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Per Fca svolta green senza capitali

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l’analisi

Per Fca svolta green senza capitali

(Epa)
(Epa)

Ogni impresa è un organismo complesso, gli stabilimenti non sono degli atomi separati e distinti da tutto il resto. Quanto accade in essi è il risultato della conformazione strategica e della fisiologia tecno-industriale del gruppo a cui appartengono, oltre che delle scelte degli azionisti di controllo. Ieri la Fca ha assegnato agli impianti i nomi dei modelli e ha definito il budget - 5 miliardi di euro - per il nostro Paese. Nei prossimi mesi - mano a mano che il progetto illustrato da Manley e Gorlier ai sindacati prenderà forma - si capirà la sua reale consistenza negli equilibri territoriali e occupazionali: la Fiat 500 elettrica a Torino, con la sua caratura innovativamente chic ma con numeri che non potranno essere ciclopici, sarà sufficiente per risvegliare un indotto che sperimenta una crisi profonda?

Quali saranno i tempi per la realizzazione del modello Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco? Queste sono soltanto due delle questioni di un piano che ha il pregio di conservare l'impostazione di Marchionne di una Italia adoperata come base produttiva anche per il marchio Jeep, sia per il mercato americano (la Renegade) sia per il mercato europeo (sempre la Renegade, ma soprattutto la Compass di Melfi). Il vero nodo del piano annunciato è l'elettrificazione. La criticità del piano sta proprio nel contesto strategico in cui le singole scelte si calano. Il contesto è quello di una Fca che ha un gap tecnologico strutturale significativo rispetto ai concorrenti.

La Fca nasce dalla fusione fra due aziende povere, la Fiat semifallita del 2004 e la Chrysler fallita del 2009. Dunque, è naturale che - oltre all'indebitamento - l'altra incognita sia sempre stata l'innovazione, sia quella di base - per cui occorrono sedimentazioni e cicli di investimento decennali - sia quella disruptive (i motori a combustione alternativa e la guida autonoma), per la quale occorrono capitali finanziari e risorse manageriali di cui l'impresa è stata (ed è) sprovvista. Poco male. Il vero problema è, però, che l'intero programma di elettrificazione dovrà avvenire in un gruppo che ha appena venduto Magneti Marelli. Inoltre, emerge anche l'ipotesi di cedere Comau, ossia i macchinari più sofisticati.

Fare auto è una cosa complessa. Basti pensare ai ritardi sperimentati e alle risorse bruciate da Alfa Romeo fra il 2014 e il 2016, perché qui da noi non esistevano più competenze, conoscenze e strutture in grado di progettare e produrre macchine di fascia alta. Magneti Marelli e - forse - Comau: il cuore tecnologico espiantato dal corpo manifatturiero italiano della Fca. Tutto questo non aiuterà il salto tecnologico degli stabilimenti e dei prodotti di Fca in Italia. Che, non a caso, rinvia l'uscita dal caro vecchio diesel.

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