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Turchia, così l’azienda italiana che paga l’affitto in…

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IL CASO PASELL

Turchia, così l’azienda italiana che paga l’affitto in lire ci guadagna

Le imprese italiane iniziano a confrontarsi con le novità del decreto Erdogan, che certo non facilita la vita nelle transazioni su beni mobili, immobili e locazioni. Anche se, avendo a che fare con una valuta in caduta libera sui mercati internazionali, l’effetto è molto diverso a seconda del “lato” della transazione gestita. Chi riceve un affitto in dollari ed è costretto a passare alle lire non è certo avvantaggiato, chi invece deve pagare sperimenta la situazione opposta. Per Salvatore Amitrano, imprenditore della componentistica che nel 2012 ha aperto un impianto in Turchia, la situazione è favorevole.

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Avendo optato già anni fa per una conversione del contratto di affitto della sua azienda da dollari a lire turche. «Oggi l’esborso è di circa 100mila lire turche al mese - spiega l’imprenditore - e se invece avessimo mantenuto il contratto in dollari ora dovremmo pagare molto più, circa 140mila lire turche. Se fossimo rimasti con il contratto in dollari ora sarebbe davvero una tragedia».

Nelle transazioni interne al momento per l’azienda poco o nulla cambia, perché la produzione locale di componenti per elettrodomestici è diretta al mercato interno, con entrate ed uscite nella stessa valuta. «L’unico dubbioio - spiega l’imprenditore - riguarda un singolo fornitore che ha chiesto due settimane fa di essere pagato in dollari. E tutto sommato, se dovessimo d’ora in avanti pagarlo in lire non sarebbe male».

Amitrano ha visto per ora solo un calo limitato del mercato interno di riferimento ma la preoccupazione maggiore è per il valore dell’investimento.

«Se prendo il valore di bilancio dell’azienda turca - spiega - ora vedo chiaramente un dato ridotto rispetto a quanto investito. Pensi che nel 2012 per comprare un euro bastavano poco più di due lire turche, ora ne servono quasi otto».

Le transazioni estere dell’azienda continuano invece ad essere gestire con altre valute, come ad esempio le forniture in arrivo dalla casa madre italiana, che saranno ancora in euro.

«Ad ogni modo domani dovrò sentire i miei consulenti in loco - aggiunge - perché i cambiamenti sono davvero molto rapidi e comprendere ciò che accade è difficile».

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