Economia

Torna la Cig per cessazione, ecco quali sono i requisiti per richiederla

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la circolare del ministero del lavor spiega le novità

Torna la Cig per cessazione, ecco quali sono i requisiti per richiederla

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Con il decreto “urgenze” , in vigore da sabato 29 settembre, torna la cassa integrazione per la cessazione attività. Si tratta di una deroga a quanto stabilità dal Jobs act, che nel 2015 aveva escluso dagli ammortizzatori sociali “in costanza di rapporto di lavoro” i lavoratori delle aziende destinate alla chiusura (cancellando di fatto la causale per cessazione attività).

Diciamo subito che non è un vero e proprio ritorno visto che proprio il Jobs act aveva privisto che questa formula della cassa integrazione (ammessa solo come proroga di una Cig per crisi già in corso) continuasse a restare in vita per gli anni 2016, 2017 e 2018 - con uno stanziamento di 50 milioni l’anno - con un progressiva riduzione delle durate, fino a un limite massimo rispettivamente di 12, 9 e 6 mesi . Quindi secondo quanto stabilito dal Jobs act la Cig per fine attività sarebbe andata definitivamente in soffitta a fine dicembre di quest’anno.
Il decreto “urgenze” interviene dunque giusto in tempo per prolungarne la vita, non per sempre ma limitatamente agli anni 2018, 2019 e 2020. La durata massima viene riportata a 12 mesi complessivi e per il via libera sarà indispensabile un accordo stipulato in sede governativa presso il ministero del Lavoro, anche in presenza del Mise e della Regione interessata.

I requisiti
In base a quanto precisato dalla circolare 15 del 4 ottobre 2018 del ministero del Lavoro la cassa integrazione straordinaria riguarderà le «imprese, anche in procedura concorsuale, che abbiano cessato la propria attività produttiva e non si siano ancora concluse le procedure per il licenziamento di tutti i lavoratori, o la stiano cessando»
Sarà fondamentale dimostrare che ci siano concrete prospettive di cessione dell’attività con il passaggio dei lavoratori al nuovo acquirente, oppure sia possibile realizzare interventi di reindustrializzazione del sito produttivo, oppure inserire i lavoratori all’interno di specifici percorsi di politica attiva.

Il riferimento agli interventi di reindustrializzazione lascia pensare che questa misura dia il via libera anche alla proroga delle Cig in scadenza entro fine dicembre.
Al termine dell’incontro svoltosi il 1° ottobre al Ministero dello Sviluppo economico con le organizzazioni sindacali il Ministro Di Maio ha dichiarato : «Non c’è bisogno di un altro decreto, perché si potrebbero introdurre norme in fase di conversione del decreto “urgenze”. Oppure lo inseriremo nel decreto fiscale».
Una boccata d’ossigeno immediata dovrebbe arrivare per circa 30mila lavoratori, anche se resta aperto il nodo delle risorse perché non è chiaro di quanti fondi si potrà disporre. «Il rischio - sottolineano fonti sindacali - è che si utilizzino solo dei residui, poche decine di milioni di euro». Anche perché, sempre nel decreto 109, all’articolo 44 si legge: «Al fine del monitoraggio della spesa gli accordi governativi sono trasmessi al Ministero dell’economia e delle finanze e all’Inps per il monitoraggio mensile dei flussi di spesa relativi all’erogazione delle prestazioni. Qualora dal monitoraggio emerga che è stato raggiunto o sarà raggiunto il limite di spesa, non possono essere stipulati altri accordi».

La deroga al Jobs act
La riforma del lavoro del 2015 aveva ristretto il raggio d’azione della cassa integrazione per evitare gli abusi registrati negli anni precedenti, allargando per contro la platea della la Naspi (l’assegno per i disoccupati), fino a 24 mesi, che è stata resa di fatto universale.

Il risultato - certificato dai monitoraggi mensili dell’Inps - è che da un lato i dati sulla cassa integrazione si avvicinano sempre di più a quelli degli anni pre-crisi.
I primi 8 mesi del 2018 registrano complessivamente una richiesta di ore non lontana da quelle del 2008 e in progressiva diminuzione dal 2010. Dall’altro lato però è preoccupante la crescita anno dopo anno delle domande di Naspi che, nei primi 7 mesi del 2018, hanno superato il milione. Aumento che si registra in particolare a luglio che, rispetto al mese precedente, è caratterizzato da un raddoppio di richieste.
Un aumento delle richieste di disoccupazione che però non è stato accompagnato dall’aumento delle politiche attive: l’assegno di ricollocazione che nelle intenzioni del Governo precedente avrebbe dovuto essere il volàno per far ritrovare un impiego ai disoccupati da almeno quattro mesi, dopo una fase sperimentale fallimentare con il coinvolgimento di poche migliaia di persone, non è mai andato a regime.

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