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Farmaci da banco, via libera alla pubblicità su Facebook

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Farmaci da banco, via libera alla pubblicità su Facebook

Da ieri le case farmaceutiche possono fare pubblicità a farmaci da banco e dispositivi medici anche su Facebook e Instagram. Lo annuncia Facebook Italia. E lo fa attraverso l’agenzia creativa Armando Testa, che ha ideato una campagna multicanale indirizzata ai decision makers delle aziende farmaceutiche, che in queste ore stanno ricevendo messaggi mirati tramite Facebook, Instagram e LinkedIn.

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In ballo c’è una torta da 356,7 milioni di euro: tanto è stato speso in Italia, nel 2017, per pubblicizzare prodotti farmaceutici e sanitari (+3,7% rispetto al 2016). Torta che ora Facebook - ma presto anche Google, con YouTube - cercherà di addentare.

La novità è abilitata dell’ultimo aggiornamento delle Linee guida del ministero della Salute per l’«Autorizzazione a effettuare la pubblicità sanitaria per medicinali di automedicazione e medicinali senza obbligo di prescrizioni», che ha visto anche il confronto diretto tra i tecnici del Ministero e la stessa Facebook. Alla stesura delle regole ha partecipato anche Assosalute, l’associazione nazionale farmaci di automedicazione che fa parte di Federchimica. «Assosalute - spiega il presidente Maurizio Chirieleison - esprime un giudizio positivo e un apprezzamento per la collaborazione avuta con il ministero della Salute. Il risultato finale permette da una parte di rispettare la natura specifica di farmaci di automedicazione, e quindi la necessità di avere una comunicazione pubblicitaria con messaggi autorizzati dalle autorità, dall’altra di garantire anche sui social network una presenza certificata e autenticata dei prodotti, a garanzia di un’informazione corretta e a tutela dei consumatori».

Le inserzioni di farmaci sui social network dovranno sottostare ad alcune limitazioni. Le case farmaceutiche dovranno mandare la creatività della pubblicità al ministero della Salute. Le pubblicità dovranno essere senza funzionalità di interazione. Per questo Facebook ha inibito i commenti degli utenti e la possibilità di ricevere “like”. Resta invece il bottone per la condivisione e, nel caso di pagina Facebook di prodotto, la possibilità di seguire la pagina. Le inserzioni possono prevedere collegamenti a siti esterni, ma anche questi, se parlano di prodotti farmaceutici, saranno soggetti ad autorizzazione preventiva. Nessuna novità invece sul fronte delle vendite online, già regolamentate: possono vendere online farmaci senza obbligo di ricetta solo i soggetti accreditati (farmacie, parafarmacie e corner Gdo, sono escluse le case farmaceutiche).

Il mercato pubblicitario del pharma cresce senza sosta dal 2014. A fare la parte del leone è la tv su cui, secondo le elaborazioni Publicis su dati Nielsen, viene dirottato poco meno dell’83% del totale degli investimenti (dato 2017). A seguire c’è la carta stampata con il 10,6% (5,1% quotidiani e 5,5% magazines). Tutto questo emerge dai dati Nielsen che - precisazione d’obbligo - fotografano l’intero comparto farmaceutico, di cui i farmaci senza obbligo di prescrizione sono solo una parte. Piccola in termini di fatturato, ma la più rilevante quando si parla di pubblicità. Altro caveat: i dati Nielsen non comprendono search e social (Google e Facebook per intenderci).

«Quello del pharma è un mercato in salute per il continuo lancio di nuovi prodotti e l’incremento dei consumi, figli della copertura di nicchie sempre più specifiche e dell’invecchiamento della popolazione italiana», commenta Luca Vergani, ceo di Wavemaker, centrale media di Groupm. L’apertura di Facebook potrà fagocitare gli investimenti sui mezzi tradizionali? «Io credo - replica Vergani - che non ci sarà un impatto diretto. È un mezzo che si aggiunge. Certo, se la torta dovesse non aumentare, a quel punto è chiaro che i mezzi tradizionali finirebbero per cedere parte di quelle quote».

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