Economia

Così riparte la plastica di Varese

  • Abbonati
  • Accedi
DISTRETTI

Così riparte la plastica di Varese

Sviluppo internazionale, innovazione e acquisizioni.

Con questa strategia il distretto plastico varesino è riuscito a risollevare la testa, invertendo la rotta rispetto alle difficoltà sperimentate nel periodo più buio della crisi, tra 2011 e 2013, con l’avvio di un percorso pericoloso che partendo da un indebolimento delle capacità competitive stava precipitando le aziende in un circolo vizioso di bassa remunerazione del capitale investito, distruzione del valore, bassi investimenti, scarsa innovazione e perdita di know-how.

L’inversione di rotta parte nel 2015 e si concretizza con sviluppo internazionale, l'innovazione dei prodotti, acquisizioni di rami di azienda. Il risultato è la maggiore remunerazione del capitale, un aumento delle risorse per gli investimenti in grado di alimentare nuova innovazione.

L’interesse per il distretto è anzitutto nei numeri: con 407 imprese, 9,9 mila occupati e 2,2 miliardi di fatturato si tratta infatti del più importante su base nazionale per il settore.

In termini dimensionali (oltre 20 addetti, sei milioni di ricavi) le aziende del distretto si posizionano oltre le medie nazionali, producendo quasi il 12% dell’export chimico italiano.

Un primo effetto evidente delle nuove strategie è nei ricavi, cresciuti tra il 2014 e il 2017 del 9% medio all’anno, ben oltre la media nazionale.

Crescita dei ricavi che si è accompagnata ad un miglioramento dei margini: se nel 2011 in rapporto ai ricavi il margine operativo lordo era pari a l 7,9% ora si sale un punto oltre; il ritorno sul capitale investito balza nel periodo dal 5 all’8,5%.

In parallelo, nell’analisi sviluppata da Pio De Gregorio, responsabile Industry per Ubi Banca, è evidente il riequilibrio finanziario, con un peso dell’indebitamento decisamente in riduzione: da un rapporto uno a uno tra debito e patrimonio netto si è passati ad un rapporto di 0,1 per le medie imprese. Tra i cambiamenti intervenuti, il sondaggio qualitativo Ubi evidenzia un rafforzamento manageriale (la quota delle aziende medie a gestione manageriale passa dal 17 al 25,7%) e una maggiore frequenza di operazioni di acquisizione, in particolare per l’ingresso in nuovi mercati di sbocco.

«Per il 40% delle imprese coinvolte nel sondaggio - spiega il Presidente del gruppo merceologico “Gomma e Materie plastiche” dell'Unione degli Industriali della Provincia di Varese Giovanni Orsi Mazzucchelli - il maggior ostacolo alla crescita è rappresentato gli oneri amministrativi e burocratici. Dall'agenda politica sono scomparsi tutti quei temi su cui si gioca la competitività di tutto il sistema industriale, compreso quello della plastica. Pensiamo solo allo snellimento burocratico e alla semplificazione: nessuno ne parla più. Eppure, è su questo fronte che si dovrebbe lavorare maggiormente per liberare l'energia vitale di cui sono ricche le imprese. Basterebbero poche riforme fatte bene, che sarebbero tra le altre cose a costo zero per il bilancio pubblico. È solo questione di volontà e attenzione politica per settori, come il nostro, che sta dimostrando la propria capacità di creare valore e benessere per tutto il territorio, composto da aziende che negli anni hanno saputo mettersi in discussione e rinnovarsi».

«L'indagine - commenta Luca Gotti, responsabile per Bergamo e Lombardia Ovest di Ubi Banca - mette in evidenza come le imprese che compongono il distretto varesino della plastica abbiano ottenuto importanti risultati negli ultimi anni consolidando il proprio modello di business in grado di competere sui mercati globali. Le sfide che le imprese devono affrontare riguardano soprattutto i processi di innovazione, digitalizzazione e crescita dimensionale, anche nell'ottica dello sviluppo della sostenibilità».

Novità nel distretto vi sono anche nell’approccio ai mercati finanziari, come dimostra ad esempio l’esperienza di Mpg, in grado di emettere in pochi anni due mini-bond, diversificando così le fonti di provvista. «Queste emissioni - spiega il presidente Giampiero Perego - ci hanno consentito di avere maggiore flessibilità finanziaria e di poter proseguire nella politica di investimento. Ci ritroviamo pienamente nei dati presentati qui oggi, perché nel corso degli anni siamo riusciti a crescere, realizzando acquisizioni e migliorando anche la posizione finanziaria e patrimoniale, in presenza di un Ebitda del 10%. La crisi, in fondo, non l’abbiamo mai vista veramente».

Momento positivo anche per lo stesso Orsi Mazzucchelli, presidente dell’omonimo gruppo, leader mondiale nelle lastre destinate all’occhialeria, con una quota di mercato nella fascia alta di gamma nell’ordine del 50% su scala globale.

«Dopo anni di delocalizzazioni verso l’Asia - spiega l’imprenditore - molti brand hanno riportato produzioni in Italia ed in Europa puntando ad un upgrade in termini qualitativi. Anche noi stiamo beneficiando di questo trend, con ricavi che arrivano ad 80 milioni di euro, per noi il massimo storico».

© Riproduzione riservata