Economia

Mano pesante di Agcom su Tim e Wind Tre, nuove multe sui 28 giorni

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fatturazione contestata

Mano pesante di Agcom su Tim e Wind Tre, nuove multe sui 28 giorni

Agcom interviene con la mano pesante su Tim e Wind Tre. E il nodo del contendere è sempre quello delle fatturazioni a 28 giorni introdotte dal 2016 e “bandite” da Agcom nel 2017. A conti fatti alle due compagnie telefoniche sono state comminate sanzioni per complessivi 2,4 milioni di euro circa. Lo si legge sul sito dell’Autorità. Tim è stata sanzionata in due delibere, una per 464mila euro e la seconda per 1,044 milioni di euro (per un totale di circa un milione e mezzo), mentre a Wind Tre è stata comminata una multa da 870mila euro.

Il tema è quella della mancata trasparenza nelle comunicazioni alla clientela. E ora sulla vicenda si avvicina il vero scoglio. Perché c’è da capire cosa faranno entro il 31 dicembre le compagnie telefoniche interessate dalla vicenda complessiva dei 28 giorni (Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb). Sono in ballo milioni di euro con le “misure ripristinatorie” con cui Agcom ha stabilito che gli utenti devono essere rimborsati per quello che hanno versato nelle casse di queste quattro compagnie telefoniche da quando le stesse telco hanno deciso di passare alla fatturazione a 28 giorni, anziché mensili. Il tutto garantendosi una mensilità aggiuntiva (ribattezzata ironicamente la 13esima) e un aumento dell’8,6%.

Breve cronistoria: a marzo 2017 con la delibera 121/17/CONS Agcom è intervenuta per vietare la fatturazione a 28 giorni nelle offerte sul fisso e convergenti. La delibera dava 90 giorni per mettersi in regola, passati invano. A dicembre l’Autorità interviene per multare le compagnie imponendo loro anche lo storno delle somme tratte dai giorni “erosi” rispetto alla fatturazione che sarebbe dovuta tornare mensile dal 23 giugno 2017. Intanto una legge nazionale da fine dello scorso anno ha messo sostanzialmente fuori gioco le fatturazioni a 28 giorni, con obbligo per le compagnie – che nel frattempo avevano fatto ricorso al Tar ed erano pronte a mantenere i 28 giorni fino a sentenza del Tar – di tornare alla fatturazione mensile in un periodo compreso fra il 24 marzo e il 5 aprile.

A intervenire nel frattempo è l’Antritrust con un provvedimento cautelare del 21 marzo poi confermato con cui ha intimato alle 4 compagnie telefoniche di bloccare gli aumenti che nel frattempo erano diventati operativi. In sostanza le telco avevano deciso di tornare alle fatturazioni mensili, ma mantenendo il livello di prezzo già “acquisito” con il passaggio ai 28 giorni, garantendosi quindi prezzi saliti dell’8,6 per cento. Antitrust interviene così per bloccare, non indica la tariffa ma ritiene che ognuno debba rimodulare le proprie tariffe, indipendentemente dagli altri.

Cosa che viene fatta con gli operatori in ordine sparso (Vodafone ad esempio azzerò l’aumento) e che, nella sostanza, porta ora alle delibere Agcom contro Tim e Wind Tre accusate e sanzionate per non aver comunicato in maniera corretta e trasparente i nuovi prezzi e le modalità di recesso. Che secondo Agcom erano presentati come sconto, essedo dall’altra parte uno sconto, ma rispetto a un aumento precedentemente applicato. Un cambiamento - e relative comunicazioni – avvenuti dopo che la rimodulazione era stata resa necessaria dall’intervento dell’Autorità Antitrust.

Sullo sfondo restano due nodi non da poco. Da una parte l’indagine Antitrust sull’esistenza di un presunto cartello fra le quattro compagnie telefoniche per restare tutte sul +8,6% di prezzo annuo. E le multe sarebbero salatissime. Dall’altra parte c’è la questione “rimborsi”. Il Tar ha cancellato le prime multe (quelle da 1,160 milioni ciascuno), ma non le misure ripristinatorie stabilite da Agcom. Lì si annida un possibile compo da centinaia di milioni. Vero è che la stessa Agcom ha stabilito, volendolo spiegare in estrema sintesi, che possono esserci misure diverse dallo sconto in bolletta se concordate con il cliente. Ma ancora non si sa nulla di pubblico, lato compagnie telefoniche, né sui rimborsi in bolletta né su altre forme di compensazione.

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