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Aperture domenicali e lavoro: ecco che cosa prevede il contratto

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Aperture domenicali e lavoro: ecco che cosa prevede il contratto

Slitta alla prossima settimana l’esame alla Camera delle cinque proposte di legge sulle chiusure domenicali degli esercizi commerciali. La riunione della Commissione Attività produttive, prevista per oggi, è stata annullata per consentire ai deputati di votare la fiducia al decreto Milleproroghe. Sulla questione non si fermano tuttavia polemiche e scontri tra favorevoli e contrari.

Il nodo del lavoro – ovvero il numero di posti di lavoro creati o meno dalle liberalizzazioni di Monti e le condizioni di assunzione dei dipendenti del commercio a seguito delle aperture domenicali – è quello su cui lo scontro sembra infiammarsi maggiormente.

Costi e benefici per le aziende
Chi contesta le liberalizzazioni (soprattutto i piccoli esercenti, ma anche i sindacati, che chiedono quantomeno una limitazione delle aperture) sottolinea lo scarso beneficio sui ricavi delle aziende, perché le aperture nei festivi non avrebbero arginato il crollo delle vendite dovuto alla crisi dei cosnumi, comportando viceversa costi aggiuntivi per i commercianti e difficoltà nell’organizzazione dei turni del personale.

Costi che viceversa la grande distribuzione riesce ad assorbire meglio rispetto ai piccoli esercizi, così come riesce più agevolmente a organizzare i turni. «Alla domenica l’organico in attività nei negozi è più basso, quindi il costo del lavoro è inferiore rispetto agli altri giorni – osserva Francesco Quattrone, direttore Area lavoro e relazioni sindacali di Federdistribuzione – Mentre, per valore delle vendite, è il secondo giorno della settimana. Anche se non si fanno grandi margini, quindi, le aperture domenicali permettono alle aziende di aumentare i profitti». Federdistribuzione ha inoltre calcolato che, dalla liberalizzazione, nella Gdo sono stati erogati ogni anno 400 milioni di euro di stipendi in più. Cifra che corrisponde, mediamente, a 16mila lavoratori «full time equivalent». Tenendo conto che le proposte presentate alla Camera vanno verso una chiusura totale (anche di esercizi che già prima della legge Monti erano aperti la domenica, come i mobilifici), questo dato secondo Quattrone può arrivare ai 30-40mila dipendenti di cui si è parlato in questi giorni. Sempre secondo Federdistribuzione, dal 2012 le aperture domenicali hanno garantito alle aziende della Gdo un aumento dell’1% delle vendite alimentari e del 2% di quelle non alimentari.

Il nodo salari: che cosa prevede il Contratto

Il contratto nazionale del commercio (valido per tutti gli esercizi e superfici) prevede che il lavoro domenicale e festivo sia retribuito con una maggiorazione del 30%. Percentuale si applica a qualsiasi forma di contratto, a tempo indeterminato (l’89% nella Gdo) e determinato o con contratti di somministrazione. In molte aziende, spiega il segretario generale di Fisascat-Cisl, Mirco Ceotto, si è arrivati a percentuali più alte, grazie ai contratti integrativi o, soprattutto per quanto riguarda gli esercizi più piccoli, grazie ai contratti territoriali siglati con Confcommercio. «La maggioranza delle aziende applica però soltanto il contratto nazionale», commenta Bruno Boco, segretario nazionale Uiltucs.

Il rebus dei turni
Il tema più spinoso è proprio quello dei turni: la norma nazionale prevede un massimo di 24 domeniche lavorate nel corso dell’anno (e altrettanti riposi infrasettimanali) per i contratti che prevedono il riposo domenicale. Nei contratti più recenti però (successivi alla legge Monti sulle liberalizzazioni) ilriposo non coincide necessariamente con la domenica e in questi casi, ipoteticamente, il lavoratore potrebbe essere chiamato a lavorare anche tutte le domeniche e riposare nei feriali. «Difficile che accada, perché le aziende riescono a organizzare la turnazione – fa notare Quattrone –. Inoltre, le aziende nostre associate dichiarano che di domenica e nei festivi la maggioranza del lavoro è su base volontaria». I casi non mancano, nota però Alessio Di Labio, funzionario Filcams-Cgil, «soprattutto tra i dipendenti part-time».

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