Economia

Fondi Ue, in ritardo oltre un programma su tre

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BILANCIO A METÀ 2018

Fondi Ue, in ritardo oltre un programma su tre

Non rassicura il conto alla rovescia scattato sulla spesa dei fondi europei. Entro il 31 dicembre 2018 l’Italia deve rispettare determinati target di assorbimento delle risorse relative alla programmazione 2014-2020, pena il disimpegno e il “ritorno” a Bruxelles. Ma dal rendiconto di metà anno, appena reso noto dall’Agenzia per la coesione territoriale, emerge che 19 programmi operativi su un totale di 51 (tra nazionali e regionali) non hanno raggiunto il target.

Nel complesso, la spesa sostenuta e certificata alla Commissione è stata di poco inferiore a 4,5 miliardi e il connesso livello del tiraggio delle risorse (cioè i rimborsi Ue) a valere sul bilancio comunitario si attesta a 2,8 miliardi. Significa che entro la fine dell’anno, quindi in quattro mesi, va ancora richiesto a Bruxelles il 47% dei rimborsi, circa 2,5 miliardi.

La situazione è molto diversificata. Conforta solo relativamente il computo totale che, sommando le situazioni di ritardo con quelle in cui si è addirittura superato il target, mostra che l’obiettivo di rimborsi da chiedere alla Ue complessivamente è stato superato di 203 milioni. Il problema infatti risiede in singoli Programmi o singole amministrazioni non in linea con le attese europee. Si è molto più indietro ad esempio nel caso del Fondo sociale europeo (Fse) in particolare in alcune regioni come Sicilia e Calabria.

Il Programma operativo nazionale (Pon) sulle Pmi e i Programmi regionali di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Valle d’Aosta hanno già raggiunto e superato l’obiettivo del pieno utilizzo delle risorse in scadenza al 31 dicembre 2018. Il quadro è molto più complesso. Per gli altri 43 Programmi bisogna ancora richiedere complessivamente 2,7 miliardi di risorse comunitarie, corrispondenti a una spesa stimata da sostenere pari a 4,1 miliardi.

LO STATO DELL’ARTE PER IL FONDO SOCIALE EUROPEO
Fse 2014-2020. Risorse previste dai programmi operativi regionali in milioni di euro e % di avanzamento (progetti selezionati) al 30/6/2018 (Fonte: agenzia per la coesione territoriale)

Se guardiamo invece all’avanzamento misurato in termini di progetti selezionati, siamo a quota 31,5 miliardi su 54,2 miliardi (58,1%). Anche qui con grandi differenze. Alcuni obiettivi tematici – clima, ambiente, trasporto sostenibile – hanno raggiunto livelli di avanzamento superiori al 70%, mentre altri come competitività, riduzione CO2 sono intorno al 50%. Al 49% l’obiettivo “Tecnologie dell’informazione”, condizionato dai ritardi del Piano banda ultralarga.

Lo scenario, insomma, non è rassicurante. Il ritardo di certificazione di alcuni Programmi - sottolinea l’Agenzia per la coesione - è anche conseguenza delle complessità organizzative e operative legate ad alcune regole introdotte dalla Ue. Ma c’è ovviamente un più generale deficit di capacità amministrativa nel redigere e portare avanti i progetti, un problema strutturale per l’Italia nella gestione dei fondi comunitari. Come anticipato in un’intervista al Sole 24 Ore, a settembre il ministro del Sud Barbara Lezzi formalizzerà allo staff del commissario Ue per le Politiche regionali, Corina Cretu, la richiesta di una mini proroga, anche solo per un paio di mesi, per quei Programmi che risulteranno marginalmente in ritardo con la rendicontazione a fine anno.

Con la Sicilia - il caso più critico - il ministero ha siglato un patto di cooperazione rafforzata per accelerare la spesa. La Calabria si è impegnata a uno sprint finale. Da settembre ci saranno ulteriori incontri coordinati dal ministero a partire da Basilicata, Abruzzo Molise. Sembra però difficile, allo stato attuale, che possa bastare per salvare tutte le risorse in gioco.

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