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Tav, Foietta: fermarla costerà il doppio che ultimarla.…

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Tav, Foietta: fermarla costerà il doppio che ultimarla. Salvini: no scelte scellerate

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Finire la Tav per la parte di competenza italiana costerà circa 2,6 miliardi. Fermarsi qui, invece, costerà al Paese oltre 4 miliardi di euro. Insomma, poco meno del doppio. Senza contare altri effetti collaterali pesanti, come ad esempio il tunnel attuale non più adeguato e “fuori mercato”.

A snocciolare cifre e a reclamare attenzione da parte del governo – nella fattispecie il ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli – è il commissario straordinario per la Torino-Lione Paolo Foietta, intervenuto a un convegno alla Camera. A Foietta risponde il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini: «Il Governo non è qua per fare scelte scellerate, farà le scelte migliori».

«Oggi il costo per l'Italia del tunnel è di 2,6-2,9 miliardi (dipende dalle stime), ovvero la nostra quota per il 30% dell’investimento complessivo» specifica Foietta. Invece, senza contare le penali, «secondo me c’è da spendere molto di più a interrompere i lavori perchè – spiega il commissario governativo – io ho 1,5 miliardi di spese già fatte, finanziate per il 50% dalla Ue e per il 25%, dalla Francia». È chiaro, secondo Foietta, «che nel momento in cui l’Italia decide di non fare più nulla, questi soldi dovranno essere restituiti».

A opporsi al completamente della Torino-Lione è soprattutto la parte di governo che fa capo al Movimento 5 stelle, che per rispettare le promesse fatte in campagna elettorare vorrebbe fermare i lavori, arrivando a sostenere che esiste solo un progetto ma non sono ancora stati fatti dei lavori. Istituzioni, Confindustria e tessuto economico del Nordovest hanno manifestato a più riprese in favore della Tav e del suo peso strategico. Il 10 novembre il fronte pro-Tav ha realizzato una grande manifestazione di piazza con oltre 30mila persone a Torino. Il governo ha a più riprese annunciato che l’analisi costi/benefici sarebbe in dirittura d’arrivo ma fino ad oggi non se ne conoscono i risultati.

Inoltre, sono stati realizzati 30 km di gallerie: «Non è che si può andare via e lasciarle così come sono, vanno messe in sicurezza e chiuse: ci sono 200 milioni di euro circa di lavori per 6 o 7 anni per riuscire a metterle in sicurezza. Poi, ci sono 813 milioni di finanziamenti europei già erogati che noi perderemmo. Noi abbiamo un contratto firmato che prevede entro il 2019 di fare 1,9 miliardi di lavori: se non saranno fatti è chiaro che non riceveremo il cofinanziamento di 813 milioni».

Oltre a tutto questo elenco, Foietta sottolinea il fatto che la situazione attuale non può essere considerata ottimale: «Ho un tunnel vecchio, fuori da ogni standard di sicurezza, che non ha più capacità, quindi io dovrò o togliere il passaggio delle merci o spendere moltissimi soldi per avere comunque un oggetto “fuori mercato”. Quindi alla fine la valutazione spannometrica fino ad ora dice che complessivamente a me costerebbe 4 miliardi di euro – fermata i lavori –, quando ne dovrei spendere 2,6 per portarlo a termine».

Paolo Foietta, nel corso del suo intervento fa poi riferimento al difficile – per non dire inesistente – rapporto con il governo: «Di tutte queste cose – sottilinea il commissario straordinario per la Torino-Lione – io ho i dossier che invio regolarmente via Pec (posta elettronica certificata, ndr) ai ministri e al presidente del Consiglio. Penso che l’abbiano ricevuta e spero che non abbiano fatto la fine delle altre 5 o 6 mail Pec con richieste di incontro, dopo le quali non ho ricevuto neanche una telefonata». In particolare Foietta ricorda che «è un mio dovere riferire al presidente del Consiglio e al ministro delle Infrastrutture». Da parte di quest’ultimo, tuttavia, l’unica comunicazione rivolta al commissario governativo sarebbe arrivata Twitter: «Foietta stia sereno che tanto sta finendo il tempo del suo incarico». A questo messaggio lo stesso Foietta ha replicato: «Mi pare emuli Trump, che licenzia i suoi collaboratori con un tweet».

Lo stesso ministro, rispondendo al question time in Parlamento, a proposito della Tav ha detto che gli esperti della Struttura Tecnica di Missione, attualmente costituita presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per la valutazione delle Grandi Opere, non rispondono «a logiche puramente politiche» ma alcuni di questi esperti hanno «già collaborato con le precedenti
Strutture Tecniche».

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