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ArcelorMittal: forza lavoro confermata per l'87%

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ArcelorMittal: forza lavoro confermata per l'87%

In un vertice stasera al Mise, Arcelor Mittal, che dall'1 novembre ha preso in carico l'Ilva dall'amministrazione straordinaria, ha risposto ai sindacati metalmeccanici che hanno contestato i criteri di selezione del personale da prendere con la formula del distacco sino a fine anno. Nell'87% dei casi, ha detto l'azienda, la situazione è stata lasciata invariata, nel senso che «il processo di selezione ha condotto alla conferma dell'intera forza lavoro dell'unità produttiva o ha operato nel rispetto dell'accordo sindacale in assenza di una modifica della posizione di lavoro»; per il 10% si è fatto ricorso alla valutazione prioritaria della professionalità, ovvero il «processo di selezione ha operato attraverso l'applicazione dei criteri di competenza e, a parità di competenza, dei carichi di famiglia e dell'anzianità», mentre per un altro 3% «il processo di selezione ha dovuto tenere conto di nuove posizioni di lavoro». La contestazione dei sindacati, invece, è che ci sono state molte anomalie nell'applicazione dei criteri di scelta col risultato che oggi alcuni reparti del siderurgico di Taranto - è il caso delle manutenzioni - hanno più cassintegrati che unità al lavoro. Infatti, chi dall'1 novembre non è stato preso col distacco da Arcelor Mittal, è rimasto con l'amministrazione straordinaria di Ilva in cassa integrazione a zero ore sino a nuova comunicazione. Al Mise, dove è stato fatto un punto di situazione sull'accordo dello scorso 6 settembre, Arcelor Mittal ha inoltre fornito i numeri occupazionali alla data dell'1 novembre. Rispetto all'accordo che prevede in totale 10.700 distaccati da Ilva, ne sono stati presi 10.562 di cui 10.346 su 10.480 nelle unità produttive e 216 su 220 in Am Italy Maritime tra Taranto e Genova (si tratta della società che gestisce le navi della flotta Ilva). A Taranto, in particolare, su un organico di stabilimento previsto in 8.200 unità, ne sono state prese col distacco 8.132. A Genova, invece, mille su mille. A Novi Ligure 698 su 700 e 142 su 145 a Racconigi. «Il delta- hanno spiegato i rappresentanti di Arcelor Mittal che hanno fatto ricorso, durante il vertice, ad una serie di slide illustrative - è essenzialmente legato al piano di esodo volontario che corre in parallelo». Cinsono già state quasi 600 adesioni solo a Taranto per l'incentivo da 100mila euro lordi. E comunque, ha sottolineato l'azienda, «rimane fermo l'impegno assunto nell'accordo sindacale di formulare una proposta a 10.700 lavoratori». Dalla selezione «sono state escluse le risorse che hanno aderito all'esodo e conciliato». Per quanto riguarda, poi, i lavoratori in cassa integrazione, sono 2.285 a Taranto, 395 a Genova, 10 a Marghera e 13 a Taranto Energia.
Circa l'accesso all'esodo agevolato, 717 sono tutte le adesioni pervenute sinora a livello di gruppo. Di cui 589 a Taranto, 87 a Genova, 28 a Novi Ligure e 5 a Taranto Energia. Su 717 adesioni, le conciliazioni effettuate, relative a lavoratori che si sono già licenziati volontariamente, sono 549 mentre 168 quelle in corso. Infine solo in 17, dopo aver manifestato adesione all'incentivo, hanno poi deciso di rinunciarvi. Sull'organico i sindacati hanno chiesto ad Arcelor Mittal una nuova verifica di dettaglio e la multinazionale ha detto sì. Per Rocco Palombella, segretario generale Uilm, «Arcelor Mittal ha accolto le richieste del sindacato e si è detta disponibile ad aprire un confronto e a correggere il tiro. Un atteggiamento che non possiamo far altro che apprezzare e che siamo certi ci porterà presto a delle soluzioni». Infine per Valerio D'Alò, segretario Fim Cisl Taranto, «abbiamo ricevuto disponibilità dall'azienda ad esaminare ogni caso con una serie di incontri nei vari siti che coinvolgeranno le Rsu anche alla luce del fatto che non tutte le 10.700 lettere di distacco, a causa delle uscite volontarie, sono state assegnate ai lavoratori».

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