Economia

Ilva ad ArcelorMittal: anche a Taranto valanga di sì all’accordo

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approvato l’accordo sindacale

Ilva ad ArcelorMittal: anche a Taranto valanga di sì all’accordo

Taranto conferma il successo del referendum che approva l’accordo sull’Ilva tra Arcelor Mittal e i sindacati metalmeccanici. Dopo quattro giorni di assemblee in fabbrica, le operazioni di scrutinio si concludonocon il sì all’intesa al 94%. Un risultato comunicato in tempo reale via Twitter da Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl. In particolare su 10.805 aventi diritto, 6.866 sono stati i votanti pari al 63,5%, 10 schede nulle (0,12), 12 schede bianche (0,16) 392 no (5,7) e 6.452 si.

Egualmente elevata la percentuale di consenso che c’è stata nei giorni scorsi nelle altre fabbriche, anch’esse chiamate al referendum.

A Genova, infatti, altro sito importante dopo Taranto, l’accordo ha ricevuto il 90,1% di voti favorevoli, a Novi Ligure l’89,4%, l’87% a Racconigi e il 63% a Marghera. L’adesione all’intesa si era profilata già nei giorni scorsi e si è via via rafforzata man mano che si svolgevano le consultazioni sito per sito.
L’accordo con Mittal è stato raggiunto nel primo pomeriggio dello scorso 6 settembre dopo una trattativa che era cominciata intorno alle 14 del giorno prima e che, fatte salve alcune interruzioni, era andata avanti per tutta la notte. Oltre alla delegazione di Mittal e i sindacati delle federazioni metalmeccaniche anche i commissari straordinari Ilva e il ministro dello Sviluppo economico economico, Luigi Di Maio.

GUARDA IL VIDEO / Ilva, accordo al ministero dello Sviluppo economico

La trattativa, il 5 settembre, è partita con la proposta di Mittal di assumere 10.300 lavoratori, numero più alto rispetto ai 10mila della mediazione dell’ex ministro Carlo Calenda. Il pressing dei sindacati e del ministro ha poi portato Mittal, all’alba del 6 settembre, ad accettare la proposta del Governo di 10.700 assunti subito e da allora il negoziato al Mise ha imboccato la dirittura finale, concludendosi alcune ore più tardi, con la firma. I dipendenti Ilva alla data dello scorso marzo sono 13.618 nel gruppo e 10.849 a Taranto. Mittal ne assumerà in totale 10.700 di cui 8.200 a Taranto. Chi non passerà alla nuova società, rimarrà in carico all’amministrazione straordinaria di Ilva. Previsto che una quota di questo personale di Taranto, dai 300 ai 400, possa essere impiegata nella parte di bonifica che gestiranno i commissari (con le risorse ottenute dai Riva, un miliardo) in aggiunta a quelle di competenza di Mittal (che spenderà ulteriormente poco più di un miliardo).

L’accordo si chiude con zero esuberi e questo è valutato dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, firmatari dell’intesa, come un punto di forza. Previsto anche un meccanismo per incentivare le uscite volontarie anticipate dalla fabbrica (bonus di 100mila euro lordi procapite) ma per chi alla fine dell’attuazione dei nuovi piani industriale e ambientale, nel 2023,sarà ancora in cassa integrazione, c’è l’impegno di Mittal ad avanzare al lavoratore interessato un’offerta occupazionale. Una clausola di garanzia che viene giudicata importante dai sindacati in quanti ha agevolato l’accordo insieme al mantenimento delle garanzie dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

C’è poi tutto il capitolo ambientale con l’accelerazione a Taranto di una serie di interventi. Punto che però suscita le critiche degli ambientalisti (e le perplessità dell’Arcidiocesi di Taranto) in quanto non é stata introdotta con efficacia la Valutazione integrata ambientale e del danno sanitario per calcolare, con anticipo sugli investimenti, se c’é o meno, e di quale entità è, un rischio di malattie per la popolazione e i lavoratori esposti.

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