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I furbetti dell’Ilva: meglio restare in cassa integrazione che farsi…

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I furbetti dell’Ilva: meglio restare in cassa integrazione che farsi assumere da ArcelorMittal

L'accordo al Mise tra sindacati metalmeccanici e Arcelor Mittal è chiaro. Dice che Mittal, nuovo gestore dell'acciaieria, deve assumere dall'Ilva in amministrazione straordinaria 10.700 dipendenti di cui 8.200 nello stabilimento di Taranto, il più grande del gruppo ma anche il numero 1 in Europa. Chi non transita con Mittal, va in cassa integrazione straordinaria che durerà quanto l'attività di impresa dell'amministrazione straordinaria. Cioè almeno sino ad agosto del 2023.

Ebbene, non ci sono ancora numeri al riguardo ma nell'Ilva di Taranto a molti interesserebbe restare dipendenti dell'amministrazione straordinaria anziché essere iscritti a libro paga della nuova proprietà. È una corrente di pensiero che, di giorno in giorno, si fa strada. Cresce e raccoglie adesioni. L'ammettono, riservatamente, anche i sindacalisti. Si ipotizza persino - ma l'ipotesi la si ridimensiona subito portandola al livello di battuta - che alla fine l'amministrazione dei commissari Gnudi, Carrubba e Laghi possa trovarsi con più dei 2.800 addetti stimati.

Numero, questo, che deriva sottraendo dai 13.500 che oggi sono l'organico dell'Ilva, i 10.700 assunti dalla multinazionale, primo produttore di acciaio nel mondo, che ha vinto a giugno 2017 la gara di aggiudicazione. Magari non ci sarà proprio la corsa a restare con l'amministrazione straordinaria, ma la cosa, spiega un sindacalista, attrae non poco. E perché poi restare con la gestione attuale, e in cassa integrazione, anziché tornare a lavorare con la nuova proprietà? Per quanto possa sembrare strano, l'amministrazione straordinaria, che significa gestione dello Stato, rassicura. Tranquillizza. Mette al riparo da scossoni. È il sistema collaudato degli ultimi anni che prosegue. Mai saltato uno stipendio nonostante l'Ilva producesse meno, con un minor giro di affari e clienti, e perdesse (ultimamente 30 milioni al mese, uno al giorno). Invece la gestione del nuovo imprenditore un po’ spaventa. È una pagina nuova che si apre e nessuno, al di là delle aperture iniziali, sa davvero come Mittal si comporterà nel concreto. Come manderà avanti lo stabilimento e, soprattutto, come lo comanderà.

I soldi? Per molti non sarebbero una perdita rilevante. Considerato che una fetta significativa del personale Ilva di Taranto é pendolare, stare a casa, in cassa integrazione, significherebbe risparmiare i costi del trasporto. E magari, per i più fortunati o intraprendenti, fare anche un secondo lavoro. Eppoi c'è un particolare non trascurabile: sinora gli ammortizzatori sociali per il personale Ilva (prima i contratti di solidarietà, adesso la cassa integrazione straordinaria) hanno assicurato una copertura economica migliore rispetto a quella di cui hanno beneficiato i lavoratori di altre aziende. Per la cassa in corso, ad esempio, il Governo precedente lo scorso anno stanziò 24 milioni - in aggiunta alle somme erogate dall'Inps - proprio per consentire una protezione reddituale più ampia per gli addetti Ilva. «Certo, questo plus termina col 2018 - osserva un sindacalista - ma chi può dire, ora, che non ci sarà qualche altro provvedimento analogo a fine anno? Un rinnovo? D'altra parte, governano i Cinque Stelle con la Lega, i quali del reddito di cittadinanza e dello sforamento del rapporto deficit-Pil hanno fatto una bandiera politica».

Ma anche non prevedendo alcuna aggiunta economica sul trattamento di cassa, è fuori discussione che l'ammortizzatore sociale per coloro che rimarranno con l'amministrazione straordinaria Ilva sarà almeno sino al 2023. Quindi cinque anni a partire dal prossimo. Proprio perché è una cassa legata all'amministrazione straordinaria. E pure qui, aggiunge una fonte sindacale, chi può escludere una proroga, magari sino al 2025, e quindi saliremmo da cinque a sette anni di cassa. Il mondo del lavoro, d'altra parte, è pieno di casi in cui gli ammortizzatori sociali sono stati erogati con generosità.

Questo termine del 2025 va però spiegato. Esiste infatti l'amministrazione straordinaria legata alla definizione della procedura in atto al Tribunale di Milano ed esiste quella connessa all'esercizio di impresa. La prima non ha un tempo per ora definito. Dipende da quando la partita dell'insolvenza della “vecchia” Ilva si chiuderà davanti al giudice delegato. Si tratta di una partita enorme se si considera che in partenza erano almeno 17mila le posizioni debitorie di Ilva tra dipendenti, fornitori, indotto e banche. La seconda, l'attività di impresa, dovrebbe presumibilmente finire nel 2023.

Ovvero, una volta che Mittal avrà completato l'attuazione dei piani ambientale e industriale, i commissari Ilva chiederanno al Mise di cessare l'attività di impresa, ci sarà il dissequestro giudiziario degli impianti dell'area a caldo di Taranto - grazie ad una legge del 2012 vige adesso la facoltà d'uso - e Mittal da affittuario di Ilva (canone da 180 milioni annui) diverrà proprietario (1,8 miliardi il prezzo di acquisto, da cui va detratto il fitto nel frattempo versato). Perchè si ipotizza un allungamento al 2025? Perché nella clausola di salvaguardia inserita a pagina 8 dell'accordo al Mise viene detto: qualora al momento dell'emissione del decreto di cessazione dell'esercizio di impresa delle società Ilva vi fossero ancora dei lavoratori alle dipendenze delle società Ilva, Am Investco (la società con cui Mittal ha effettuato l'acquisizione) formulerà, ovvero farà sì che le affiliate formulino - alla cessazione dell'as e in ogni caso non prima del 23 agosto 2023 e non oltre il 30 settembre 2025 - una proposta di assunzione. Va però chiarito che la proposta di assunzione vale solo per chi non verrà prossimamente selezionato da Mittal e rimarrà con l'amministrazione straordinaria. Non per chi, a fronte di una proposta di assunzione di Mittal, dovesse deliberatamente scegliere di restare con l'as.

Infine, non indifferente sembra essere il richiamo economico dell'incentivo messo in campo per favorire l'esodo agevolato e anticipato da Ilva e scremare così l'organico in modo indolore. Sono 100mila euro lordi, pari a 77mila netti, se si decide di andar via entro gennaio prossimo. Dopodichè, la somma comincia a decrescere. Si vedrà se attraverso questo plafond di 250 milioni si riusciranno ad avere 2.000-2.500 uscite anticipate, cioé quante ne sono state stimate. L'incentivo è comunque alto se si considera che per favorire la mobilità in uscita sono stati dati in precedenza da Ilva 40mila euro e che a Piombino l'indennizzo è stato di 80mila.

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