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Unesco, Biella si candida come «creative city» e simbolo del tessile

Biella città simbolo del tessile riconosciuta dall’Unesco. Come Fabriano per la Carta, Carrara per il marmo, Parma e Alba per il cibo, Pesaro e Bologna per la musica, Milano per la letteratura, Roma per la cinematografia, Torino per il design.

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Il distretto biellese, che già di suo in circa tre secoli di manifattura si è guadagnato fama mondiale per la produzione di filati e tessuti di lana, annuncia la sua candidatura all’Unesco per entrare a far parte delle Creative cities: sarebbe la decima città italiana a ottenere il riconoscimento. La candidatura è portata avanti in prima istanza dalla Fondazione Cassa di risparmio di Biella, dalla città di Biella e dall’Unione industriale biellese.

Per il lancio del “progetto lana” – questo il nome dossier – il distretto sceglie l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo a cui la Fondazione Crb ha affidato la redazione di un documento «strategico preliminare per la valorizzazione dei saperi culturali e immateriali legati al tema della lana» spiega il presidente della Fondazione Franco Ferraris. Pollenzo ha un doppio ruolo, oltre a quello di “partner” anche quello di esempio sul campo come “buona pratica” e successo di marketing territoriale.

«Non è un caso che l'annuncio della candidatura Unesco avvenga nel corso di un viaggio -sottolinea Franco Ferraris – si tratta infatti dell’inizio di un percorso che porterà tutti i principali attori del territorio a riscoprire le basi della nostra cultura e gli elementi dell’eccellenza del distretto come punti fondanti di un nuovo Rinascimento biellese».

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Ripartire dalla lana dunque, fibra nobile per eccellenza, per raccontare il saper fare di un territorio con un orizzonte nuovo e un obiettivo di medio-lungo termine più ampio che sappia declinare non solo l’eccellenza industriale biellese, ma la bellezza e la vivibilità dell’intero sistema–Biella. «Oggi – dice il sindaco di Biella Marco Cavicchioli – occorre guardare al futuro più che mai uniti e provare a immaginare nuovi scenari, anche ambiziosi, con la capacità di ripartire dalle nostre unicità».

Radici che affondano nel 1700, quelle del distretto tessile biellese, come ad esempio quelle del Lanificio Piacenza – che esprime attualmente il presidente deglli industriali –, ma numeri ancora competitivi nonostante le numerose e prolungate crisi che ne hanno intaccato la struttura: nel 2017 l’area ha esportato nel mondo prodotti tessili e abbigliamento per poco meno di 1,5 miliardi di euro, con un incremento marcato (quasi 9 punti percentuali) rispetto all’anno precedente.

«Riuscire a valorizzare il patrimonio tessile biellese come la Langhe hanno saputo fare con l’eccellenza alimentare è un obiettivo importante per il territorio» afferma Carlo Piacenza, presidente dell’Uib. «Il nostro distretto vanta una cultura d’impresa centenaria, unica nel suo genere, e un tessuto produttivo di valore, grazie al “saper fare” che lega il passato e il presente; è un distretto che ha sempre fatto della creatività la sua caratteristica peculiare. È dunque fondamentale raccontare tutto ciò che sta dietro un prodotto, una storia che rappresenta un prezioso valore aggiunto del nostro tessile».

Come dire, la metamorfosi sta riuscendo anche se la scrematura di aziende e addetti nell’arco degli anni si è fatta sentire anche pesantemente. Al secondo trimestre 2018, secondo Infocamere-Movimprese, le aziende attive nei settori tessile, abbigliamento, pelle, sono 672. Dieci anni fa, prima che si manifestasse in pieno l’impatto della crisi causata dal fallimento Lehman, le imprese attive erano ancora 980. Nel 2000 il distretto ne contava poco meno di 1.300.

A vedere solo i freddi numeri, superficialmente, ci si troverebbe davanti a un crollo destinato a non lasciare molti margini all’ottimismo. In realtà le imprese rimaste hanno saputo trasformarsi e si stanno ancora trasformando, con innovazione di prodotti e di processi produttivi.

«Alimentare e tessile sono entrambi prodotti di “terra madre” - sottolinea Carlin Petrini, padre e anima di Pollenzo e “sponsor” del progetto biellese –. Come siamo riusciti a ottenere la tracciabilità sui prodotti alimentari, anche il tessile può ottenere lo stesso risultato. Per questa ragione l’università di scienze gastronomiche crede nel progetto biellese di valorizzazione della lana.
Oggi i giovani sono sempre più attenti a tracciabilità e sostenibilità: bisogna saperlo comunicare. Finora vestirsi è stata soprattutto una questione di estetica, di moda, ma sta diventando sempre di più una questione di sostanza e sostenibilità».

La candidatura si inserisce dunque in un progetto di territorio che punta a valorizzare la storia creativa del Biellese, la maestria e l’innovazione dell’universo tessile, nel circuito Unesco riservato alle eccellenze mondiali in vari settori della creatività. Formalizzata la candidatura i tempi saranno molto stretti, infatti la proclamazione delle nuove città creative dovrebbe avvenire entro l’autunno 2019: ora si sta costituendo un gruppo di lavoro istituzionale per la stesura della candidatura che è stata affidata a Bia Srl, società di consulenza nel settore culturale che ha già curato diversi progetti simili tra cui il percorso vincente della città di Alba.

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