Economia

Fondi europei per far crescere la «quota Sud» sui nuovi mercati

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Piano Export Sud II dell’Ice

Fondi europei per far crescere la «quota Sud» sui nuovi mercati

Il porto di Napoli. (ANSA/Cesare Abbate)
Il porto di Napoli. (ANSA/Cesare Abbate)

Piccole aree di mercato ancora da esplorare, Paesi “scommessa”, manifestazioni nuove a cui partecipare, nozioni e know how da sviluppare a partire dal digitale. L’ambizioso disegno di far crescere la quota di esportazioni al Sud si concentra su questi obiettivi, utilizzando come leva finanziaria i fondi europei.

Sta entrando nel vivo la seconda annualità del “Piano Export Sud II” coordinato dall’Agenzia pubblica Ice. La dotazione complessiva del piano, che si sviluppa su quattro annualità, è di 50 milioni a valere sulle risorse del Programma operativo nazionale Imprese e competitività 2014-2020 Fesr. Le risorse - concentrate su iniziative di promozione e formazione a favore di micro, piccole e medie imprese, startup, consorzi, reti di impresa, parchi tecnologici, centri universitari/incubatori - sono destinate per 43,4 milioni alle cosiddette regioni “meno sviluppate” (Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia) e per 6,6 milioni alle “Regioni in transizione” (Abruzzo, Molise, Sardegna). Aree target: Paesi Ue, Russia e Balcani, Cina e Giappone, Usa e Canada.

Il punto di partenza: i dati

Il doppio obiettivo, messo nero su bianco dagli estensori del piano, è trasformare le aziende potenzialmente esportatrici in esportatori abituali e incrementare la quota export ascrivibile al Sud. Tra i requisiti di ammissibilità c’è il possesso di potenzialità minime in termini di internanazionalizzazione, ad esempio disporre di un sito internet o una pagina social ed essere in grado di rispondere via mail almeno in una lingua straniera a richieste dall’estero.

COME STA ANDANDO IL PIANO EXPORT SUD II

Per capire i margini di successo è ovviamente utile conoscere il punto di partenza. Il Mezzogiorno esprime circa il 10,5% (dati 2017, confermati nel primo trimestre 2018) delle esportazioni italiane di merci, per un valore di 47,1 miliardi di euro. L’aumento su base annua è stato significativo, del 9,8%, anche se il peso sul totale nazionale resta inferiore a quello di cinque anni fa (nel 2013 si era vicini all’11%). Il Nord-Ovest esprime il 40,1% dell’export, il Nord-Est il 32,6%, l’Italia centrale il 16%.

Se si analizza invece un orizzonte di tempo più ampio, ovvero l’ultimo decennio, si nota che in termini di quote percentuali il mutamento più rilevante riguarda l’Italia nord-occidentale, con una riduzione del 5,7%, a cui corrisponde un aumento di ordine diverso nelle rimanenti tre macro aree (di 2,9 per il Nord-Est; 1,4 per il Centro; 1,4 per il Mezzogiorno).

Un altro elemento significativo, ricavato dal rapporto annuale Ice, è sicuramente la propensione a esportare, calcolata come rapporto tra le esportazioni totali e il Pil regionale. Si passa dal 44% del Friuli-Venezia Giulia al 2,3% della Calabria. In generale le regionali meridionali sono in coda: Molise con l’8,8%, Sicilia con il 9,8%, Campania con l’11,3%, Puglia con il 12%, Sardegna con il 14,6%. Meglio l’Abruzzo, con il 27% e la Basilicata con il 39%

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Primo anno e nuove iniziative

Il primo Piano Export per il Sud fu varato nel 2014. Nel 2017 è scattato il Piano II di cui è in corso la seconda annualità (si chiuderà ad aprile 2019).

Il bilancio fatto dalla stessa Ice indica performance positive per i partecipanti, ma restiamo nell’ambito di una platea di imprese ancora troppo ristretta per determinare un vero salto di qualità. Ad ogni modo, in riferimento al primo anno del Piano II, l’Ice stima che il 61% delle aziende partecipanti che già esportavano (sono 458) ha registrato un incremento di fatturato estero tra il 2016 e il 2017. L’incremento medio in valore è stato del 12,6%, con differenze abbastanza visibili tra le regioni. L’incremento maggiore si è registrato in Campania, con il 31%, quello più basso in Basilicata, con il 4%. Alimentari e vini il settore con la crescita più alta (+58%).

Anche le iniziative 2018-2019 sono articolate in due linee di intervento finanziate con fondi Ue: “tutoraggio e formazione” e “iniziative promozionali”. Nel primo ambito rientrano il percorso formativo Export Lab per l’affiancamento in azienda con contributo in regime “de minimis”; corsi sulla proprietà intellettuale e innovazione digitale; seminari su web marketing e sviluppo del commercio online.

La promozione è invece finalizzata a portare le imprese italiane in 42 fiere internazionali, con l ’organizzazione di spazi collettivi che abbattono i costi, o al contrario a portare in Italia buyers ed operatori stranieri per spingere il made in Italy con 38 diverse iniziative.

Nell’elenco delle fiere estere spiccano settori e manifestazioni consolidati, accanto a opportunità finora meno battute (si vedano gli articoli in pagina). L’idea, da verificare con numeri e dati nei prossimi anni, è che l’export meridionale possa crescere sia nei punti idi forza del made in Italy sia dove i volumi di affari sono ancora bassi ma hanno margini di crescita notevoli.

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