Economia

Il mobile made in Italy conquista i Millennials cinesi

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il salone a shanghai

Il mobile made in Italy conquista i Millennials cinesi

Si dice spesso che il futuro è dei giovani. Ma in Cina anche il presente è dei giovani e di questo le aziende italiane che vogliono espandersi su quel mercato dovrebbero tenere conto.

Per averne conferma basta fare un giro in questi giorni tra le sale dello Shanghai Exhibition Center, il prestigioso palazzo costruito nel 1955 per celebrare l’amicizia tra Cina e Russia e oggi sede di importanti eventi, tra cui il Salone del Mobile. Milano Shanghai organizzato da FederlegnoArredo Eventi, che in questi giorni vede esporre 123 brand dell’arredo made in Italy. Tra i 20mila visitatori – tutti accreditati esclusivamente su invito e selezionati tra i migliori architetti, interior designer, importatori e distributori, giornalisti del Paese – i volti dei Millennials sono assoluti protagonisti.

Lily Zeng, manager di Tianmantti, che da dieci anni importa e distribuisce in tutta la Cina diversi brand italiani, tra cui Calligaris, Cappellini, Magis, Unopiù, è una di loro: «I nostri clienti cercano soprattutto la qualità e un prezzo conveniente – spiega – per questo spesso preferiscono marchi non troppo famosi, ma comunque di qualità e le aziende italiane sono considerate una garanzia in questo senso». Lily racconta alcuni esempi concreti di come si è evoluto il gusto dei suoi connazionali: «Piacciono le forme più minimal, ma soprattutto materiali più funzionali, come la ceramica e il legno, che oggi vengono preferite al marmo, ad esempio». E il fenomeno non si limita soltanto alle città della prima fascia (Shanghai, Pechino, Shenzen…) ma coinvolge anche le città di seconda fascia, con una popolazione tra i 10 e i 20 milioni di abitanti.

«Una fiera come questa ha un ruolo molto importante per educare il gusto delle nuove generazioni – afferma Jo Hou, 35 anni, agente Poliform per la Cina -. I giovani cinesi benestanti amano il bello e hanno buona disponibilità economica. Ma spesso non si fidano degli architetti, perciò sono sempre in cerca di ispirazione. Ad esempio quando viaggiano, guardano come sono arredati gli alberghi. Per questo realizzare gli interni di un hotel è molto importante per le aziende che vogliono entrare o crescere sul mercato cinese».

Un mercato che rappresenta il settimo Paese per l’export del settore e che lo scorso anno, con una crescita del 35%, ha superato i 580 milioni di euro di valore. L’interesse dei cinesi per il design italiano è palpabile: davanti agli stand le code sono lunghissime, ricordano quelle del Salone di Milano, e alcuni espositori raccontano di aver già esaurito, al termine della prima mattinata, tutti i cataloghi stampati per l’occasione.

«La verità è che in questo spazio siamo stretti – ammette senza nascondere la soddisfazione il presidente di FederlegnArredo, Emanuele Orsini -. Ma non vogliamo abbandonare questa sede che ben rappresenta il posizionamento delle nostre aziende. Per il prossimo anno dovremo ragionare su come allargarci senza cambiare location». Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile, spiega che per la terza edizione è stato messo in piedi un team di 70 persone per selezionare le richieste di accredito: dopo l’assalto del primo anno, gli organizzatori hanno deciso di far entrare i visitatori soltanto su invito, previa verifica della loro “strategicità” per le aziende italiane. «Siamo qui per aumentare e consolidare i contatti delle nostre aziende, non per fare cassa - osserva Luti – era un’operazione necessaria e i nostri hanno apprezzato. C’è un clima di grande entusiasmo e aspettativa tra gli espositori».

L’occasione del resto è ghiotta: un mercato enorme, che negli ultimi cinque anni ha preso una svolta decisa verso il design e lo stile occidentali, italiani in particolare. Lo spiega bene Xiaofeng Cai, designer dell’azienda A-Zenith di Shanghai, produttrice di arredi di lusso in stile classico che ora si è aperta al mondo della distribuzuine, siglando una partnership con l’italiana kartell. «C’è una larga fetta della popolazione, tra i 20 e i 45 anni, che ormai ha una visione internazionale e cerca ispirazione oltre i confini della Cina – racconta -. Non parlo dei ricchi, ma della classe media, che in Cina conta comunque 300 milioni di persone. Hanno case sempre più grandi, con diverse stanze, che spesso vogliono arredare con stili diversi. Ad esempio la cucina in stile asiatico e il soggiorno in stile italiano, o viceversa. Amano contaminare e mescolare i brand».
Il prezzo non conta, se la qualità e l’originalità dei prodotti lo giustificano, ma su questo punto occorre fare attenzione: rispetto alle generazioni precedenti, i Millennials sono più attenti alla convenienza e alla funzionalità dei prodotti. Meno opulenza e più funzionalità. Meno ostentazione e più ricerca di identità e valore.

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