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Il tornio che “parla”. Macchine utensili nell’era…

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INNOVAZIONE

Il tornio che “parla”. Macchine utensili nell’era hi-tech

Lo schermo inizia a lampeggiare. Compare una piccola icona, un segnale di allerta che indica la necessità di sostituire un mandrino. A “parlare” è Biglia 47, tornio dotato di sensori e in grado di comunicare a Milano, dove ci troviamo, il proprio stato di funzionamento nell’officina piemontese dove al momento è all’opera.

Certo, le macchine qui ci sono ancora. Presse enormi e centri di lavoro, rettificatrici, fresatrici e torni ovviamente, oggetti che messi insieme valgono almeno mezzo miliardo di euro. Ma la nuova protagonista qui in Bimu, principale evento nazionale delle macchine utensili, tra i maggiori al mondo, è certamente l’elettronica, piattaforma digitale su cui viaggiano le novità di Industria 4.0, vero motore di rilancio dell’intero sistema.

Nei volumi, anzitutto, con i bonus del piano Calenda ad aver spinto il settore al nuovo record storico di produzione e di consumo interno, mai arrivato, quest’ultimo, come ora, oltre i cinque miliardi di euro.

Un rilancio che però è anche e soprattutto qualitativo, e non a caso tra i nuovi protagonisti vi sono sviluppatori e integratori di software, colossi come Cisco o Siemens, oppure piccole realtà nazionali , come Alleantia, sui cui schermi compare “Biglia 47”.

«Lo scorso anno abbiamo fatturato 300mila euro - spiega il ceo Stefano Linari - e quest’anno siamo in rotta per arrivare a più del doppio: vediamo moltiplicarsi le richieste di integrazione dei processi da parte dei clienti, ormai questa è diventata la strada maestra per lo sviluppo».

Grazie ad esempio a clienti come Biglia, qualche padiglione più oltre. Forse, dati gli elevati volumi produttivi e il ciclo ridotto nei tempi di lavorazione dei torni che realizza, la cartina di tornasole più precisa del boom di domanda nazionale innescato da Industria 4.0.

«Se avessimo voluto - spiega l’imprenditore Mauro Biglia - negli ultimi due anni avremmo potuto anche dimenticarci dell’export, vendendo l’intera nostra produzione qui in Italia. Avremmo però perso quote di mercato faticosamente conquistate ai tempi della crisi e quindi ci siamo dovuti arrangiare, purtroppo dovendo dire più di un “no” ai clienti italiani».

La produzione dell’azienda piemontese è satura per il prossimo semestre, da due anni si lavora anche il sabato mattina ma neppure con gli straordinari si tiene il passo delle richieste. «Per fortuna - aggiunge l’imprenditore - a breve saranno pronte le nuove linee per ampliare la capacità produttiva, avremo almeno un 30% di margine per crescere. E ovviamente, pur con tutte le difficoltà nella ricerca, stiamo assumendo».

Aggirarsi tra gli stand, da questo punto di vista, rischia di essere un esercizio monotono, perché quasi ovunque gli umori sono al top, e non solo per la massa di clienti che affolla gli spazi della fiera.

«Come va? Chi si lamenta ora - sintetizza in modo brutale Riccardo Rosa - o è un bugiardo oppure è meglio che cambi mestiere». L’azienda milanese è oltre i 40 0 milioni di ricavi, al nuovo massimo storico, con ordini che saturano le linee fino a primavera. «Cresciamo del 15% - aggiunge l’imprenditore - e ormai l’Italia vale più della metà dei ricavi, situazione mai vista dal 2008. Facciamo straordinari e sto cercando altre persone, che però non trovo».

La domanda aggiuntiva ha accelerato anche i piani di investimento delle aziende, come è il caso della bergamasca Losma, che ha appena rilevato un terreno adiacente all’attuale impianto e sta per avviare i lavori che raddoppieranno la capacità produttiva a 32mila metri quadri, un investimento di 7-8 milioni di euro.

«I nostri ordini sono al record - racconta Giancarlo Losma - così come i ricavi, oltre i 20 milioni di euro. In un anno e mezzo abbiamo assunto 12 persone ma ancora non bastano, lavoriamo il sabato mattina e facciamo straordinari».

La direzione presa dal Governo, la conferma degli incentivi 4.0 pur rimodulati nei tetti e nelle aliquote, incontra ovviamente il favore delle aziende, che chiedono però di gettare lo sguardo anche più in là, mettendo in campo schemi e politiche industriali che guardino al lungo termine.

«Basta fare un giro qui - spiega il presidente di Ucimu-Sistemi per produrre Massimo Carboniero - per comprendere la portata e la profondità della rivoluzione in atto. Le macchine che vendo, esempio, possono essere controllate a distanza di migliaia di chilometri, posso verificare lo stato della produzione in Brasile, interrompere o attivare la produzione, intervenir per via remota anche sulla manutenzione. Ma serve tempo, metà delle aziende che abbiamo coinvolto in un recente sondaggio non ha ancora attivato investimenti. Crediamo che le misure vadano confermate ma soprattuto rese strutturali, anche perché in gioco non è solo il benessere di questo settore, pure importante. Piuttosto la competitività intera della nostra industria».

Macchinari, dicevamo. Ma non solo. A testimonianza di una evoluzione tecnologica che percola in più direzioni, Bimu si è arricchita di nuove sezioni, portando ad oltre 1000 unità il numero di espositori. Ci sono anche esempi di manifattura additiva, una sorta di anti-materia per chi è nel businesss dell’asportazione. Oppure robot collaborativi, ancora una nicchia ma in crescita esplosiva. Universal Robots, leader di mercato, vede tassi di crescita ampiamente a doppia cifra, per un mercato che in un paio d’anni è passato da 100 a 400 applicazioni: dalle linee Ferrari o dall’assemblaggio della Giulia fino al produttore pugliese di burrate, che prova a diventare più efficiente per vendere anche all’estero.

«Le macchine sono fondamentali - osserva il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz - ma per non farci travolgere dai cambiamenti è opportuno che al centro si mettano sempre le persone, la loro qualità, la loro formazione. Ecco perché sarebbe un dramma se il Governo decidesse davvero di eliminare o ridurre il credito d’imposta appena avviato. Decidere questo, così come dimezzare l’alternazna scuola-lavoro, come sento dire, significa essere fuori dalla realtà».

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