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Pernigotti verso la chiusura, Di Maio annuncia una legge per i marchi

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Pernigotti verso la chiusura, Di Maio annuncia una legge per i marchi

Il timore è che il tavolo organizzato al ministero dello Sviluppo economico per la vicenda della Pernigotti di Novi Ligure non possa scongiurare il rischio di chiusura della fabbrica nell’Alessandrino. E così il ministero dello Sviluppo economico e la presidenza del Consiglio vanno all’attacco e chiedono di incontrare la multinazionale turca Toksoz, proprietaria del marchio Pernigotti. «Entro la fine dell’anno – ha annunciato Di Maio – faremo una proposta di legge che lega i marchi italiani al territorio». Entro questa settimana «riusciremo ad
ultimare la norma ed entro la fine dell’anno sarà legge» ha detto il vicepremier incontrando la delegazione di lavoratori della fabbrica di Novi Ligure, in provincia di Alessandria.

In realtà in mattinata l’azienda ha diffuso una nota per ribadire che le ragioni della decisione di chiudere la fabbrica «risiedono nella situazione di crisi che l’azienda sta attraversando, determinata dall’eccessiva incidenza dei costi di produzione rispetto all’andamento delle vendite, ad oggi insostenibili, nonostante le strategie finora attuate a sostegno del business».

Si andrebbe dunque verso la cassa integrazione straordinaria, fino a dicembre del 2019, per un centinaio di addetti dello stabilimento in provincia di Alessandria, e verso la chiusura del polo produttivo piemontese. L’azienda ha ribadito la volontà di chiudere lo stabilimento di Novi Ligure e di esternalizzare le lavorazioni del cioccolato, «unicamente presso il territorio nazionale – precisano in una nota – nel rispetto della storicità del brand e con l’obiettivo di mantenere la qualità̀ distintiva dei propri prodotti».

I consulenti presenti all’incontro inoltre hanno comunicato l’impegno dell’azienda «a limitare quanto più possibile l’impatto sociale di questa decisione, adoperandosi affinché́ il personale coinvolto, circa 100 lavoratori, possa essere ricollocato presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti durante il periodo di cassa, nel pieno rispetto della procedura». trasferire la produzione in conto terzi, come confermato anche dai sindacati.

Le organizzazioni dei lavoratori considerano irricevibile la decisione perché condannerebbe alla chiusura la fabbrica e minaccerebbe inoltre la qualità dei prodotti Pernigotti e la presenza sul mercato del marchio. Intanto sarebbero in corso contatti per individuare partner industriali in Italia, tra i quali alcune importanti realtà italiane del settore dolciario, a cui affidare la produzione.

Si tratta di una soluzione amara, tanto che la Regione Piemonte, attraverso l’assessore al Lavoro Gianna Pentenero, ribadisce: «È fondamentale che l’azienda cambi la causale della cassa integrazione da cessazione a riorganizzazione, la cessazione delle attività non potrà mai essere accettata dalla Regione».

L’ente, ha aggiunto Pentenero, «è disponibile ad accompagnare un eventuale piano di re-industrializzazione dello stabilimento alessandrino, ma deve essere chiaro che la produzione, il marchio e, naturalmente, i posti di lavoro devono rimanere a Novi». Il ministero guidato da Luigi Di Maio avvierà dunque un confronto diretto con la proprietà e questa volta avrà al suo fianco la Regione governata da Sergio Chiamparino».

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