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Il Polo del Gusto di Riccardo Illy prende forma: entro un anno il via alla…

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Il Polo del Gusto di Riccardo Illy prende forma: entro un anno il via alla sub holding

Definizione della governance, ingresso di un partner finanziario, quotazione delle singole società e reinvestimento del cash flow nel settore del vino. Il progetto di una sub holding che controlli le aziende minori del gruppo Illy, quelle non legate al caffè, e ne sostenga crescita e internazionalizzazione sta prendendo forma. Ma i tempi sono quelli di una visione lunga, di una realtà che, nonostante la dimensione globale, resta un’azienda a carattere familiare, abituata a ragionare in termini di generazioni. Il presidente del gruppo, Riccardo illy, parla di un decennio per portare a maturità quel Polo del gusto che comprende, oltre al caffè (con Illycaffè), anche the (Dammann Frères), cioccolato (Domori), confetture (Agrimontana) e vini (Mastrojanni).

Il progetto del Polo del Gusto

Primo passo, entro il 2019, la costituzione della nuova società del Gruppo Illy, che controllerà le «consorelle», che insieme rappresentano circa il 10% del fatturato consolidato di gruppo (516,3 milioni di euro nel 2017) e rispondono alla strategia di diversificazione avviata dal gruppo 14 anni fa. «I tempi sono maturi», spiega Riccardo Illy, uscito dalla governance dell’ammiraglia Illycaffè due anni fa per assumere la presidenza della holding e concentrarsi sullo sviluppo delle società minori. Tutte danno buoni segnali di crescita e hanno ormai, dice il presidente, una «dimensione discreta»: Dammann Frères (controllata al 77,09%) ha raggiunto l’anno scorso i 34,9 milioni di euro (+4,5%). Domori (controllata al 100%) ha un fatturato di 17,2 milioni e raggiungerà quest’anno il pareggio di gestione, assicura Illy. Mastrojanni, anch’essa controllata al 100%, nel 2017 ha raggiunto i 2,1 milioni di euro. Agrimontana (di cui la holding possiede il 40%) è cresciuta invece del 7,7%, con vendite per 19,7 milioni.

Obiettivo: preparare il passaggio generazionale
«Oggi anche le società più piccole si sono rese finanziariamente autonome e per questo è il momento giusto per dare vita a una sub holding e cercare un partner finanziario che le aiuti a crescere ulteriormente, a consolidarne il processo di internazionalizzazione e prepari lo sbarco in Borsa di ciascuna», spiega ancora Riccardo Illy. Tutto per gradi, senza strappi: «Non abbiamo fretta – precisa l’imprenditore –. Il nostro obiettivo è sul lungo termine, su quello che potranno portare a compimento le nuove generazioni».

Proprio la volontà di garantire un percorso imprenditoriale di crescita per le generazione successive (la quarta, con ben nove cugini, e la quinta, che al momento ne ha tre) è alla base della strategia di diversificazione che ha portato alla creazione del Polo del gusto: «L’alternativa poteva essere restare nel settore del caffè, scendendo di qualità e di prezzi – dice Illy – ma abbiamo scartato questa ipotesi, preferendo restare nel segmento Premium». Una risposta, dunque, anche a un mercato del caffè che va sempre più verso una concentrazione tra colossi internazionali (si pensi ai recenti accordi tra Nestlé e Starbucks, o tra Coca-Cola e Costa Caffè). Ma di caffè Riccardo Illy non vuole parlare: quella è materia del fratello minore, Andrea, presidente di Illycaffè. Il suo impegno è tutto rivolto alla creazione della nuova società, che ora fa un passo ulteriore, aprendo a una partner finanziario che, come accennato, possa spingere la crescita delle aziende e prepararle alla quotazione, approfittando anche di una situazione finanziaria europea che non durerà a lungo, vista la fine del Quantitative Easing a fine anno e la fine del mandato di Mario Draghi alla guida della Bce, nel 2019.

Investitori cercansi: i contatti dall’estero
«Siamo stati contattati da alcuni investitori interessati a entrare, con una quota minoritaria che non dovrà superare il 40%, nellla sub holding, e stiamo valutando le offerte – dice Illy – una arriva da Hong Kong, una dalla Gran Bretagna e due dalla Francia». Il partner dovrà essere in grado non solo di portare risorse finanziarie per lo sviluppo delle aziende, ma anche relazioni commerciali nel mondo, per favorire l’internazionalizzazione delle aziende che, precisa Riccardo Illy. «L’obiettivo è che ciascuna società del gruppo abbia una dimensione globale – spiega –: Illycaffè e Mastroianni generano circa i due terzi del loro fatturato all’estero. Per le altre immaginiamo un 60% di export».

Su un periodo più lungo l’idea è di reinvestire il cash flow generato dalle società ormai quotate nel settore vitivinicolo, ad alta intensità di capitale, ma ad altissimo potenziale. Inoltre, se servirà a favorire la crescita delle società già in portafoglio e aumentarne la dimensione globale, Illy non esclude ulteriori acquisizioni, anche all’estero, sempre in questi settori.

Entro l’anno i soci (i quattro fratelli e la madre Anna) dovranno arrivare a una decisione finale e alla delibera sul nuovo soggetto, per arrivare alla costituzione della sub holding nel corso del 2019. «A quel punto ci concentreremo sulla crescita e la quotazione delle società – spiega il presidente –: la prima potrebbe arrivare in Borsa già entro un paio d’anni, poi procederemo gradualmente. Nel giro di una decina di anni tutte saranno quotate». Resta invece per il momento esclusa da progetti di quotazione la più grande delle sorelle, Illycaffè, alla cui guida resta Andrea, in una sorta di spartizione dei ruoli tra fratelli che, insieme alla madre Anna, controllano il 100% del gruppo.

Francesco (presidente di Mastrojanni) hai 20,72%, mentre gli altri tre il 23,10%, anche se la quota di Riccardo è in nuda proprietà alla figlia Daria, unica della quarta generazione a sedere già nel cda. Se le quote sono paritetiche (o quasi), i compiti sono tuttavia ben distinti e senza reciproche invasioni di campo, con Riccardo (noto anche per l’impegno in politica in passato, come sindaco di Trieste e governatore del Friuli) e Andrea alla guida di posizioni chiave.

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