Economia

Sos dei mulini italiani: energia e Gdo schiacciano la filiera del frumento

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AGRIFOOD

Sos dei mulini italiani: energia e Gdo schiacciano la filiera del frumento

(Fotolia)
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Da un lato il crollo dei consumi domestici di pasta, che negli ultimi quattro anni hanno subito una flessione del 7%. Dall’altro gli alti costi di produzione connessi al sistema Paese, a partire da quelli per l’energia elettrica, le politiche commerciali della grande distribuzione organizzata, che tra sconti e promozioni schiacciano verso il basso il prezzo al consumatore della pasta di prima fascia, e l’estrema volatilità del prezzo della materia prima. Il risultato è una contrazione della redditività delle imprese delle filiere del frumento duro e del frumento tenero che sta generando tensione e conflittualità.

«Le nostre aziende stanno investendo sull'innovazione, tra riscoperta di grani antichi e ricerca varietale da affiancare alla produzione tradizionale. Ma il Governo deve intervenire. Sia per diminuire i costi del sistema Paese, prima di tutto quelli per l’energia, sia per proporre una politica industriale capace di coinvolgere anche la Gdo». È un vero e proprio allarme quello lanciato da Cosimo De Sortis, presidente di Italmopa, associazione degli industriali mugnai d’Italia in occasione del convegno “Valorizzare le filiere nazionali del frumento tenero e del frumento duro” che a Bologna ha radunato Ismea, ministero delle Politiche agricole e forestali, docenti universitari, Alleanza delle coop italiane dell’agroalimentare, Confagricoltura.

Il settore si è presentato con grandi numeri (la produzione dell’industria molitoria ha toccato l’anno scorso quota 11 milioni di tonnellate con un fatturato che ha superato i 3,4 miliardi di euro). Ma anche indebolito da una flessione dei ricavi per quanto riguarda il frumento duro che negli ultimi due anni ha raggiunto un picco del 7%, a fronte di una tenuta del frumento tenero. Le aziende stanno progressivamente perdendo marginalità con duri contraccolpi sulla coesione delle filiere. Problema che riguarda un mercato interno sferzato dalla contrazione dei consumi. E di fronte al quale il grande obiettivo resta quello di incrementare il valore del prodotto percepito dai consumatori. Ma resta la questione dell’assenza di una politica industriale che, aggiunge De Sortis, «riconosca alla filiera del grano duro e del grano tenero il ruolo strategico che ha per il made in Italy».

Se all’estero nuove grandi opportunità si potrebbero aprire incentivando la riconversione agricola verso le coltivazioni biologiche, sulla scia del boom della domanda di biofood che arriva, per esempio, dagli Stati Uniti, sul mercato domestico si sta giocando una partita che richiede accordi tra imprese agricole e industria alimentare. «Dobbiamo privilegiare un approccio cooperativo tra i vari attori della filiera – dice De Sortis – perché oggi possiamo affermare senza timore che il comparto distrugge valore».

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