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La sfida (giudiziaria) tra aziende per scipparsi i tecnici preparati

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La sfida (giudiziaria) tra aziende per scipparsi i tecnici preparati

Tigamaro ha istituito al proprio interno l’Academy, una vera e propria accademia professionale gratuita, gestita e organizzata totalmente in proprio, con un investimento dal 2017 pari a un milione di euro. Qui i giovani vengono formati e poi assunti
Tigamaro ha istituito al proprio interno l’Academy, una vera e propria accademia professionale gratuita, gestita e organizzata totalmente in proprio, con un investimento dal 2017 pari a un milione di euro. Qui i giovani vengono formati e poi assunti

Assumere personale strategico e altamente formato da un’azienda dello stesso settore per impiegarlo nello svolgimento di mansioni uguali o anche assimilabili è concorrenza sleale: lo stabilisce il tribunale di Macerata (ordinanza nr. 2153 del 30.7.2018 e procedimento nr. 2443 del 24 ottobre 2018), accogliendo il ricorso d’urgenza presentato da Tigamaro, azienda marchigiana della pelletteria, che lamentava un’operazione di storno illecito di dipendenti, con la modalità del cherry picking.

«Una sentenza esemplare dalla quale io, imprenditore, che investo quotidianamente in formazione interna e innovazione industriale, mi sono sentito tutelato e ulteriormente motivato a spendermi per la tutela del saper-fare-artigiano», spiega l’imprenditore veneto Luca Bortolami, ceo dell’azienda.

Tigamaro appartiene alla tradizione del distretto pellettiero di Tolentino fin dal 1982, anno della sua fondazione, e da almeno tre anni non è più solo un’impresa votata al fashion, ma partner strategico delle più rinomate firme della moda internazionale. L’azienda, che occupa 150 addetti e produce piccola e media pelletteria e borse per i più importanti brand internazionali della moda, chiuderà il 2018 con un fatturato di gruppo 13 milioni circa (in Romania, a Craiova, è attiva una seconda azienda), con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente.

Nonostante la dura prova del terremoto nell’agosto 2016, Bortolami, radici venete ma ormai perfettamente integrato nelle Marche, ha continuato a rilanciare la sfida imprenditoriale fondandola sulla formazione di nuove competenze.

Prima con l’Academy, riservata a giovani che vogliono avvicinarsi all’arte della lavorazione delle pelli: una vera e propria accademia professionale gratuita, gestita e organizzata totalmente in proprio, con un investimento dal 2017 pari a un milione di euro, «che sarà incrementato del 20% lungo il triennio 2019-2021». «Una misura per contrastare la desertificazione di questo distretto», la definisce l'imprenditore. «Non cresciamo perché per via dell’impoverimento del processo produttivo – spiega – non riusciamo a produrre quanto ci viene richiesto».

Nei primi due anni l’hanno frequentata in 80 giovani, provenienti anche da fuori regione, e 60 di loro sono stati assunti; nel 2019 sono in calendario almeno altri 4 moduli formativi, ognuno per circa 15 persone, con la previsione che una cinquantina troveranno piena occupazione all'interno».

Perfettamente integrato all’attività formativa, c'è un innovativo modello di business 4.0, «che pretende competenze solide» e che ha proiettato Tigamaro all’avanguardia nel mondo dell’industria manifatturiera. Secondo l’imprenditore, infatti, «l’introduzione delle novità legate al concetto di 4.0, in una realtà dove i risultati produttivi sono legati alle mani delle persone per produrre beni di alta qualità, non era assolutamente scontata». A Tolentino non ci sono robot, ma sono attivi una piccola parte di macchinari che danno un forte ausilio all’uomo. E quando in azienda hanno pensato di interfacciarsi all'Industria 4.0, non si sono preoccupati di rendere connesse le macchine, «ma di rendere più connesse le persone».

Per Bortolami, insomma, «il know-how conferisce dinamicità e capacità evolutiva e concorrenziale e, di conseguenza, assume sempre più un rilevante valore economico». Per questa ragione, la nuova vision di Tigamaro sul tema della formazione sposta l’attenzione dall'attività didattica interna alla realizzazione di vero e proprio processo di tutela del know-how aziendale. «Stiamo lavorando alla creazione di un business model che difenda il saper fare artigiano – spiega Bortolami -, che al nostro interno viene raccolto, analizzato, digitalizzato e reintrodotto nuovamente sotto forma di linee guida, in un’ottica di miglioramento continuo delle attività».

Il completo coinvolgimento delle maestranze costituisce l’essenza del sistema perché fa sì che la loro conoscenza e esperienza siano usate a beneficio dell’azienda.

Accanto alla centralità delle persone, poi, c’è anche quella del territorio che, durante il terremoto, ha portato alla sperimentazione di forme di welfare aziendale che hanno cementato ulteriormente il clima aziendale: dall’asilo nido per i figli dei dipendenti alla disponibilità di stanze per coloro che erano rimasti senza casa. «Il prossimo passo è la creazione di un hub territoriale – conclude Bortolami -, dove imprese, anche dello stesso settore e a prescindere dalle loro dimensioni, siano di capaci di collaborare tra loro, anche sui temi della formazione e delle competenze, creando uno spessore territoriale capace di dare slancio e centralità economica e sociale a un territorio che ha bisogno di tornare a essere tra i leader della manifattura italiana».Una svolta che, spinti dalla sentenza del tribunale di Macerata, modifica ancora una volta i paradigmi di Tigamaro, «una rivoluzione utile anche all'imprenditoria locale»: la formazione diventa un’operazione customizzata rispetto alle esigenze del mercato, che non è fine a se stessa, e all'interno della quale l’artigiano è perfettamente consapevole e responsabile delle proprie azioni e del suo singolo ruolo all'interno del processo produttivo.

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