Economia

I maxi-reattori di Chieti virano dall’oil&gas alla chimica verde

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MECCANICA

I maxi-reattori di Chieti virano dall’oil&gas alla chimica verde

Dall’oro nero alla chimica verde, dai mega-serbatoi per colossi dell’oil&gas quali Saipem e Rosneft e per il nucleare ai bioreattori-fermentatori per la plastica pulita di Bio-On: è questo il salto che proietta il gruppo Walter Tosto in un nuovo capitolo della storia avviata a Chieti nel 1960 con una piccola caldareria e che ha portato la multinazionale tascabile familiare a essere leader in Europa nei vacuum vessel per raffinerie nonché competitor agguerrito sui mercati mondiali (il 99% del fatturato è export) di giganti come Hyundai, Doosan, Mitsubishi e General Electric. «La nuova sfida è la bioplastica, che si prospetta come la naturale alternativa alla produzione dei polimeri derivati dal petrolio», afferma il managing director Luca Tosto, seconda generazione alla guida (con due delle tre sorelle) del gruppo, 200 milioni di fatturato consolidato e 500 dipendenti.

«Lavorando da decenni nel settore dell’estrazione e trasformazione del petrolio ho la sensibilità per capire le enormi potenzialità che si aprono nel ramo delle bioplastiche. È per questo che siamo al fianco di Bio-on fin dall’inizio delle attività di ricerca, nella fabbrica bolognese di Castel San Pietro Terme , per la produzione di bioplastica (Minerv PHAs), non semplici fornitori ma partner», sottolinea Tosto. I primi due fermentatori-reattori messi a punto a Chieti, 2 milioni di euro di valore, sono appena stati installati nel nuovo impianto pilota bolognese di Bio-on, un investimento complessivo da 20 milioni di euro da cui usciranno plastiche 100% naturali e biodegradabili per il settore cosmetico.

Un impianto completo di bioplastica richiede in media l’installazione di dieci reattori (ogni reattore vale un milione di euro) , che sono il cuore pulsante del processo produttivo, perché è al loro interno che i batteri mangiano scarti agroindustriali trasformandoli in polimeri. Lo sviluppo su scala mondiale della plastica bio lascia presagire una crescita esponenziale delle nuove “caldaie” verdi in cui Walter Tosto si sta specializzando sotto l’ombrello di una divisione aziendale ad hoc. Si stima che il mercato della bioplastica valga almeno 350 miliardi di euro e Bio-on sta siglando contratti di licenza in tutto il mondo per il trasferimento della tecnologia brevettata, che possono aprire la strada alle biotecnologie del partner di Chieti.

Walter Tosto nel frattempo continua a investire. «Abbiamo iniziato a puntare sul 4.0 già 15 anni fa, assai prima del piano del Governo e negli ultimi cinque anni abbiamo investito in media 20 milioni l’anno tra R&S e sviluppo per linee esterne», prosegue il manager che sta chiudendo in questi giorni una nuova acquisizione. «Ma l’investimento più importante è quello che stiamo facendo sulle risorse umane: inseriamo dai 10 ai 15 giovani ingegneri l’anno e partirà tra una settimana la seconda classe dell’istituto tecnico-industriale di Chieti intitolata al fondatore Walter Tosto e interamente focalizzata sulla caldareria meccanica.

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