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Coldiretti ha un nuovo presidente: Ettore Prandini, nominato…

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Lavoro

Coldiretti ha un nuovo presidente: Ettore Prandini, nominato all’unanimità


Una Pac che favorisca chi crea lavoro e non sia distribuita a pioggia in proporzione alle superfici coltivate, meno burocrazia e maggiore redditività per le aziende agricole. Sono queste le priorità del neopresidente di Coldiretti, Ettore Prandini nominato stamani all'unanimità dall'assemblea del delegati riunita a Roma.
Un appuntamento clou dei prossimi anni per l'organizzazione guidata da Prandini sarà la riforma della Politica agricola «che non può essere ridotta solo a una questione di bugdet finanziario – ha spiegato -. È necessario entrare nel merito di come vengono erogate le risorse premiando quindi chi crea occupazione, o vanta le migliori rese per ettaro o registra il più elevato valore aggiunto per ettaro».
Ma per il neopresidente ci sono anche importanti capitoli “italiani”, primo tra tutti quello dei trasporti. «Vedo che il vicepremier Di Maio critica la Tav – ha aggiunto - noi invece siamo favorevoli ma non solo all'alta velocità per le persone ma anche a quella per le merci della quale spesso si parla poco. Entro il 2030 il 40% dei prodotti che oggi viaggia su gomma dovrà prendere altre strade, dagli aerei ai treni e alle navi. Quindi dobbiamo potenziare le linee ferroviarie ma anche l'intermodalità. Nei giorni scorsi si parlava della possibilità di spedire gli agrumi in Cina via aereo e non più con i soli container. Una importante opportunità che finora ci era preclusa, ma noi ora siamo attrezzati per questo?».
Ampio spazio è stato dedicato dal neopresidente anche ai temi del commercio internazionale. «Valutare gli accordi di libero scambio come Ceta, Mercosur o quelli con Giappone e Vietnam è cosa complessa – ha detto Prandini -. Non si può semplicemente parlare di qualche punto percentuale di incremento nelle spedizioni. Innanzitutto perché se si va a vedere un arco temporale più ampio si scopre che le nostre esportazioni crescevano di più prima che quegli accordi venissero siglati. E in secondo luogo va ricordato che quelli accordi, come quello col Canada, hanno di fatto autorizzati i prodotti italian sounding, cioè le imitazioni dei prodotti italiani realizzati in giro per il mondo ma etichettati con richiami all'Italia. Insomma mentre noi aumentavamo di qualche punto percentuale l'export, i falsi prodotti made in Italy nel mondo sono passati da un fatturato di 60 miliardi a uno di 100».
E sempre in tema di accordi internazionali il nuovo presidente di Coldiretti si è soffermato anche sulla recente decisione della Commissione Ue che, accogliendo le richieste italiane ha aperto alla possibilità di reintrodurre dei dazi sull'import di riso da paesi come Cambogia e Birmania. Importazioni che grazie all'abbattimento delle tariffe Ue nei mesi scorsi sono esplose mettendo letteralmente in ginocchio i produttori di riso italiani ed europei. «Da quella vicenda viene un importante insegnamento – ha aggiunto Prandini – e cioè che i dazi possano essere utilizzati anche per frenare la concorrenza sleale come appunto quella del riso del Sud Est Asiatico spesso prodotto senza sottostare ad alcuna regola contro lo sfruttamento della manodopera. Regole alle quali sono invece sottoposti i produttori europei».

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