Economia

Cassa integrazione, a rischio 180mila lavoratori. Per chi scade la Cig

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raddoppiate le domande disoccupazione

Cassa integrazione, a rischio 180mila lavoratori. Per chi scade la Cig

Massimo 24 mesi (o 36) in un quinquennio mobile. È il “tetto della discordia” introdotto dal Jobs act, con il decreto legislativo 148 del 2015 che dal 24 settembre di 3 anni fa ha cambiato le regole delle cassa integrazione e che in questi giorni è tornato sotto i riflettori dopo le proteste dei sindacati che lamentano il rischio per decine di migliaia di lavoratori che vedono chiudersi in questi giorni il paracadute della cassa integrazione.

GUARDA IL VIDEO / Landini(Cgil): chiesto a Governo tavolo su ammortizzatori sociali

Il quadro, secondo i calcoli dei sindacati, stima 140mila metalmeccanici coinvolti da situazioni di crisi e si potrebbe arrivare a oltre 180mila considerando tutti gli altri settori. Molti di questi lavoratori da qui a fine anno, secondo i sindacati, rischiano di entrare nella schiera dei tre milioni di disoccupati. Perché proprio da qui in avanti verrà meno l’ultima spiaggia dei contratti di solidarietà eil 31 dicembre scadrà il periodo transitorio della Cig per cessazione di attività, una delle causali abolite dal Jobs act.

Gli ultimi dati sulla cassa integrazione - relativi ai primi otto mesi dell’anno - evidenziano una richieste di ore non lontana da quelle del 2008 e una progressiva diminuzione dal 2010. Secondo l’ottavo rapporto 2018 della Uil (su dati Inps) nei primi 8 mesi del 2018 i posti di lavoro salvaguardati con la cassa integrazione sono stati 110.823 e su 150,7 milioni di ore di cassa autorizzate circa il 75% ha riguardato l’industria, il 16% l’edilizia, il 8% il commercio e l’1% l’artigianato.

IL TREND DELLA CASSA INTEGRAZIONE
Ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale. (Fonte:INPS - Coordinamento Generale Statistico Attuariale)

Dall’altro lato però non bisogna sottovalutare, anno dopo anno, il trend in crescita delle richieste di Naspi (il sussidio di disoccupazione) che da gennaio a luglio di quest’anno ha superato il milione di domande. Un vero e proprio boom, come evidenzia l’ottavo rapporto 2018 della Uil, si è registrato a luglio che rispetto al mese precedente è caratterizzato da un quasi raddoppio di richieste, passate dalle 139mila di giugno alle 276mila di luglio.

«Una motivazione - si legge nel rapporto Uil - potrebbe derivare dall’entrata in vigore del decreto dignità che, nella prima stesura, non prevedendo un periodo transitorio può aver causato il mancato rinnovo di molti contratti a termine».

IL TREND DELLA DISOCCUPAZIONE
Mesi presentazione domanda: gennaio 2016-luglio 2018 (dati provvisori definiti sulla base dei dati di archivio al 2 settembre 2018). (Fonte: INPS - Coordinamento Generale Statistico Attuariale)

Ma vediamo quello che prevede la legge che vicepremier Di Maio ha definito una «riforma folle che umilia le persone», contestata anche da diverse centinaia di lavoratori che il 24 settembre hanno manifestato pacificamente sotto al Ministero dello Sviluppo mentre i segretari generali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil venivano ricevuti dai dirigenti del dicastero. Al presidio c’erano diverse centinaia di lavoratori, dipendenti di aziende come Electrolux, Whirpool, Indesit, Comital, Industria Italiana Autobus, Tecno, Cerutti, Piaggio, Emarc, De
Masi, Jabil, le aziende dell'indotto Alcoa del Sulcis e quelle dell'indotto del petrolchimico di Siracusa.

Tra le novità previste dalla riforma degli ammortizzatori sociali del Governo Renzi c’è intanto l’allargamento della platea dei beneficiari agli apprendisti (con contratto professionalizzante) con almeno 90 giorni di anzianità effettiva di lavoro (requisito valido per tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato).

Viene poi da un lato confermato il limite della cassa integrazione ordinaria di 52 settimane nel biennio precedente, ma soprattutto viene introdotto un nuovo limite: per ciascuna unità produttiva, la somma di Cig ordinaria e straordinaria autorizzata non può superare i 24 mesi in un quinquennio mobile e si arriva a 36 nei casi (frequenti) in cui venga utilizzata anche la formula dei contratti di solidarietà (che rappresenta una delle causali della cassa integrazione).

Il decreto legislativo 148/2015, nel fissare la durata massima degli ammortizzatori, ha azzerato in via generale tutti i contatori e quindi i limiti sono partiti dal 24 settembre 2015.

Il quinquennio “mobile” è, nella sostanza, un periodo di osservazione “a ritroso”, per ogni singola unità produttiva: essendo un parametro “non fisso”, il periodo si sposta con il passare del tempo e ciò avviene anche mentre si beneficia del sussidio. Un’azienda che ha chiesto il sussidio per i propri dipendenti a il 24 settembre 2015, con le nuove regole poteva arrivare (in via continuativa), fino al 24 settembre 2018 e si trova quindi da oggi scoperta.

Con le vecchie regole - ante Jobs act - il quinquennio era fisso (e scadeva il 10 agosto). Per cui ipotizzando una Cassa straordinaria autorizzata dal 1° gennaio 2016 per 36 mesi si poteva chiedere una nuova autorizzazione di Cigs già dal 2020, dopo la scadenza di quella precedenza.
Non mancano comunque le deroghe. Una prima eccezione riguarda le imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa, che hanno cessato il programma di crisi o riorganizzazione nel periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2018; in questo caso, con un accordo stipulato in sede governativa, può essere concesso un ulteriore intervento di Cigs (o di mobilità in deroga) ma, comunque, la durata non può superare il 31 dicembre 2018.

Solo fino al 2019, poi, per le aziende con oltre 100 dipendenti e con rilevanza economica strategica anche a livello regionale, con esuberi significativi nel contesto territoriale, possono essere concessi ulteriori 12 mesi per continuare una riorganizzazione complessa, ovvero ulteriori 6 mesi in caso sia presente una crisi complessa. I lavoratori coinvolti in questo caso sarebbero circa 12-13mila.

Una deroga speciale riguarda, infine, le aziende del settore editoria, i cui limiti di durata previsti dal Jobs act sono scattati dal 1° gennaio 2018.

Le intenzioni del Governo
Il vicepremier Luigi Di Maio da un lato ha preso l’impegno di «garantire a coloro che avevano la Cigs continuità di questo strumento» e dall’altro ha aggiunto al termine della riunione di lunedì 23 settembre nello stabilimento Ilva di Genova Cornigliano che «nel decreto Emergenze, meglio conosciuto come Genova, c’è anche la ricostituzione della Cassa integrazione per cessazione, uno strumento fondamentale per i lavoratori delle aziende che subiscono la delocalizzazione ma anche per chi cessa l’attività per problemi di business».

Di Maio ha ribadito durante l’incontro con i sindacati del settore metalmeccanico del 24 settembre l’intenzione del Governo di non lasciare senza tutele i lavoratori in cassa integrazione. «Il Governo assicurerà la copertura della cassa integrazione per i lavoratori che oggi restano scoperti da ammortizzatori. Una misura che risponde a un’emergenza generata dal Job act nell’attesa di una riorganizzazione generale delle misure di sostegno al reddito che sarà realizzato in legge di bilancio»
«In legge di bilancio - ha concluso il Ministro - metteremo fine alle distorsioni che il Jobs act ha generato in questi anni».

«È un primo risultato che ci permette di organizzare con calma gli ammortizzatori sociali» ha detto il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, uscendo dal tavolo. Soddisfatti anche Francesca Re-David, segretario generale della Fiom e Marco Bentivogli della Fim-Cisl. Secondo quanto riferito dai sindacati entro il 24 ottobre saranno anche prorogati gli ammortizzatori per quelle aziende in crisi che, pur avendo ultimato il triennio di ammortizzatori sociali, non hanno ancora finito le ristrutturazioni.

Il prossimo appuntamento con i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil è fissato per lunedì 1° ottobre, quando verrà affrontato il tema degli ammortizzatori sociali per tutte le categorie. «Tra i chiarimenti che porteremo al tavolo - spiega Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl - non solo quella sulla Cassa integrazione, ma anche su come si “combinerà” la Naspi con il reddito di cittadinanza e anche come sarà affrontato il tema delle politiche attive».
A proposito del reddito di cittadinanza Di Maio, intervenendo a Porta a Porta, ha dichiarato che «da metà marzo 2019 saranno avviati i centri per l’impiego con il reddito di cittadinanza erogato».

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