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Produrre a un passo dal mercato di Mosca

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INVESTIRE IN RUSSIA

Produrre a un passo dal mercato di Mosca

La Russia chiama. L’intervento di Vladimir Putin all’Investment Forum di VTB Capital a Mosca
La Russia chiama. L’intervento di Vladimir Putin all’Investment Forum di VTB Capital a Mosca

«La Lombardia e la Regione di Mosca sono natural partners», dice il console generale della Federazione Russa a Milano, Aleksandr Nurizade. C’è infatti coda, all’ingresso di Palazzo Lombardia, per l’incontro organizzato con Confindustria Russia e Confindustria Lombardia, ospitato dalla Regione Lombardia. E dove quel che offre questa regione al cuore dell’economia russa emerge chiaramente dalle slides, gli interventi delle autorità locali, le testimonianze degli imprenditori italiani già presenti.

Un territorio più grande di quello dei Paesi Bassi, abitato (considerando la capitale) da 20 milioni di persone e responsabile per il 25% del Pil russo malgrado non possa contare su petrolio e gas, snodo centrale per i trasporti fin dai tempi degli zar, ricco di foreste, siti culturali e infrastrutture, parchi industriali e tecnologici a fianco dei monasteri dell’Anello d’oro di Mosca, si innesca naturalmente sul sistema produttivo lombardo e i suoi punti di forza, le sue 14mila imprese interessate per vocazione innata all’internazionalizzazione dei propri prodotti. «Conosciamo bene la Lombardia», esordisce Denis Butsaev, vicegovernatore dell’oblast’ di Mosca. Non è qui per la prima volta, e tiene a sottolineare la regolarità e la forza del legame tra le due regioni e le due amministrazioni, «che si riversa sul settore imprenditoriale».

Farmaceutica e biotecnologie, chimica, logistica, agroalimentare, automotive, elettronica, meccanica sono tra le industrie chiave della regione di Mosca. Butsaev sintetizza i vantaggi offerti agli investitori: stabilità economica, continuo ampliamento della rete di trasporti, l’agglomerato più grande della Federazione come mercato e personale qualificato, formazione gratuita degli esperti sulla base delle esigenze delle singole imprese.

Più in dettaglio, le agevolazioni previste per chi investe nella regione di Mosca si inseriscono nel contesto della nuova politica economica della Federazione, che ha messo a punto speciali contratti di investimento per incoraggiare la localizzazione delle imprese straniere e, attraverso di loro, produzione in loco, sviluppo di settori collegati, creazione di posti di lavoro. Concepita per sostituire i prodotti bloccati dalle sanzioni e dall’embargo decretato in risposta da Mosca, l’import substitution sta diventando un incentivo a sviluppare l’intero tessuto industriale russo. Almeno nelle intenzioni.

Le agevolazioni offerte dall’oblast’ di Mosca - benefici fiscali, stabilità normativa - si aggiungono a quelle federali. Per diversi settori, spiega Butsaev, «siamo disposti a offrire gratis lotti di terra, e il rimborso del 20% del capitale che sarà stato investito nella regione». Elencando le imprese italiane già presenti - Barilla, AgustaWestland, Leonardo, Mapei, Marr, Cremonini - i dirigenti della regione di Mosca lasciano il proprio indirizzo mail e promettono trasparenza e stretta collaborazione a chi sia interessato ad avviare un progetto (maggiori dettagli in www.investinrussia.com). «Concludo con una frase che uso da cinque anni - dice Butsaev -: noi vi abbiamo fatto un’offerta. Se venite, la miglioreremo».

Nel 2011 l’invito è stato raccolto da un’azienda di Bergamo, Zambaiti Parati. Il suo direttore generale Davide Zambaiti racconta il passaggio dall’esportazione alla produzione in loco, oggi al centro del dilemma di tante imprese. E lo fa dal punto di vista di una piccola-media impresa, spinta verso l’internazionalizzazione per motivi diversi da quelli delle grandi aziende, spesso motivate soprattutto dal costo delle materie prime o della manodopera. «Noi non siamo famosi - spiega Zambaiti - l’azienda fondata da mio padre nel 1974 produce carta da parati di alta qualità, con una tecnologia ancora molto artigianale. Segmento luxury, non più così richiesto in Italia». Ma nel resto del mondo sì: alla base operativa a Bergamo si sono aggiunte filiali in Inghilterra, Russia e Cina.

Il 90% della produzione va all’estero: «Abbiamo capito che dovevamo internazionalizzare per mantenere le quote di mercato». E in Russia, aggiunge Zambaiti, il 2014 (anno di inizio delle sanzioni, ndr) ha segnato l’anno zero: la nuova direzione economica ha portato a uno sviluppo esponenziale della produzione interna. Vicino a Mosca, nella Zona economica speciale di Stupino, la Fipar (Fabbrica italiana parati) può ora ignorare anche le incognite del cambio. Poco lontano da Mosca, «il primo vantaggio è quello logistico - dice Zambaiti - e la mentalità è vicina agli standard europei, per qualità e professionalità delle risorse umane. Nel cluster c’è un’alta concentrazione di altre aziende italiane. E le autorità locali ci hanno sempre appoggiato».

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