione. A ottobre i Comuni di Milano e Rho approveranno il protocollo che assegna all’australiana LendLease lo sviluppo dell’area. A marzo è prevista l’approvazione dello strumento urbanistico attuativo che consentirà gli investimenti privati.

La macchina elettrica imbocca il Decumano, il vialone principale su cui si affacciavano i padiglioni e i cluster di Expo. La rete molleggiante del Brasile, le patatine dell’Olanda, la navicella spaziale tedesca. La prospettiva è addirittura più interessante adesso, dopo lo smantellamento dei padiglioni. Senza gli edifici ai lati c’è un senso di ampiezza e ordine. Sono state tolte le tende bianche di copertura, restano le strutture metalliche di sostegno. «I materiali delle tende – dice Carabelli – erano eccellenti, ma c’era un problema di tenuta della neve, abbiamo dovuto toglierle. Il progetto prevede il massimo riuso dell’esistente e le strutture saranno utilizzate come sostegno per il verde e i pannelli solari».

Nella prima parte del Decumano, a sinistra, c’è già la recinzione del cantiere dell’Ospedale Galeazzi, uno dei tre insediamenti pubblici (gli altri sono lo Human Technopole e le facoltà scientifiche dell’Università Statale con il campus). Sarà un edificio di 16 piani su un’area di 50mila metri, 30mila per verde e parcheggi. Ospiteranno il Galeazzi, la Clinica San Siro e l’Istituto Sant’Ambrogio. Diciotto mesi per la costruzione e il trasferimento delle 10mila persone che, a regime, graviteranno intorno alla struttura.

Subito dopo il Galeazzi, accanto all’accesso Belgioioso, il più vicino allo snodo della Rho-Monza, alla Tangenziale di Milano, alla A4 e alla Laghi, la Cascina Triulza ristrutturata. Qui ci sono la Fondazione Triulza, gli uffici degli sviluppatori di LendLease, la sede di Arexpo. L’ufficio di Giuseppe Bonomi, l’amministratore delegato, è al piano terra. C’è un grande tavolo rotondo in legno e un odore di sigaro. Bonomi è in maniche di camicia celeste. Porta la cravatta. «Abbiamo avuto la fortuna di trovare un’area di sviluppo unica in Europa per stato di conservazione», dice. «Nessun grande evento ha lasciato un’eredità simile. Per questo abbiamo deciso di tenerla viva e, di conseguenza, fare una manutenzione scrupolosa. Una strategia che ci ha aiutato nella ricerca dello sviluppatore e degli investitori».

Bonomi elogia l’intuizione del Governo di costruire un parco tecnologico intorno allo Human Technopole. «Anche se HT occupa solo il 3% degli spazi, 30mila metri su un milione, rappresenta il giusto mix tra investimenti pubblici e privati e ha l’appeal di modernità che ha dato il la a tutto il progetto». Così, ragiona Bonomi, sono nati Mind, il parco scientifico tecnologico, e un masterplan condiviso con la società di sviluppo. «LendLease ha incarnato questo spirito. I 99 anni di concessione stimolano a ragionare sul futuro, senza l’ansia del mordi e fuggi. Ha tutto il tempo per far fruttare l’investimento di 1,5 miliardi. Questo approccio piace al mercato: abbiamo ricevuto più di 60 manifestazioni di interesse di società che vogliono insediarsi a Mind». Bonomi è tenuto alla riservatezza, ma rumors non smentiti parlano di 60 società, tra cui Intesa Sanpaolo e Bosch. Tutte porteranno qui headquarter o centri di ricerca.

Il giro sull’auto elettrica riprende. Sul Decumano, tra gli operai che preparano le strutture per gli eventi, Carabelli indica le aree a Sud. «Lì andranno i privati. Non ci sono vincoli in altezza e qualcuno ci ha già preannunciato un grattacielo di 200 metri». A Nord, gli investimenti pubblici. Nel Palazzo Italia si è appena insediato Human Technopole con il direttore, lo scozzese Ian Mattaj e la prima squadra di tecnici che sta cablando il palazzo. «Nella stecca, l’edificio di legno alle spalle di Palazzo Italia – dice Carabelli – saranno costruiti i tre microscopi elettronici più evoluti del mondo, mentre alle spalle dell’edificio, dove c’erano i box delle Regioni, ci saranno gli altri dipartimenti di HT». L’investimento sarà di 1,4 miliardi in 10 anni, gestiti dai direttori di dipartimento scelti con i bandi appena pubblicati.

A sinistra sfila l’Albero della vita. Oltre il Cardo, dove c'erano i padiglioni di Germania e Usa, superblindati per il rischio attentati, ci sarà il campus dell’Università Statale. Anche il Senato Accademico ha dato il via libera. Sette facoltà scientifiche, Scienze motorie e i suoi impianti sportivi sorgeranno accanto all’uscita di Roserio, la più vicina a Milano. Lì, oggi c’è l’enorme spazio dei concerti che ha ospitato Eminem e Gianna Nannini, le star della musica sudamericana e Antonello Venditti. Mentre accanto, l’Open Air Theatre, manterrà anche in futuro la sua funzione originaria: il palco enorme e superattrezzato che ha ospitato l’opening di Expo e in questi due anni i concerti di Bocelli e della Filarmonica della Scala.

L’automobilina elettrica imbocca il loop esterno, la strada che costeggia il sito. Le siepi sono ben sistemate, il canale pulito. Si vedono da dietro gli Arexpo Studio’s, le sale di produzioni tv in cui sono state girate alcune fiction e la puntata finale dell’Isola dei Famosi 2018. A regime, il loop sarà la via di collegamento interna di Mind. Solo auto elettriche, la mobilità privata sarà bandita, le auto rimarranno nei parcheggi della Fiera e nei due nuovi multipiano che verranno costruiti alle estremità del sito. L’automobilina ci deposita al Padiglione Zero. Sono cinque minuti a piedi dalla metropolitana e trenta dal centro di Milano. Che ogni giorno sarà più vicino.

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