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Eni, scoperto in Adriatico mega giacimento di metano

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Eni, scoperto in Adriatico mega giacimento di metano

Sorpresa. Sotto la tavola di sabbia che forma il fondale dell’Adriatico c’è molto più metano di quanto si potesse sperare. Due numeri per fare il raffronto: oggi dai giacimenti sotto il fondo dell’Adriatico si estraggono 2,8 miliardi di metri cubi l’anno; le riserve individuate in questi mesi fanno pensare che invece si possano estrarre 4 miliardi di metri cubi l’anno. Tantissimo, rispetto ai 5,5 miliardi di metri cubi di gas estratti da tutti i giacimenti italiani nel 2017. Un soffio impercettibile, rispetto ai 75 miliardi di metri cubi che l’Italia ha bruciato nel 2017, dei quali 70 miliardi arrivati da lontano attraverso migliaia di chilometri di condotte.

Metabolizzare i dati
Ma ecco che cosa è accaduto. Mesi fa l’Eni aveva annunciato 2 miliardi di investimenti sull’Adriatico, che in Europa è una delle aree più ricche di metano e che viene sfruttato con intensità dagli anni 70. Nella raffineria pavese di Sannazzaro Ferrera Erbognone è stato realizzato un colossale centro di elaborazione dei dati geologici, il Green Data Center, il cui cervellone in questi mesi ha metabolizzato un’infinità di numeri che erano stati raccolti dal sottosuolo 25 anni fa. E dall’esame dei dati geologici sono emerse le nuove riserve. Riserve, beninteso, ancora tutte da raggiungere ed estrarre.

Lavori in corso
I giacimenti in Adriatico parevano sempre più sfiatati. Le ultime piattaforme sembravano gli impianti Bonaccia e Clara, installati al largo della costa marchigiana. In queste settimane l’attività è ripartita in tutto il distretto petrolifero emiliano-romagnolo, come gli ordinativi ricevuti dalla Rosetti&Marino, dalla Cmit, dalla Righini e dalla Bonatti, con il ritorno dell’occupazione e delle assunzioni per centinaia di tecnici ed esperti. ma si sta muovendo soprattutto l’attività di ricerca e studio. Ora sono in attività davanti alle coste romagnole e marchigiane due piattaforme mobili assoldate dall’Eni, la Super Sundowner della Nabors e la Key Manhattan della Shelf. Una terza piattaforma mobile di ricerca è in fase di allestimento ed entrerà in servizio in inverno. Inoltre è in programma un aggiornamento della piattaforma Bianca Luisella, nel mare al largo di Cattolica, Pesaro e Fano.

Giacimenti abbandonati
Gli italiani bruciano metano e petrolio con convinzione ma le riserve nazionali sono usate sempre meno. Di conseguenza cresce l’import. Qualche numero. Nel 2017 sono stati usati 71,1 miliardi di metri cubi di gas (+6%) mentre dai giacimenti italiani sono stati estratti 5,5 miliardi di metri cubi (-4,3%). Nei primi sette mesi del 2018, cioè dal 1° gennaio al 31 agosto scorsi, l’Italia ha consumato 3,6 miliardi di metri cubi di gas nazionale (in lievissima crescita) su 47,1 miliardi di domanda complessiva (in leggero calo).

Il costo elettrico
Rimanendo nel comparto dell’energia, ma allargando lo sguardo al segmento delle bollette elettriche, ieri l’autorità dell’energia Arera è stata ascoltata dalla commissione Industria del Senato. Il problema è quello dei rincari delle tariffe: per frenarne la crescita l’autorità indipendente di regolazione ha limato una voce della bolletta, gli “oneri di sistema”. Ma questa voce comunque rappresenta un costo da sostenere, un minore gettito stimato in quasi un miliardi nel secondo semestre del 2018, e quindi dovrà essere ricuperata attraverso le bollette successive. Il percorso di ricupero di questo gettito mancante sarà «su un arco di tempo che, al momento, si stima dell’ordine di quattro trimestri», ha detto ieri ai senatori il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini. Il presidente della commissione parlamentare, Gianni Girotto (Cinque Stelle), ricorda che il sistema tariffario «ha generato distorsioni sul prezzo che vanno superate», tra le quali «l’enorme quantità di oneri». Una conferma viene dal mondo delle imprese di vendita di elettricità con Marco Bernardi, presidente di Illumia, secondo il quale il peso degli oneri ha «un valore complessivo di 15 miliardi di euro» con un credito che, propone Bernardi, potrebbe essere ceduto a una centrale d’acquisto dai venditori di elettricità.

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