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Dazi Trump, il paradosso dell’acciaio: l’Italia esporta…

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MADE IN ITALY

Dazi Trump, il paradosso dell’acciaio: l’Italia esporta più di prima

Le minacce di Trump non fanno più paura agli italiani. Almeno per il momento. Un primo bilancio di quasi quattro mesi di dazi rivela uno scenario inaspettato, con il made in Italy e le altre produzioni europee che continuano a esportare come prima, in molti casi più di prima. I dazi hanno surriscaldato ulteriormente i prezzi sul mercato a stelle e strisce, già in tensione. Il risultato, complice una fase di mercato espansiva, è stato positivo per tutti, con l’eccezione degli end user: è il caso per esempio dei produttori di auto (Trump non ha mai rinunciato all’idea di imporre altri dazi, questa volta sull’automotive non americano).

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In questi mesi i principali operatori siderurgici italiani non hanno mollato la presa sul mercato statunitense e, anzi, hanno allargato la loro azione anche ai paesi confinanti, come Canada e Messico, che a loro volta stanno beneficiando della situazione.

«Il delta tra prezzi italiani e statunitense - spiega Antonio Gozzi, leader del gruppo Duferco, che come partner principale ha l’americana Nucor - si attesta tra i 250 e i 300 dollari. Questo vale per diverse categorie di prodotto, ma in molti casi il differenziale addirittura lo supera». Questo significa che, con un dazio al 25% sui prodotti provenienti dall’Italia, in questo momento le aziende italiane stanno ancora esportando ancora con convinzione, essendo i margini di guadagno ancora elevati.

I dati di Eurofer (l’associazione che raggruppa i produttori europei di acciaio) lo conferma. Lamiera, travi e coils esportati dall’Europa non hanno registrato sussulti in questi ultimi mesi. Nei primi sette mesi dell’anno sono state in particolare esportate dall’Italia 173mila tonnellate di tondo per cemento armato, con una media di 34.500 tonnellate al mese, contro le 51mila tonnellate esportate nell’intero 2017. Significativo notare che i mesi di quest’anno in cui sono stati scambiati i maggiori volumi sono stati quelli di maggio e di giugno (con stock rispettivamente di 59mila e 65mila tonnellate esportate), dopo le decisioni Usa. E le vendite sul suolo americano, come confermano molti operatori, stanno proseguendo anche dopo luglio.

«Esisteva già un fenomeno di differenziale di prezzo tra Usa ed Europa - spiega Gozzi -, legato al fatto che il mercato americano è più protetto, già bloccato per molti flussi; i dazi hanno enfatizzato questo differenziale. I produttori Usa, sentendosi più protetti, hanno a questo punto alzato i prezzi e su questo trend si è innestata la domanda in crescita dei settori dell’edilizia e dell’auto e il contemporaneo shortage ìdella capacità produttiva americana, già quasi completamente sfruttata». I flussi di vendita spesso non sono continuativi, perchè l’amministrazione americana tende ad avviare indagini antidumping non appena registra grossi quantitativi in sequenza. Per questo motivo spesso le aziende hanno preferito vendere in Canada, oppure in Messico, che beneficiano dei prezzi americani ma sono meno chiusi.

Tra le aziende italiane che guardano al Nordafrica molte sono realtà attive nell’acciaio per edilizia e oggi «orfane» dello sbocco verso il Nord Africa (l’Algeria comprava molto fino all’anno scorso, poi il Governo ha irrigidito i flussi). Tra queste per esempio Feralpi: il presidente Giuseppe Pasini ha recentemente confermato il tentativo di riposizionamento dell’export extraeuropeo del gruppo sui mercati del Canada e degli Usa, «mercati più complessi anche per la tipologia di prodotto che richiedono - ha detto - ma che ci stanno dando diverse soddisfazioni anche nel 2018, con volumi che non sono stati penalizzati dalle decisioni dell’amministrazione Usa».

Oggi i produttori americani, per dirla con l’opinione di molti commercianti «fanno festa», e con loro anche gli italiani che vendono. «L’effetto dazio è stato un boomerang - spiega Gozzi -, c’è stata paura all’inizio, forse per motivi di incertezza psicologica, tanto è vero che si è vista qualche conseguenza nel trimestre scorso, che è stato di rallentamento. Ma questo trimestre è stato diverso». Nessuna delle nefaste conseguenze attese dagli operatori si è concretizzata, neppure sul mercato europeo, dove ci si aspettava una caduta dei prezzi e un’invasione dii flussi deviati a causa dell’offerta eccedentaria in Usa. «Non c’è stata offerta eccedentaria, perchè i siderurgici americani hanno continuato a esportare - conclude Gozzi -, e i flussi deviati sono stati evitati grazie alle misure di salvaguardia introdotte in Europa».

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