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Torna l’alluminio in Sardegna e sarà green. Così rinasce…

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Torna l’alluminio in Sardegna e sarà green. Così rinasce l’ex Alcoa

foto Ansa
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Il primo lingotto in alluminio targato Sider Alloys potrebbe essere prodotto entro ottobre 2019. Nella fabbrica alimentata da energia green. Perché una delle novità dello smelter d’alluminio ex Alcoa potrebbe essere proprio la fornitura proveniente dalle rinnovabili. Nel frattempo dovranno essere portati avanti tutti gli interventi per rimettere in marcia gli impianti e far rientrare in servizio i lavoratori. Questi gli obiettivi che si è posto il management dell’azienda svizzera per la fabbrica di alluminio primario di Portovesme, ferma dal 2012.

È questo il programma illustrato nel corso dell’incontro al Mise (il ministero dello Sviluppo economico) cui hanno partecipato, oltre ai dirigenti dell’azienda metallurgica che ha rilevato lo smelter di alluminio di Portovesme dall’Alcoa, anche i sindacati e i rappresentanti di Invitalia. Il traguardo di fine 2019 però deve fare i conti con alcuni altri ostacoli da superare. Uno fra tutti quello che riguarda il processo di revamping degli impianti. Un lavoro che Sider Alloys deve ancora assegnare all’azienda che dovrà occuparsi di rimettere in marcia sia la fonderia sia l’area dell’elettrolisi.

In corsa dovrebbe esserci un gruppo cinese che, fanno sapere da Sider Alloys, «prevede l’impiego di tecnologia all’avanguardia». Sul nome (in passato si è parlato della Chinalco) dal management c’è uno stretto riserbo perché la trattativa non è stata ancora completata. Una svolta dovrebbe arrivare anche dal fronte energetico: è in corso una trattativa per la fornitura di energia prodotta dalle rinnovabili.
Nel frattempo, comunque l’azienda madre ha proceduto all’assunzione diretta di alcune figure mentre è stata costituita un’azienda a totale controllo Sider Alloys, per portare avanti le manutenzioni interne. Una sorta di service in grado di garantire manutenzioni e altri interventi di assistenza. Il programma complessivo (il contratto è in esecuzione e sono stati erogati 25 milioni di euro), che prevede investimenti per circa 135 milioni di euro (circa 8 milioni a fondo perduto, 84 finanziati con tasso agevolato, 20 stanziati dall’Alcoa e il resto messo a disposizione dal nuovo proprietario) prevede l’inserimento di 370 lavoratori diretti e circa 70 a contratto, con la variabile di altri 50 (nel caso venisse riavviata la fabbrica degli snodi) e l’obiettivo di una produzione di 145 mila tonnellate l’anno.

«L’occupazione totale, compreso l’indotto, vale circa 1.300 posti di lavoro – dice Salvatore Cherchi coordinatore del Piano Sulcis per la Regione Sardegna – si attende che l’azienda prenda le ultime decisioni e decolli il revamping». Cauti i sindacati che guardano alle prossime scadenze con preoccupazione: «Sino a oggi sono state fatte diverse assunzioni – commenta Rino Barca, responsabile metalmeccanici Cisl e delegato a seguire la vicenda – ma restano ancora da risolvere i problemi legati agli ammortizzatori sociali che scadranno». Entro la prima metà di dicembre ci sarà l’assemblea dei soci dell’azienda per la definizione dell’ingresso di Invitalia. Il passaggio che apre poi la strada all’ingresso dei lavoratori nella compagine azionaria con l’associazione.

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