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Raja Group, l’anti-Amazon francese dell’e-commerce…

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Raja Group, l’anti-Amazon francese dell’e-commerce corre con garbo

Il gruppo Raja è approdato in Italia, nel polo logistico di Castel San Giovanni a Piacenza nel 2006, cinque anni prima di Amazon, aprendo la strada. Come Amazon basa il suo successo su magazzini pieni di merce (120mila referenze, 210mila metri quadrati di magazzini in 11 centri di distribuzione in Europa) in grado di raggiungere nel giro di 48 ore 700mila clienti nel Vecchio Continente (70mila nel Belpaese) fornendo sia a Pmi sia a multinazionali tutto quanto serve per il confezionamento di articoli e per l’operatività aziendale quotidiana, dalla scatola di cartone (core business originario) alla cancelleria fino ai detersivi. Ma Raja, leader in Europa nella distribuzione di packaging (non solo online, perché il vecchio catalogo per corrispondenza alla Postalmarket è ancora apprezzato), è per storia e per Dna l’anti-Amazon.

I suoi 561 milioni di euro di fatturato non sono certo confrontabili ai 178 miliardi del colosso di Seattle, ma Raja Group continua a crescere da 74 anni fedele a un modello di società matriarcale (sono al comando le donne) attenta tanto ai bilanci quanto alla salute e al benessere della “famiglia”: 1.850 persone in Europa, 43 nella filiale italiana Rajapack, diventata in 12 anni un benchmark del Vecchio Continente per rapidità di sviluppo della piattaforma online (le vendite in Italia sono cresciute del 14% nel 2017, trend confermato anche nella prima metà di quest’anno) e una mosca bianca nel polo logistico piacentino – dove i sindacati hanno sempre un gran daffare – per pax sindacale.

Era il 1954 quando, a Parigi, Rachel Marcovici e l’amica Janine Rocher (il marchio Raja nasce dalle iniziali dei due nomi) iniziarono a vendere scatole di cartone riciclato, 40 anni prima che la Internet company di Jeff Bezos emettesse il primo vagito avendo intuito che c’era spazio enorme sul mercato per le “scatole”, data la crescita esplosiva dell’industria e della nascente distribuzione organizzata. Guida e management di Raja sono sempre rimasti rigorosamente rosa, come le fondatrici e l’attuale presidente e unica proprietaria del gruppo, la figlia di Rachel, Danièle Kapel-Marcovici. E lo stile femminile – assieme battagliero e gentile – è ciò che ha permesso all’azienda di differenziarsi e crescere in un settore prettamente maschile come il packaging.

A prescindere dalla questione gender, che oggi vede il 71% di donne al comando in azienda, «non abbiamo mai tradito la filosofia originaria di avere al centro delle nostre strategie il benessere delle persone, che siano i nostri dipendenti, i nostri fornitori e i nostri clienti», spiega Lorenza Zanardi, direttrice di Rajapack Italia, scelta personalmente da Danièle Marcovici nel 2010, allora 32enne, perché «giovane donna con figli, poliglotta e, quel che più conta, sorridente», precisa la carismatica presidente francese 75enne, imprenditrice filantropa che se deve scegliere tra due candidati di pari livello, premia chi ama ballare come lei o comunque sa divertirsi e staccare il pc e il telefono nel week-end. «Bisogna stare bene e a proprio agio in azienda, perché qui si passano le giornate lavorative. E bisogna divertirsi e riposarsi quando si è fuori, altrimenti non si stimola la creatività», ribadisce Marcovici, che ama l’arte quanto l’impresa.

I numeri le danno ragione. Entrata a 16 anni in azienda (allora Carton Raja) e dopo dieci anni di gavetta a Parigi nel commerciale, negli anni Ottanta affianca ai rappresentanti la vendita su catalogo e, nel 2004 il canale web, che oggi veicola oltre il 50% dei volumi. La multicanalità resta un asset strategico, «il catalogo di carta funziona ancora perché agevole, esaustivo, veloce e collaborativo, le aziende clienti lo sfogliano sempre volentieri, in tutta Europa», sottolinea la presidente, che ogni anno visita almeno una volta tutte le 22 sedi controllate da Parigi e organizza incontri collettivi tanto coi manager quanto con gli operai. «Paga mantenere il contatto diretto, la fidelizzazione e la soddisfazione delle persone sono la chiave del nostro successo, perché partiamo da un prodotto povero e creiamo valore aggiunto con l’altissimo servizio e la qualità, del prodotto ma anche delle risorse umane», spiega Zanardi passeggiando nei magazzini di Castel San Giovanni, passati dai 3.800 metri quadrati iniziali agli attuali 6.300.

Qui, tra muletti robotizzati e palmari che gestiscono il traffico di merci, si nota una grande scatola di caramelle sopra un pacco in partenza. «È per un nuovo cliente, è il nostro pensiero di benvenuto», spiega la direttrice italiana, che è riuscita a triplicare il fatturato dai 5,5 milioni del suo arrivo a Piacenza, nel 2010, ai 17,7 di fine 2017. E si prepara ora a toccare la soglia dei 20 milioni. Sempre e solo occupandosi rigorosamente di distribuzione. «La lezione imparata da mia madre è che ognuno deve fare bene il proprio pezzo di lavoro – racconta Marcovici –. Abbiamo quasi 700 fornitori specializzati in Europa che garantiscono il 92% degli approvvigionamenti, noi li stocchiamo (Raja ha 60 milioni di euro di stock sempre a magazzino) e li distribuiamo, offrendo anche imballaggi speciali e personalizzati ai nostri clienti, di cui diventiamo partner e consulenti», racconta Marcovici. Che non vuol sentire parlare di fondi di investimento e di Borsa e preferisce incanalare tempo, risorse ed energie su attività filantropiche in giro per il mondo (con la Fondazione Raja-Danièle Marcovici che sostiene l’emancipazione e il lavoro femminile) e sull’arte: a nord di Parigi ha realizzato una collezione permanente di arte contemporanea “Raja Art”, oltre cento pezzi tra pitture, sculture, foto e installazioni ispirate al cartone e all’imballaggio firmati da noti artisti e giovani talenti internazionali.

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