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Ice: Italia indietro nelle vendite on line, ma cresce la quota che va all’estero

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E-commerce ancora poco utilizzato in Italia: solo il 44% degli utenti Internet fa acquisti online, ma in compenso si rileva una domanda interna che sta crescendo notevolmente tramite il canale digitale e l’e-commerce. Anche le imprese fanno ancora poco ricorso al commercio on line, ma la quota di e-commerce destinata all’estero è in crescita. La fotografia che emerge dal primo Rapporto Ice-Politecnico di Milano intitolato «Esportazioni ed e-commerce delle imprese italiane - Analisi e prospettive», presentato a Napoli, descrive una realtà italiana che cambia in un contesto mondiale molto più agguerrito.

Solo il 44% degli utenti Internet fa acquisti online, mentre in Inghilterra la percentuale sale all’86%, in Germania all’82 e in Francia al 76%. In compenso, in Italia, si rileva una domanda interna che sta crescendo notevolmente proprio tramite il canale digitale e l’e-commerce. Il B2C in Italia nel 2017 è stato pari a circa 26,6 miliardi di dollari e il valore della domanda soddisfatta tramite e-commerce è cresciuta del 17% rispetto al 2016. Ma essitono differenze tra territori italiani: al Nord il 57% della popolazione fa acquisti online contro il 42% del Sud e il 49% delle isole.
E-commerce esportato
In particolare, l’Italia è il Paese nel quale il cross border e-commerce (quota di e-commerce esportato) pesa maggiormente: è,infatti, pari al 19%, a confronto del 10% della Germania e al 6% della Francia. Inoltre nel 2017 l’e-commerce italiano di prodotti (52%) ha superato per la prima volta quello di servizi (48%). C’è però da sottolineare che, tra tutte le aziende italiane attive nelle vendite online nell’industria manifatturiera, la propensione all’internazionalizzazione è abbastanza elevata: il 45,8% delle imprese vende via web ad utenti residenti in Unione Europea e il 25,7% si rivolge a clienti in altre parti del mondo. Per le imprese italiane l’e-commerce è un ottimo strumento di export perché fornisce in molti casi una soluzione ai possibili limiti strutturali delle Pmi.

L’abbigliamento corre sul web
In alcuni settori l’utilizzo del canale digitale per le vendite all’estero è molto più diffuso che in altri: nel B2C, ad esempio, l’abbigliamento è il settore più digitalizzato con il 66,7% delle imprese che vende in Europa e il 37,5% che vende fuori dall’Europa.
L’e-commerce nel mondo
Nel mondo –come rileva lo studio di Ice e Politecnico di Milano – il mercato dell’e-commerce, che vale tra i 2 e i 3 mila miliardi di dollari per il B2C e oltre i 22 mila miliardi per gli scambi tra imprese, interessa attualmente circa 2 miliardi di consumatori. La Cina è il Paese in cui è più sviluppato il commercio digitale: nel 2017 l’e-commerce B2C ha superato gli 846 miliardi di dollari. La Cina è seguita dagli Stati Uniti con 616 miliardi di dollari, mentre in Europa, dove si nota una differenza tra paesi Nord-europei e mediterranei, i migliori risultati nel B2C provengono da Irlanda e Regno Unito.
Alla presentazione a Napoli hanno partecipato tra gli altri il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Michele Geraci; il direttore generale dell'Agenzia Ice, Piergiorgio Borgogelli; il presidente di Confindustria Campania, Vito Grassi; l'assessore a Internazionalizzazione, Start Up-Innovazione della Regione Campania, Valeria Fascione.

Il Piano export di Ice
L’Agenzia Ice negli ultimi anni ha impiegato ampie risorse nella promozione dello sviluppo del commercio digitale. Nel 2017 ha strutturato un programma di attività che ha previsto accordi con e-tailer internazionali come Yoox, partnership con marketplace internazionali come Alibaba Group e con le più importanti catene di Gdo e retailer online. Le azioni Ice si sono concentrate sul settore dei Beni di consumo, in particolare nei comparti moda e agroalimentare, privilegiando Usa, Canada e Cina come mercati di destinazione, con un investimento complessivo di circa 4 milioni di euro. Per lanciare le aziende italiane nel mercato dell’export online verrà varato «un ecosistema di agevolazioni, lavorando sulla parte alta del conto economico, perché anche una piccola e media azienda per operare su una piattaforma come Alibaba ha bisogno di un investimento base intorno agli 80mila euro», ha detto Pergiorgio Borgogelli, dg dell’Agenzia Ice

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